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Incendi in Amazzonia, mai così pochi da 40 anni. Così Lula è riuscito a ridurre la deforestazione e fermare l’impennata voluta da Bolsonaro

Nel 2025 si è registrata la più piccola superficie bruciata degli ultimi 41 anni, con 3,1 milioni di ettari andati in fumo rispetto ai 15,8 milioni di ettari bruciati nel 2024. All'inizio del suo mandato il presidente brasiliano Luis Inacio Lula da Silva aveva dichiarato che “l'obiettivo era azzerare la deforestazione dell’Amazzonia”
Incendi in Amazzonia, mai così pochi da 40 anni. Così Lula è riuscito a ridurre la deforestazione e fermare l’impennata voluta da Bolsonaro
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Nel corso del 2025 il Brasile ha ottenuto risultati significativi nel contrasto agli incendi boschivi che devastano la biosfera del Paese e mettono a rischio la sopravvivenza della fauna e della flora locali. In Amazzonia si è registrata la più piccola superficie bruciata degli ultimi 41 anni, con 3,1 milioni di ettari andati in fumo rispetto ai 15,8 milioni di ettari bruciati nel 2024. Nel resto del Paese la situazione è altrettanto incoraggiante. I 12,7 milioni di ettari di superficie territoriale colpiti dagli incendi sono il 31% in meno della media storica degli ultimi quattro decenni.

Il Pantanal, la zona umida più grande al mondo che si estende tra Brasile, Bolivia e Paraguay, ha fatto registrare la percentuale di superficie bruciata più bassa della serie storica ed anche la regione del Cerrado, pur segnata dagli incendi, ha visto una riduzione dei territori andati in fumo. A certificare i miglioramenti è stato il rapporto annuale sugli incendi pubblicato da MapBiomas, riportato da Vatican News, che si occupa di monitorare l’estensione annua della superficie territoriale bruciata con l’ausilio di immagini satellitari. Vera Arruda, ricercatrice presso l’Amazon Environmental Research Institute (IPAM) e coordinatrice di MapBiomas, ha dichiarato alla Bbc che “i dati del 2025 sono significativi e mostrano che è possibile bruciare la superficie incendiata del Paese” ma anche affermato che “il calo del 31 per cento rispetto alla media storica, dovuto in prima battuta al più basso numero di incendi registrati in Amazzonia negli ultimi 41 anni, è una notizia positiva ma non ci permette di trarre la conclusione che si tratti di un trend consolidato e nemmeno di ridurre le misure preventive”. MapBiomas ha reso noto che il fenomeno climatico di El Niño, che si sta formando nell’Oceano Pacifico e che influirà sul clima mondiale provocando un aumento delle temperature, potrebbe prolungare la stagione secca del 2026 ed aumentare il rischio di incendi.

Il tema della protezione dell’Amazzonia, che insieme ad altre grandi aree verdi contribuisce ad assorbire le emissioni di gas serra e contenere la crescita delle temperature, ha un’importante rilevanza politica in Brasile. Il Presidente Luis Inacio Lula da Silva aveva dichiarato appena entrato in carica il 1 gennaio 2023, come riportato dalla Bbc, che “il nostro obiettivo è azzerare la deforestazione dell’Amazzonia” e che avrebbe arrestato la tendenza negativa consolidatasi durante
la presidenza di Jair Bolsonaro, che aveva espresso la volontà di favorire una crescita delle attività agricole e minerarie in Amazzonia per accelerarne lo sviluppo economico. Bolsonaro, schierato su posizioni di destra radicale, si è opposto a più riprese alle politiche ambientaliste ed ha espresso scetticismo nei confronti del cambiamento climatico. Nel terzo anno del suo mandato il tasso di deforestazione dell’Amazzonia era cresciuto del 75% rispetto agli anni precedenti. Lula, leader della sinistra brasiliana, è più vicino ai movimenti ecologisti ed ha posizioni diametralmente opposte a quelle di Bolsonaro in più ambiti. Recentemente è stato, però, contestato dai movimenti ambientalisti per la decisione di autorizzare trivellazioni esplorative alla ricerca di giacimenti petroliferi alla foce del Rio delle Amazzoni.

I dati storici sulla deforestazione dell’Amazzonia, analizzati in una ricerca dell’Amazon Network of Georeferenced Socio-Environmental Information (RAISG), indicano che tra il 2001 ed il 2020 quest’area ha perso 54.2 milioni di ettari di foreste, una superficie pari territoriale pari a quella della Francia. L’Amazzonia brasiliana è stata la più colpita da questo fenomeno con Bolivia, Perù e Colombia in posizione più defilata. Il picco di deforestazione annua nel XXI secolo è stato raggiunto nel 2003, con poco meno di 5 milioni di aree verdi perse, mentre la successiva implementazione di politiche di tutela ambientale ha ridotto la portata del fenomeno che, nel 2012, ha coinvolto 1,72 milioni di ettari di superficie territoriale. In seguito i dati hanno mostrato oscillazioni relativamente modeste per tornare a crescere in maniera significativa in seguito all’elezione di Bolsonaro nel 2019 e ridimensionarsi dopo la vittoria alle presidenziali di Lula.

Quanto emerge dall’analisi dei dati indica che il fenomeno della deforestazione amazzonica rappresenta una costante, soggetta a variazioni più o meno ampie dovute a eventi climatici o politici, che anche negli anni in cui viene contrastata con più efficacia porta comunque alla perdita di milioni di ettari di foreste. L’Amazzonia ha un’enorme estensione territoriale ed è difficile esercitare un controllo efficace sulla sua superficie che riesca a proteggerla costantemente dai tanti interessi economici che puntano a distruggerla per ricavarne profitti. La sopravvivenza di questo patrimonio globale richiede un cambio di mentalità e degli sforzi ancora più efficaci, magari coordinati dalla comunità internazionale, in grado di invertire del tutto una tendenza pericolosa è radicata.

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