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Sanzioni contro la Russia, l’Ue trova l’accordo politico: rinnovate per 3 anni, “salvati” gli oligarchi Usmanov e Fridman. Ucraina furiosa: “Decisione vergognosa”

L'intesa al Coreper sulle misure, che sarebbero scadute a mezzanotte, è arrivata in extremis con un "difficile compromesso" e con l'astensione della Lettonia. Che si riserva il diritto di imporre sanzioni nazionali
Sanzioni contro la Russia, l’Ue trova l’accordo politico: rinnovate per 3 anni, “salvati” gli oligarchi Usmanov e Fridman. Ucraina furiosa: “Decisione vergognosa”
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L’intesa è arrivata in extremis, ma è arrivata. I Paesi dell’Ue hanno raggiunto un accordo per rinnovare le sanzioni alla Russia. Lo ha reso noto un portavoce della presidenza irlandese parlando di “difficile compromesso“. L’accordo prevede una proroga del regime per 36 mesi, fino al 22 settembre 2029. Le misure restrittive continueranno ad applicarsi a quasi 3.000 persone ed entità, e molte altre sono in procinto di essere incluse. Finora, gli elenchi sono stati riesaminati e valutati ogni sei mesi: la decisione odierna di rinnovare il regime per 36 mesi – viene spiegato – “rafforza la durata e la prevedibilità del quadro sanzionatorio dell’Ue”. Dal regime sono stati esclusi i due oligarchi Alisher Usmanov e Michail Fridman. A tal proposito la Lettonia ha reso noto di aver incaricato il ministero degli Affari Esteri di “preparare immediatamente una proposta, una giustificazione legale e la necessaria bozza di legge affinché la Lettonia possa imporre sanzioni nazionali contro Usmanov e Fridman”.

“Nel corso dell’intero processo di negoziazione con i leader degli Stati membri dell’Ue – ha spiegato il primo ministro Andris Kulbergs -, la Lettonia si è opposta alla rimozione dalla lista delle sanzioni individuali” dei due oligarchi ed “è stata l’unico Stato membro dell’Ue a farlo fino all’ultimo”. “È stata una posizione moralmente corretta, e i nostri alleati in Ucraina l’hanno apprezzata”, sottolinea. Alla fine il Paese si è astenuto, per non bloccare il rinnovo delle misure. “Non si trattava di una scelta tra una soluzione buona e una cattiva, ma tra una cattiva e una molto peggiore: la possibilità di scegliere tra il cambiamento di status di due persone e il futuro dell’intero regime sanzionatorio, che riguarda oltre 2.600 persone ed entità legate all’aggressione russa”, ha proseguito Kulbergs. A ogni modo, con l’accordo si è ottenuto “un risultato più vantaggioso nel lungo termine per la Lettonia, l’Ucraina e l’Europa”, evidenzia il premier, che ha la necessità di presentare il risultato in termini positivi perché sarà il candidato ufficiale alla carica di capo del governo per la coalizione centrista Lista Unita alle elezioni parlamentari previste in Lettonia per il 3 ottobre.

Durissima la reazione dell’Ucraina. “La decisione di rimuovere Usmanov e Fridman nell’elenco delle persone soggette a sanzioni è vergognosa e ingiustificabile. Mosca sta festeggiando perché ha ottenuto ciò che voleva: un senso di impunità, l’umiliazione dell’Ue e la divisione tra gli europei”, ha scritto su X il ministro degli Esteri Andrii Sybiha. “Ma c’è ancora un modo per rovinare i festeggiamenti a Mosca: esorto tutti gli Stati membri dell’Ue ad annunciare subito che imporranno le proprie sanzioni nazionali nei confronti di questi due individui”.

La procedura scritta, che inizialmente sarebbe dovuta terminare alle 20 di ieri, è stata prorogata fino alle 14 e poi alle 17 di oggi. Ieri era stato raggiunto un accordo che prevedeva da un lato il rinnovo delle sanzioni per tre anni, anziché uno, e dall’altro lato il depennamento dalle liste dei due oligarchi. La rimozione dalle liste di Usmanov era sostenuta dalla Slovacchia e dalla Francia, la quale ha invocato ragioni di sicurezza nazionale (faciliterebbe il rilascio di cittadini francesi in carcere in Azerbaigian); quella di Fridman dal Lussemburgo, contro il quale l’oligarca ha intentato una causa chiedendo un risarcimento danni di circa 16 miliardi di dollari.

I negoziati, spiegano fonti vicine al dossier, si erano interrotti nella notte. A tenere banco, per Riga, più che il nodo di Usmanov era quello legato al miliardario Fridman. A pesare, inoltre è anche la situazione del suo socio in affari Petr Aven, con doppia cittadinanza russo-lettone. Si tratta dei principali azionisti del conglomerato Alfa Group, che comprende la principale banca privata russa, Alfa Bank, e il più grande operatore della grande distribuzione alimentare del Paese, X5 Retail Group. Riga – che tra l’altro andrà al voto il 3 ottobre, dato politico non marginale per il negoziato in corso – si era già rivolta alla giustizia europea dopo che la Corte del Lussemburgo aveva accolto il ricorso di Fridman e Aven contro le sanzioni imposte ai due miliardari tra il 2022 e il 2023. Nell’aprile 2024 la Corte di Giustizia aveva infatti stabilito che l’Ue non avesse presentato prove sufficienti per dimostrare il sostegno di Fridman e Aven alle azioni o alle politiche del Cremlino contro l’Ucraina. La Lettonia aveva però impugnato la decisione, chiedendo che entrambi restassero nella lista dei sanzionati.

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