Riconoscimento facciale con l’Ai, il governo spinge per ampliare i poteri delle forze di polizia: primo blitz in Senato
Integrare i sistemi di videosorveglianza con tecnologie di riconoscimento facciale dopo un reato e, addirittura, raccogliere e memorizzare per sette giorni – quindi in maniera preventiva – i dati biometrici di tutte le persone che accedano a luoghi considerati a rischio di ordine pubblico e sicurezza (ad esempio piazze o strade dove si terranno manifestazioni o cortei). La destra punta, con uno schema di decreto legislativo, ad ampliare i poteri delle forze di polizia – in maniera significativa – sul riconoscimento facciale tramite l’intelligenza artificiale. E vuole farlo velocemente, tanto da avere sollecitato le commissioni di Camera e Senato a esprimere i pareri previsti al più presto. Va considerato che questi pareri saranno gli unici passaggi parlamentari richiesti per rendere valido l’atto del governo.
Il blitz in commissione
E il primo colpo di mano è arrivato mercoledì mattina: in commissione Politiche dell’Unione europea del Senato la maggioranza ha dato il via libera al testo che dovrebbe recepire il regolamento europeo. Un ok arrivato tra le dure proteste dei partiti di opposizione. Il senatore del Pd Filippo Sensi parla di “ennesima forzatura sui diritti e le libertà. Palazzo Chigi ordina, il Parlamento si piega”. Come sottolinea l’esponente dem “il riconoscimento facciale a strascico fa un passo avanti molto pericoloso” e rappresenta “un altro mattoncino per lo Stato di Polizia che verrà”. Tra l’altro Sensi accende i riflettori sull’iter parlamentare di una norma tanto rilevante: “Un parere elusivo per un tema enorme come il controllo con l’intelligenza artificiale della nostra sicurezza. Criticità enormi taciute, approfondimento soffocato, commissione usata come una clava sulle libertà dei cittadini”.
Le proteste delle opposizioni
Sulla stessa linea il Movimento 5 stelle. Il senatore Pietro Lorefice, capogruppo in commissione, ha abbandonato i lavori “per protestare” contro quella che definisce “una forzatura gravissima della maggioranza”. Con queste nuove norme sul riconoscimento facciale “si apre una deriva pericolosa e il Parlamento non può essere degradato a mera formalità”, sottolinea. Lorefice spiega che avevano “chiesto di attendere le audizioni già calendarizzate su un provvedimento che incide direttamente su diritti e libertà dei cittadini, ma si è scelto di tirare dritto. Un blitz che si è consumato nel silenzio dei commissari di Fratelli d’Italia Forza Italia, come sempre ‘garantisti a giorni alterni'”, conclude il capogruppo M5s in commissione. “Con questo provvedimento, si eccede nell’uso di strumenti estremamente invasivi destinati a incidere sui diritti fondamentali e sulle libertà personali dei cittadini. Proprio per questo è indispensabile prevedere garanzie rigorose, il controllo preventivo dell’autorità giudiziaria e il pieno rispetto dei principi di necessità e proporzionalità previsti dal diritto europeo”, dichiara Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd. “Con il nostro parere chiediamo di correggere le disposizioni che rischiano di aprire la strada a forme di sorveglianza generalizzata, incompatibili con i principi europei e con le garanzie costituzionali. Per strumenti così invasivi è essenziale assicurare il ruolo di garanzia della magistratura, prevedendo l’intervento di un’autorità giudiziaria indipendente per autorizzarne l’utilizzo, come richiesto anche dal quadro europeo. L’innovazione tecnologica è una grande opportunità, ma non può trasformarsi in uno strumento di compressione delle libertà personali o di arretramento dello Stato di diritto”, conclude Serracchiani.
Le novità e la raccolta “a strascico”
Al centro di tutto ci sono due norme molto controverse e che vanno molto oltre rispetto al regolamento europeo che il documento dovrebbe recepire. Ma cosa prevedono? Come riporta Repubblica, in alcuni casi gravi – come minacce imminenti di terrorismo o persone scomparse – le forze dell’ordine potranno essere autorizzare ad utilizzare dati biometrici raccolti con l’Ai con una “comunicazione, anche in forma orale” al pm. In questo modo non servirebbe l’ok del giudice per le indagini preliminari. Il testo prevede poi la possibilità di integrare con tecnologie di riconoscimento facciale i sistemi di videosorveglianza. Tutto questo a posteriori: cioè dopo un reato, durante le indagini su un soggetto indiziato, gli organi di polizia potranno farlo con l’autorizzazione di un “un’autorità giudiziaria designata dal questore”. Infine c’è l’ultimo aspetto, quello che i partiti di opposizione definiscono raccolta “a strascico”: in alcuni luoghi – esempio piazza e strade – se vi sono esigenze di ordine pubblico sarà permessa la raccolta preventiva e la memorizzazione per 7 giorni dei dati biometrici di tutte le persone che accedono. I registri informatici (log) non modificabili saranno mantenuti per cinque anni. In pratica chiunque passerà da lì, subirà la registrazione dei dati biometrici (come i tratti del viso e scansione dell’iride).
Le critiche: “Incompatibile con il regolamento europeo”
Dall’opposizione viene sottolineato che la raccolta preventiva “è incompatibile con il regolamento europeo” perché avviene “in modo non mirato, senza alcun collegamento con un reato”. Viene infatti spiegato che, in questo modo, “chiunque acceda a luoghi o eventi in relazione ai quali si registrano esigenze di ordine pubblico, come stadi, stazioni, piazze durante manifestazioni o concerti, vede i propri tratti biometrici acquisiti, elaborati e conservati per sette giorni in un archivio locale”. Così “si ammette la costituzione di un archivio di volti, orari e luoghi costruito in via anticipatoria su una platea indifferenziata di cittadini che non sono sospettati di alcunché”.
Fdi: “Impianto normativo equilibrato”
Critiche che vengono respinte dalle forze di governo: “Nelle osservazioni favorevoli approvate – spiega il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della commissione – è stato sottolineato l’esplicito richiamo alle garanzie previste dall’articolo 1 dello schema. L’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia dovrà quindi avvenire in coerenza con il Regolamento europeo, nel rispetto della Costituzione, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Sono inoltre richiamati i principi di proporzionalità, non discriminazione, sorveglianza umana e trasparenza. Anche l’articolo 13 – prosegue – conferma la compatibilità della disciplina nazionale con il quadro europeo, prevedendo specifiche garanzie per l’utilizzo dei sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale”. “L’impiego dei sistemi al di fuori dei casi previsti dalla legge – sottolinea ancora Terzi di Sant’Agata – comporta l’inutilizzabilità dei risultati e la loro cancellazione”. Per l’esponente meloniano “l’Italia sta quindi dando attuazione all’Artificial Intelligence Act attraverso un impianto normativo equilibrato, volto a consentire alle Forze di polizia di disporre di strumenti adeguati alle nuove sfide della sicurezza, garantendo al contempo la tutela delle libertà fondamentali dei cittadini. È questa la direzione indicata dal Governo con il decreto in esame”, conclude.