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I sacerdoti della diocesi di Crema: “Episodi di violenza in città? Manca un reale investimento su giovani e integrazione”

La riflessione sugli ultimi casi di cronaca nera: "Manca una risposta alle situazioni più complesse. È arrivato il momento di fare ciascuno la propria parte ma condividendo un obiettivo comune”
I sacerdoti della diocesi di Crema: “Episodi di violenza in città? Manca un reale investimento su giovani e integrazione”
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“Manca un reale investimento sui giovani, sull’integrazione. I Comuni non riescono a prendersi cura veramente dei soggetti più fragili. Gli episodi di violenza che si sono registrati sul nostro territorio sono la conseguenza di una reale mancanza di presa in carico dei problemi”. A fare questa riflessione, per ilfattoquotidiano.it, sono alcuni dei sacerdoti più impegnati nella diocesi di Crema, città dove nell’ultimo mese si sono registrati due accoltellamenti. Ma non solo. Il 12 luglio scorso e nel mese di aprile, due giovani migranti sono stati ammazzati per strada da coetanei. Gli inquirenti parlano di faida tra bande rivali per il controllo del mercato dello spaccio. Il sindaco Fabio Bergamaschi ha chiesto più forze dell’ordine ed è stato accontentato con puntuali retate nei quartieri di periferia e appostamenti. Ma cosa sta accadendo in città? Perché improvvisamente questa sonnacchiosa realtà di provincia, resa famosa dal film di Luca Guadagnino Chiamami col tuo nome, si è svegliata con un nuovo volto?

A dare una lettura approfondita sono i sacerdoti più giovani e quelli che si occupano da sempre di fragilità. Preti che stanno con i ragazzi, che conoscono bene il territorio. “La squadra del Crema Nuova su 18 giocatori ha 15 ragazzi migranti. In una quarta elementare ci sono metà degli alunni con genitori italiani e l’altro 50% con mamme e papà che arrivano da altri Paesi. Parliamo di integrazione ma ci illudiamo che sia solo un riconoscimento di diritti”, spiega don Emanuele Barbieri, vicario pastorale della Curia e parroco. “Quanto accaduto rivela un gap sulla questione dell’immigrazione. I luoghi di aggregazione ci sono. Come oratori lombardi ci siamo più volte interrogati sull’accoglienza dei ragazzi stranieri e spesso siamo un luogo di condivisione. Manca, tuttavia, una risposta alle situazioni più complesse che sono comuni alle famiglie italiane. È arrivato il momento di fare ciascuno la propria parte ma condividendo un obiettivo comune”.

Don Alessandro Vanelli, 35 anni, è a contatto con i ragazzi ogni giorno: “I più giovani, a seguito degli atti violenti accaduti, si sono resi conto che ciò che leggevano sui giornali o sui social ora li riguarda da vicino. Non possiamo fare delle letture superficiali di fronte a fenomeni complessi ma è chiaro che negli adolescenti di ogni etnia c’è un’incapacità a vivere il conflitto”.

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