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No alle armi, fratture nel campo largo: i riformisti Pd alla Camera votano a favore dell’uso del fondo Safe

Pd-M5s-Avs avevano presentato una risoluzione unitaria contro la spesa militare. Alcuni deputati hanno votato in dissenso con il gruppo
No alle armi, fratture nel campo largo: i riformisti Pd alla Camera votano a favore dell’uso del fondo Safe
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Ancora terremoti nel campo largo e sui tentativi di trovare una posizione unitaria sul No alle armi. Dopo le tensioni dei giorni scorsi a distanza tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, oggi il fronte Pd-M5s-Avs era riuscito a trovareuna sorta di accordo su una risoluzione unitaria che diceva: No al riarmo, No alle spese assunte in sede Nato, No a nuove spese militari. Una posizione che ha fatto sobbalzare i riformisti dem che, anche se alla fine non si è votato tutto il testo per motivi di regolamento, ha fatto comunque sentire la sua contrarietà in Aula votando in dissenso con il partito.

I riformisti Pd (Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle, Virginio Merola, Nicola Carè e Piero Fassino) si sono astenuti sulla risoluzione di Azione, mentre si sono espressi a favore degli impegni contenuti nei testi di Più Europa e Iv che prevedono l’utilizzo del fondo Safe., ovvero lo strumento Ue che mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro in prestiti per gli investimenti comuni nella difesa.

La risoluzione (non votata) delle opposizioni

Le opposizioni hanno chiesto al governo di non utilizzare la clausola di salvaguardia europea per aumentare le spese militari. Nella risoluzione unitaria presentata alla Camera dopo le comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra impegnano l’esecutivo a destinare l’eventuale maggiore spazio di bilancio esclusivamente a interventi sociali ed energetici. Italia Viva non ha sottoscritto il documento, mentre i riformisti dem martedì sera hanno preso le distanze sostenendo di aver saputo del testo dalle agenzie di stampa e di considerarlo “non condivisibile“. Mercoledì mattina il senatore Filippo Sensi ha commentato: “Se la metteranno ai voti così noi non voteremo la risoluzione comune. Si parva licet componere magnis”.

Nel merito, la risoluzione chiede al governo di presentare una relazione che aggiorni il percorso della spesa netta e gli obiettivi programmatici di finanza pubblica, indicando entità e durata dell’eventuale deviazione dai vincoli europei e garantendo che le risorse siano destinate esclusivamente a misure sociali, sanitarie ed energetiche, “escludendo che le risorse disponibili siano destinate a impegni di spesa militare“.

Nelle premesse il documento va oltre, chiedendo di “riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato“, scongiurando ulteriori aumenti delle risorse destinate ai sistemi d’armamento e puntando invece “alla costruzione di una vera difesa comune europea”. Viene indicata come priorità una strategia che rafforzi la sovranità energetica, attraverso investimenti nelle fonti pulite, nelle reti e nelle infrastrutture energetiche.

Giorgetti alla Camera ha annunciato che il governo intende attivare la clausola di salvaguardia prevista dalle nuove regole fiscali europee, che nella sua massima estensione può garantire uno spazio di bilancio fino a circa 36 miliardi di euro nel triennio fino al 2028, di cui 14,4 miliardi per la sicurezza energetica e 21,7 miliardi per la difesa.

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