“Gli uomini sono più forti delle donne. È importante mantenere l’equità”: Sabalenka dice sì ai test genetici
“È molto importante mantenere l’equità nel nostro circuito“. Con queste parole Aryna Sabalenka ha preso posizione su uno dei temi più delicati che sta interessando il tennis femminile. Alla vigilia del WTA 1000 di Toronto, la numero 1 del mondo ha espresso il proprio sostegno alle nuove regole introdotte dalla WTA per stabilire l’idoneità alla categoria femminile, approvando il ricorso ai test genetici previsti dal nuovo protocollo.
La tennista bielorussa ha spiegato di condividere la scelta del circuito, ritenendola necessaria per preservare la parità competitiva. “È molto importante mantenere l’equità nel nostro circuito – ha spiegato -. È ovvio che, biologicamente, gli uomini sono molto più forti delle donne, quindi non mi sembrerebbe giusto che una donna gareggiasse contro un uomo“, ha dichiarato nel corso del media day del torneo canadese.
La leader del ranking WTA, reduce dalla delusione prima al Roland Garros (eliminata ai quarti) e poi a Wimbledon (dove è stata eliminata da Naomi Osaka agli ottavi di finale), ha inoltre sottolineato che, a suo avviso, il circuito avrebbe potuto affrontare la questione già in passato. Nonostante ciò, ha accolto con favore la nuova linea adottata dall’associazione: “Se vogliono metterci alla prova tutte, lo farò volentieri. È giusto, e manteniamolo così”.
Il cambiamento rappresenta una netta discontinuità rispetto al sistema utilizzato finora. In precedenza, infatti, l’idoneità era legata esclusivamente al rispetto di un limite nei livelli di testosterone, fissato sotto i 2,5 nmol/L per almeno 24 mesi. Il nuovo regolamento, invece, introduce un test genetico una tantum per verificare la presenza del gene SRY, associato al cromosoma Y. L’esame potrà essere effettuato tramite un campione di sangue, saliva o un semplice tampone.
L’obiettivo della WTA è quindi spostare il criterio di valutazione da un parametro esclusivamente ormonale a un accertamento genetico dell’idoneità alla categoria femminile. La decisione si basa sulle più recenti valutazioni scientifiche, secondo cui la sola riduzione del testosterone in età adulta non sarebbe sufficiente ad annullare alcuni vantaggi fisici acquisiti durante la pubertà maschile, come massa muscolare, densità ossea e capacità respiratoria.