La rivolta di Maiorca contro il turismo di massa, 70mila in piazza: polemiche per le botte della polizia. Prezzi delle case alle stelle, quartieri come una mini-Germania: cosa c’è dietro la protesta
L’anno scorso alle Canarie, quest’anno alle Baleari. Le isole turistiche principali della Spagna sono diventate il fronte più caldo di una protesta sociale che cresce di stagione in stagione, quella dei residenti contro il modello economico su cui si basa da decenni l’industria turistica del Paese. Domenica, a Palma di Maiorca, decine di migliaia di persone hanno sfilato per le strade del centro storico in una delle manifestazioni anti-turismo più partecipate mai registrate sull’isola. La giornata, iniziata senza incidenti, si è chiusa con cariche della polizia e diversi feriti, riaprendo il dibattito nazionale sulla sostenibilità del modello turistico spagnolo.
Maiorca, come buona parte dell’arcipelago balearico, ha costruito la propria economia moderna quasi interamente sul turismo straniero, in particolare tedesco e britannico. A partire dagli anni Sessanta, la Germania Ovest ha scoperto nell’isola una meta ideale per le vacanze di massa: voli charter economici, hotel a basso costo lungo la costa, un clima mite tutto l’anno. Nel giro di pochi decenni Maiorca è diventata, nell’immaginario collettivo tedesco, quasi una regione tedesca d’oltremare, tanto che viene spesso chiamata, con una battuta diffusa in Germania, il “sedicesimo Land“. Interi quartieri di Palma, come la zona di Playa de Palma, sono cresciuti attorno a questa presenza costante, con ristoranti, giornali e servizi pensati per il pubblico germanofono.
Alle radici di una crisi: boom di prezzi di case e affitti
Questo legame, che per decenni ha portato ricchezza e occupazione, si è progressivamente trasformato in un problema strutturale. L’acquisto di immobili da parte di cittadini stranieri, unito alla diffusione degli affitti turistici brevi, ha fatto salire i prezzi delle case a un ritmo che il mercato del lavoro locale non riesce a sostenere. Secondo l’Istituto nazionale di statistica spagnolo (l’Ine), nel primo trimestre del 2026 il prezzo della vivienda libre nelle Baleari è aumentato del 13,6% su base annua, il rialzo più alto dal 2007; le abitazioni usate, le più richieste dagli acquirenti stranieri, sono salite addirittura del 15%. Le Baleari sono oggi la comunità autonoma con il prezzo al metro quadro più elevato di Spagna, circa 3.400 euro secondo l’agenzia immobiliare Gesvalt, quasi il doppio della media nazionale. Sul fronte degli affitti la situazione non è migliore: il ministero dei Diritti Sociali stima che nel 2026 i canoni in scadenza si rinnoveranno con un aumento medio di 4.615 euro l’anno, circa 400 euro al mese, la cifra più alta del Paese, a fronte di una media nazionale di 145 euro. Circa 24.500 contratti di affitto quinquennale scadranno nel corso dell’anno nell’arcipelago, coinvolgendo una platea stimata di 69mila persone.
In piazza un residente di Maiorca su 40
A organizzare la protesta è stata la piattaforma Menys Turisme, Més Vida (“Meno turismo, più vita”), sostenuta da oltre 130 tra sindacati e organizzazioni sociali, tra cui Gob, Sos Residents, Sindicat de Llogateres, Ccoo, UGT, STEI, CGT, CNT, Arran e Alerta Solidària. Il corteo, radunatosi dalle 19 in Plaça d’Espanya, ha attraversato La Rambla, il Carrer Unió e il Passeig del Born, per concludersi a Ses Voltes, vicino al Parc de la Mar, dove era prevista la lettura del manifesto conclusivo.
Sul numero dei partecipanti restano versioni discordanti: la Polizia Nazionale ha parlato di circa 25mila persone, gli organizzatori di 70mila, comunque più delle edizioni del 2024 e del 2025, quando la piattaforma aveva già portato in piazza fino a 50mila persone. In entrambi i casi si tratta di una quota rilevante rispetto alla popolazione residente dell’isola, poco più di 950mila abitanti: anche calcolando la stima più prudente, sarebbe sceso in strada l’equivalente di circa una persona ogni quaranta residenti di Maiorca.
