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Record negativi e flussi sotto il “minimo vitale”: la siccità asciuga fiumi e laghi del Centro e Nord Italia

Dal principale fiume italiano agli altri corsi e laghi del Nord e del Centro, l'Italia affronta una crisi idrica senza precedenti: i dati dell'Osservatorio Anbi fanno paura. Al Sud va meglio
Record negativi e flussi sotto il “minimo vitale”: la siccità asciuga fiumi e laghi del Centro e Nord Italia
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“Siccità severa”. Dal fiume Po ai laghi del Nord e del Centro Italia, è allarme per la carenza di acqua. Le ripetute ondate di calore e la scarsità di pioggia stanno mettendo a serio rischio le riserve idriche del Paese in quella che verrà ricordata come una delle estati più difficili degli ultimi tempi. L’allarme è contenuto nell’ultimo report dell’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche. Uno scenario a tratti drammatico per il combinato di temperature elevate e assenza di precipitazioni. E a essere colpita non è una sola area del Paese, ma sue larghe porzioni.

In Valle d’Aosta cresce la portata della Dora Baltea ma, lo scorso mese, le precipitazioni nella regione sono state del 37% più scarse della media e le temperature di 3° oltre la norma. Sul Piemonte, a luglio, è piovuto il 54% in meno (il bilancio dell’anno idrologico è finora -27% di pioggia), mentre le temperature sono state mediamente di 3° superiori alla norma, segnando addirittura un record assoluto nel Piemonte Settentrionale (+3,3°). A fine mese, nella regione, le riserve idriche erano del 62% più scarse della media, valore che arriva a ben -79% nel Piemonte settentrionale. Una situazione di totale emergenza, con ripercussioni a catena.

A risentirne sono stati anche i fiumi, le cui portate si sono ridotte ai minimi storici, toccando -90% per il Tanaro e -83% per la Varaita. In Lombardia, la riserva idrica media di questo periodo è di 1.623 milioni di metri cubi ma a oggi se ne contano solamente 798,5: meno della metà. Sono ormai quasi esauriti i volumi idrici trattenuti nei grandi laghi settentrionali, tutti largamente sotto media: Verbano è al 6,7% di riempimento, Lario al 5,9%, Iseo al 5,7%. Solo il Benaco conserva ancora il 50% della propria capacità.

L’immagine del Nord in sofferenza idrica è ben rappresentata dalle spiagge nel letto del Po, che al pari di altri grandi fiumi europei, registra flussi ai minimi storici: -80% in Piemonte (Isola S.Antonio), -74% in Lombardia (Cremona) ed Emilia-Romagna (Pontelagoscuro). In Veneto, il mese di luglio è stato caratterizzato da episodi temporaleschi molto localizzati e di forte intensità. Una concentrazione che ha tamponato ma non azzerato il deficit pluviometrico, fermo al 9%.

L’accentuazione del regime torrentizio dei fiumi appenninici si fa evidente soprattutto in Emilia-Romagna, dove i flussi idrici sono condizionati dall’alternarsi di periodi asciutti e piogge violente. I volumi invasati nei bacini piacentini di Molato e Mignano hanno valori di riempimento pari a 8,9% per il primo e 19,6% per il secondo: sono i più bassi del più recente quinquennio. In Liguria sono in riduzione i flussi dei fiumi Entella e Vara. In Toscana tornano a scendere i livelli idrometrici dei fiumi con l’Ombrone, che spicca sempre per le “performances” negative: a Sasso d’Ombrone, la portata è di soli 1,37 metri cubi al secondo ed è inferiore sia alla media storica che al deflusso minimo vitale.

Nelle Marche crescono le altezze idrometriche dei fiumi Potenza e Nera, mentre le dighe trattengono 43,93 milioni di metri cubi d’acqua, vale a dire meno di quanto registrato in questo periodo nello scorso triennio. In Umbria, il lago Trasimeno, a Polvese, si abbassa di ulteriori 4 centimetri, arrivando ormai ad un soffio dal record negativo del recente sessantennio.

Analogo a quello del Trasimeno è l’andamento idrometrico dei laghi vulcanici nel Lazio: i bacini romani di Albano, Nemi e Bracciano si abbassano di 3 centimetri in una settimana, mentre i livelli degli specchi lacustri viterbesi di Vico e Bolsena si riducono rispettivamente di 4 e 5 centimetri. In Abruzzo, l’invaso di Penne contiene ancora 5,53 milioni di metri cubi d’acqua. In Campania sono in crescita le portate dei fiumi Volturno e Sele, mentre una sensibile riduzione dei flussi viene registrata nel Garigliano.

Nelle regioni meridionali, nonostante il clima torrido e l’intensificarsi dell’evapotraspirazione, l’attività irrigua e le erogazioni per l’uso potabile sono ancora pienamente garantite dagli stock idrici, immagazzinati nei serbatoi artificiali. In Basilicata, i principali bacini trattengono il 66% dei volumi autorizzati, nonostante in una settimana siano fuoriusciti oltre 13 milioni e mezzo di metri cubi. In Puglia – dove le precipitazioni sulla penisola salentina sono state, a luglio, oltre l’80% inferiori alla media – gli invasi a servizio della Capitanata contengono ancora circa il 52% della capacità complessiva a fronte di un’erogazione settimanale di quasi 12 milioni e mezzo di metri cubi.

Analoga, positiva condizione si registra in Sicilia, dove c’è il 59% d’acqua in più dell’anno scorso e gli invasi sono pieni almeno al 70%. In Sardegna grazie alle piogge vernino-primaverili ed i serbatoi contengono mediamente il 73,38% dell’acqua invasabile (fonte: Autorità di Bacino della Sardegna). Nel mese di luglio il Nord Ovest dell’isola, così come le zone interne, orientali e meridionali, hanno registrato un deficit pluviometrico anche superiore all’80% mentre, su Nord Est e Sud Ovest della Sardegna, le piogge sono state superiori alla media anche del 90%.

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