Terremoto in Colombia, sistema sanitario a rischio collasso. Crolla quasi un terzo dell’ospedale di Cali: “Una vittima e dieci persone sotto le macerie”
L’ospedale universitario del Valle “Evaristo García” (Cali) vive “un dramma nel dramma”, dice il suo direttore, Irne Torres, ai microfoni di Radio Caracol, sottolineando che il 30% della struttura è collassato. I danni – spiega il direttore – si concentrano “soprattutto nell’area di pediatria e di terapia intensiva”. Subito dopo il terremoto di magnitudo 7,4 (con epicentro in Chocò) che lunedì ha colpito l’ovest della Colombia, l’ospedale conta “dieci persone bloccate sotto le macerie” e “almeno una vittima”, secondo il direttore.
L’ala interessata al crollo riguarda tre piani del blocco 2 dove appunto si concentrano i settori di pediatria, medicina interna e neonatologia, la cui totalità di pazienti è stata evacuata. Del resto è corsa contro il tempo con le operazioni di soccorso – supportate da Croce Rossa e Protezione civile – al fine di estrarre pazienti (tra cui diversi minori), personale medico e visitatori intrappolati sotto le macerie. La direzione ospedaliera ha attivato tutti i protocolli di emergenza evacuando i pazienti nel giardino della struttura, quelli meno gravi sono in parcheggi e palestre come misura preventiva di fronte al timore di future scosse. “Non possiamo riceverne altri – spiega Torres -. E abbiamo bisogno di sangue intero”.
È stata colpita anche una sede decentrata dell’ospedale universitario nella località di Cartago, nelle vicinanze dell’epicentro del sisma a San José del Palmar (Chocó). “Anche lì ci dicono sia crollata una parte dell’edificio”, conferma il direttore. A sua volta Dilian Francisca Toro, governatrice del Valle del Cauca, ha parlato di “almeno cinque pazienti dell’unità di terapia intensiva” bloccati sotto l’edificio. L’ospedale universitario è la struttura pubblica più grande della Valle del Cauca, con oltre seicento posti letto e circa 150 barelle nell’area del Pronto soccorso.
L’emergenza si estende almeno a sette strutture sanitarie, incluse le cliniche “Nuestra Señora del Rosario”, Valle Salud Cali e Urgencias Pasoancho. In mezzo alla disperazione gli stessi medici ricorrono ai social chiedendo aiuto all’intera comunità. “Tutte le persone che possano venire a dare una mano si avvicinino alla clinica Valle Salud – è l’appello lanciato su Instagram dal dottore Juan Gallego qualche minuto dopo il sisma -. Ho molti pazienti in terapia intensiva intrappolati: abbiamo bisogno di tirarli fuori, l’ospedale è crollato”.
Altre strutture private, come Fundación Valle del Lili – la cui infrastruttura non ha subito grossi danni – rilevano una saturazione di tutti i loro servizi dopo aver ricevuto 84 pazienti colpiti dal sisma, tra cui 15 bambini (6 di loro in condizioni critiche e una donna, 40enne, giunta nella struttura senza segni di vita). Rinviate invece tutti gli appuntamenti e servizi non prioritari.
In risposta all’emergenza la Segreteria sanitaria di Cali ha dichiarato “allerta rossa” ospedaliera, dirottando tutte le urgenze nei centri medici che si trovano fuori città. In alcuni casi, medici e pazienti cercano di rispondere ai casi più urgenti dentro le ambulanze. “Man mano che riceviamo dei pazienti proviamo a soccorrerli nelle vetture – ha detto Yolanda Figueroa, della rete di emergenze di Cali -. Gli autisti si sono mostrati disponibili”. In queste ore difficili – ha aggiunto l’infermiera – il personale sanitario agisce con “vocazione di servizio” e “amore verso il prossimo” come “parte di un’unica squadra”. Il sindaco di Cali, Alejandro Eder, ha chiesto aiuto e rinforzi ai suoi pari di Bogotà e Medellín, che hanno provveduto all’invio di soccorritori e altro personale altamente specializzato.
L’evoluzione della crisi è sotto la lente del Ministero della Salute, la cui titolare Ana María Vesga sottolinea: “La priorità è salvare vite, garantire l’attenzione continua dei pazienti evacuati e stabilizzare la rete ospedaliera di Valle del Cauca“. Vesga assicura che “tutto il talento umano e le risorse sanitarie si stanno mobilitando per rispondere nell’immediato a questa contingenza”. Scende in campo anche l’Associazione colombiana di ospedali e cliniche che lunedì, durante la riunione convocata d’urgenza a Bogotà, ha consegnato nelle mani del presidente Abelardo De La Espriella un documento con dieci proposte urgenti al fine di “evitare il collasso finanziario e operativo del sistema sanitario in mezzo all’emergenza”. E i punti vanno dallo “stanziamento urgente di risorse pubbliche” a ospedali pubblici e privati all’assegnazione di “fondi straordinari” per ricostruire 18 strutture sanitarie colpite dal sisma.