Gli arresti della vigilia e le botte della polizia in piazza
Nei giorni precedenti alla manifestazione due attiviste del collettivo Menys Turisme Més Vida erano state fermate a Santa Maria del Camí, accusate di aver imbrattato con scritte le vetrine di alcune agenzie immobiliari e di aver incollato le serrature di alcuni uffici, ritenuti simbolo della speculazione sugli affitti. La notizia dei due fermi ha contribuito ad alimentare la partecipazione alla marcia di domenica. È nella fase finale del corteo che il clima è cambiato. Secondo la ricostruzione degli organizzatori, la Policía Nacional ha impedito l’accesso a Ses Voltes pur non essendo stata raggiunta la capacità massima dell’area, bloccando anche gli spazi alternativi individuati per la lettura del manifesto.
Le tensioni sono sfociate con una serie di cariche delle forze dell’ordine e una ventina di colpi di proiettili di gomma sparati dagli agenti. Gli scontri, durati oltre un’ora, hanno provocato almeno otto feriti, tra cui un fotoreporter colpito alla testa mentre documentava gli incidenti, e nuovi fermi. La Policía Nacional, dal canto suo, ha respinto le accuse di sproporzione, sostenendo che un gruppo di 350-400 persone estranee alla manifestazione pacifica avrebbe aggredito alcuni turisti e lanciato pietre, bastoni e bottiglie contro gli agenti prima delle cariche. Il gruppo giovanile indipendentista Arran, tra i promotori della piattaforma, ha denunciato su X le cariche della Polizia Nazionale, parlando di fermi e feriti e definendo quanto accaduto una repressione a cui “il grido di un popolo che difende l’isola dalla turistificazione” avrebbe risposto senza arretrare.
Le critiche al dispositivo di sicurezza “sproporzionato”
Le immagini delle cariche hanno avuto un’eco politica immediata. Lunedì Podemos ha chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, definendo l’intervento della polizia “selvaggio e intollerabile“, ed esteso la richiesta al delegato del Governo nelle Baleari, Alfonso Rodríguez. Sulla stessa linea si sono espressi esponenti di Més per Mallorca, formazione alleata di Sumar, tra cui il deputato al Congresso Vicenç Vidal e il candidato alla guida del Comune di Palma David Pujol, che hanno definito sproporzionata l’azione degli agenti. Anche gli organizzatori della manifestazione hanno chiesto la testa del delegato del Governo, accusandolo di un dispositivo di sicurezza “totalmente sproporzionato” e di ritardi nei soccorsi ai feriti. Lo stesso Rodríguez, pur respingendo l’ipotesi di dimissioni, ha ammesso su X che alcuni agenti hanno fatto uso della forza contro persone che non sembravano rappresentare una minaccia, definendo “inaccettabili” alcune immagini e annunciando una relazione dettagliata sull’accaduto oltre a un incontro con i vertici della Polizia Nazionale nelle Baleari per rivedere il dispositivo impiegato quella sera.
Da Barcellona alle Canarie, l’onda lunga contro il turismo di massa
La protesta di Palma non è un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo di un movimento che negli ultimi due anni ha attraversato la Spagna turistica: dalle Canarie, dove nel 2024 e nel 2025 decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Tenerife e in altre isole dell’arcipelago, fino a Barcellona, dove alcuni attivisti hanno usato pistole ad acqua contro turisti seduti ai tavoli dei bar, passando per Siviglia, dove sono comparse scritte contro i visitatori stranieri. Le richieste restano simili: limiti al numero di arrivi, regole più severe sugli affitti brevi, tutela dei salari e dei servizi pubblici per i residenti.
Le autorità baleari si trovano in una posizione scomoda: il turismo genera ancora una parte enorme del Pil regionale e dell’occupazione, ma il malcontento sociale rischia di trasformarsi in un problema politico difficile da gestire. Nei prossimi mesi si capirà se le proteste di Palma porteranno a misure concrete, o se il ciclo di manifestazioni, arresti e cariche di polizia è destinato a ripetersi anche la prossima estate.