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Il silenzio dell’Europa su un cittadino danese all’ergastolo in Bahrein

Nel marzo 2021 e nel dicembre 2022 il Parlamento Ue aveva adottato risoluzioni di condanna nei confronti delle violazioni dei diritti umani in Bahrein, ma la Commissione le sta completamente ignorando
Il silenzio dell’Europa su un cittadino danese all’ergastolo in Bahrein
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Da un anno e mezzo Abduladi al-Khawaja, tra i più noti difensori dei diritti umani del Bahrein, condannato all’ergastolo nel 2012 per aver denunciato la repressione delle proteste dell’anno prima, non può effettuare videochiamate coi suoi familiari. La madre è in cattive condizioni di salute, come del resto lo stesso prigioniero; due figlie e tre nipoti vivono in Danimarca, stato di cui la famiglia al-Khawaja ha il passaporto.

Al-Khawaja continua a protestare contro questo divieto crudele, anche attraverso scioperi della fame che non fanno che peggiorare la sua situazione psicofisica.

Il 13 luglio l’Unione europea e il Bahrein hanno annunciato l’avvio di negoziati per un Accordo di partnership strategica. A ottobre si svolgerà in Arabia Saudita il secondo vertice tra l’Unione europea e il Consiglio di cooperazione degli stati del Golfo, di cui fa parte anche il Bahrein. Potrebbe essere una buona occasione per subordinare tale cooperazione al rispetto dei diritti umani. Ancora più concretamente, l’Unione europea potrebbe chiedere la scarcerazione di un suo cittadino ingiustamente in carcere da 15 anni con la prospettiva di non uscirne vivo.

Nel marzo 2021 e nel dicembre 2022 il Parlamento europeo aveva adottato a stragrande maggioranza risoluzioni di condanna nei confronti delle violazioni dei diritti umani in Bahrein, sollecitando espressamente “la scarcerazione immediata e incondizionata di Abdulhadi al-Khawaja”. La Commissione europea le sta completamente ignorando.

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