“È il massimo come difensore, questo è un ricordo che mi porterò per tutta la vita”: quando Maradona chiese la maglia a Baresi
Ci sono i trofei, i ricordi di chi ci ha giocato contro e di chi ci ha giocato insieme, tutti i riconoscimenti ricevuti in carriera. Per raccontare la grandezza di Franco Baresi – morto a 66 anni la mattina del 31 luglio – ci sono diversi aneddoti e diverse testimonianze. Una, in particolare, però assume un significato diverso: è quella di Diego Armando Maradona, leggenda del calcio e considerato da tanti il miglior giocatore della storia, che in una vecchia intervista parlò di tutta la sua ammirazione per Franco Baresi dopo un Napoli–Milan dell’1 ottobre del 1989, finito 3-0 in favore del club napoletano.
A fine partita Maradona e Baresi si scambiarono le maglie su richiesta dell’argentino e il numero 10 del Napoli la indossò subito. Un giornalista gli chiese: “Diego, ogni volta che segni un gol, una maglia nuova?” e Maradona rispose in maniera diretta: “Questa è di un grandissimo giocatore. Io penso che Franco Baresi sia il massimo come difensore e questo è un ricordo che mi porterò per tutta la vita“, concluse l’attaccante argentino del Napoli. Una maglia – la numero 6 del capitano rossonero – che dopo il suo ritiro venne ritirata dal Milan: nessun altro calciatore potrà mai indossarla.
In una vecchia intervista Maradona raccontò anche quando incontrò Baresi per la prima volta nella sua carriera: “Il primo faccia a faccia con Baresi l’ho avuto l’8 settembre 1981 in una gara amichevole. In quella partita mi doveva marcare Battistini. In una circostanza saltai 3/4 di loro, stavo per entrare in area, ma arrivò Franco, e mi rubò la palla con una eleganza unica. Si girò verso Battistini e gli disse: ‘Si fa così… Ora ci penso io!!!'”, aveva raccontato Maradona. “Mi stette dietro per tutta la partita, e dal quel momento per me diventò dura. Io e Franco eravamo giovani, ma capii subito che quello non era uno qualsiasi. Lui insegnava il modo di muoversi in campo a tutta la difesa”.
Maradona aveva anche sottolineato la correttezza del difensore italiano, sempre pulito, elegante e corretto in un calcio in cui i forti venivano spesso annullati con calci e “gioco sporco” a palla lontana. “Mi ha fatto molti falli, ma mai per fare male. Alla fine era il primo a rendermi la mano per rialzarmi. In Italia non era sempre così. C’erano difensori che volevano annullarti solo con i calci. In campo ti insultavano, ti umiliavano, ma lui era diverso. Non abbiamo mai avuto un rapporto di amicizia, ma tra di noi c’è stato sempre rispetto”.