Istat: pil a +0,2% nel secondo trimestre e 1% anno su anno. Meloni esulta: “Continuate a sottovalutarci”. Ma l’industria è in flessione
L’economia italiana cresce un po’ più del previsto nel secondo trimestre del 2026, ma il motore continua a girare a basso regime. Secondo la stima preliminare diffusa dall’Istat, tra aprile e giugno il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% su base annua. Meglio delle attese degli analisti, che prevedevano una sostanziale stagnazione congiunturale e una crescita tendenziale attorno allo 0,7%. Il dato consente all’istituto di statistica di rivedere al rialzo la crescita acquisita per il 2026, che sale dallo 0,6 allo 0,8%. Ma dalla nota che accompagna i dati emerge “lieve rallentamento congiunturale” rispetto all’inizio dell’anno. E nel frattempo l’area euro nel suo complesso ha visto il pil destagionalizzato salire dello 0,4% e l’Ue dello 0,5%, in accelerazione sul primo trimestre.
Il governo coglie comunque la palla al balzo per rivendicare il risultato, con Giorgia Meloni che attacca chi “a sinistra tifava per il rallentamento dell’Italia” mentre “i fatti raccontano un’altra storia” (chiosa: “Continuate pure a sottovalutarci. Noi continueremo a lavorare e l’Italia continuerà a sorprendervi”) e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che festeggia la crescita “nonostante il contesto internazionale negativo”.
Dal lato dell’offerta, il contributo positivo arriva esclusivamente dai servizi, mentre il valore aggiunto registra una flessione sia nell’industria sia nell’agricoltura. Un’indicazione coerente con i segnali di debolezza arrivati negli ultimi mesi dal manifatturiero, alle prese con una domanda internazionale ancora incerta e tensioni commerciali che continuano a pesare sugli scambi. Anche la composizione della domanda conferma la lettura. La domanda interna, al netto delle scorte, ha fornito un contributo positivo alla crescita del Pil, mentre la componente estera netta ha avuto un effetto negativo. In altre parole, sono soprattutto consumi e investimenti domestici a sostenere l’attività economica, mentre il commercio con l’estero continua a rappresentare un freno.
Il dato allontana, almeno per ora, lo spettro di una fase di stagnazione. Ma senza un miglioramento del manifatturiero e della domanda estera è difficile immaginare un’accelerazione più robusta della crescita nella seconda parte dell’anno.