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"Il silenzio è un processo e richiede coerenza" - 2/3

Massimo Acanfora, giornalista, editor e autore di numerosi libri su viaggi controcorrente e turismo responsabile, ha appena scritto “L’Italia del silenzio” (Altreconomia editore). Una guida per godere dei benefici del silenzio, che migliora il sonno e abbassa la pressione
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“Il silenzio è un processo e richiede coerenza”

Lei suggerisce di trovare un proprio sit-spot. Di che si tratta?
Un luogo scelto, non lontano da casa e poco frequentato, per fermarsi in silenzio e osservare – una radura, una roccia, una riva – dove tornare regolarmente per sviluppare una presenza e un’attenzione. E osservare i cambiamenti. Basta un luogo qualsiasi, purché sia di calma, riparato.

Importante, lei scrive, è arrivare nei luoghi del silenzio in maniera silenziosa.
Certo, il silenzio è un processo e richiede coerenza, non ha senso andare alla ricerca del silenzio scapicollandosi rumorosamente da una meta all’altra con mezzi di trasporto invadenti e roboanti, senza lasciare del tempo tra una visita e l’altro. Ci vuole lentezza.

Quali scelte fare per fare esperienza del silenzio?
Suggerisco di destagionalizzare le proprie ferie, ovviamente se si può, oppure utilizzare i giorni feriali invece che i festivi. Scegliere alternative a sentieri, spiagge monumenti più noti. Suggerisco anche di prepararsi un po’ nei giorni precedenti, riducendo i suoni, ed evitando di mettere in valigia cuffie e musica. Infine, consiglio vivamente anche di abolire localizzazione e social network per la durata del viaggio. Evitiamo il “silenzio da cartolina”, anche per preservare quei luoghi. Vorrei però dire una cosa.

Prego.
Anche in luoghi di villeggiatura noti e non privi di persone si possono trovare degli spazi più appartarti. Quello che voglio dire è che il silenzio è uno stato, un modo di sentire che si può mettere in pratica sempre, non è solo un fatto percettivo: si associa anche a una generale capacità di rallentare, per avere una capacità di ascolto maggiore.

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