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Morte di Fakir a Bologna, i medici dell’emergenza chiedono un protocollo nazionale: “Così si evitano tragedie”

Dopo il decesso del 19 luglio durante un fermo al Pilastro, la Simeu scrive ai ministri Schillaci e Piantedosi: "Il delirio iperattivo è prima di tutto un'emergenza medica". Proposto un tavolo interministeriale con forze dell'ordine, 118 e operatori sanitari
Morte di Fakir a Bologna, i medici dell’emergenza chiedono un protocollo nazionale: “Così si evitano tragedie”
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La morte di Abderrahim Fakir, avvenuta il 19 luglio nel quartiere Pilastro di Bologna durante le fasi di un fermo, ha riportato al centro del dibattito il tema della gestione delle persone in grave stato di agitazione psicomotoria. Mentre la magistratura prosegue gli accertamenti per ricostruire con precisione quanto accaduto, dopo le riflessioni del presidente del Sis 118 con la richiesta di revisione dei protocolli, la Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu) chiede un cambio di passo sul piano organizzativo e sanitario, proponendo l’istituzione di un tavolo tecnico interministeriale per definire procedure condivise tra personale sanitario e forze dell’ordine.

La richiesta è stata formalizzata con una lettera inviata ai ministri della Salute, Orazio Schillaci, e dell’Interno, Matteo Piantedosi. La società scientifica precisa fin dall’inizio di non voler esprimere giudizi sul caso di Bologna né interferire con l’inchiesta giudiziaria, ribadendo la piena fiducia nel lavoro della magistratura. L’obiettivo, sottolinea Simeu, è utilizzare quanto accaduto per affrontare un problema clinico che, a suo giudizio, richiede strumenti e protocolli condivisi a livello nazionale.

Secondo i medici dell’emergenza, situazioni come quella verificatasi al Pilastro possono coinvolgere persone affette da delirio iperattivo con agitazione severa, una condizione clinica che rappresenta un’emergenza tempo-dipendente e che deve essere trattata come tale. Si tratta di uno stato che può essere associato a un improvviso collasso cardiocircolatorio, ipertermia, acidosi metabolica e rabdomiolisi, con rischi che possono aumentare durante colluttazioni prolungate o in caso di modalità di immobilizzazione che comprimano il torace o mantengano la persona in posizione prona per un tempo eccessivo. “Il delirio iperattivo con agitazione severa è un’emergenza medica prima ancora che un problema di ordine pubblico”, afferma Alessandro Riccardi, presidente nazionale della Simeu e direttore del Pronto soccorso dell’ospedale Santa Corona di Savona. “La persona in delirio iperattivo è, in primo luogo, un paziente”, sottolinea, richiamando le evidenze scientifiche disponibili a livello internazionale.

La società scientifica evidenzia anche le difficoltà operative che quotidianamente affrontano gli agenti di polizia e i carabinieri, chiamati a intervenire in situazioni caratterizzate da elevata tensione e da una forte imprevedibilità. Spesso, osserva Simeu, gli operatori di pubblica sicurezza si trovano ad agire senza strumenti specifici per riconoscere una condizione clinica complessa che può manifestarsi con comportamenti estremamente violenti. Allo stesso modo, anche eventuali cittadini che intervengono durante le operazioni di contenimento possono ignorare i rischi che una contenzione fisica prolungata comporta per una persona già in grave sofferenza fisiologica. Per questo la proposta avanzata ai due ministeri punta alla creazione di un tavolo tecnico permanente che coinvolga, oltre ai dicasteri della Salute e dell’Interno, le rappresentanze delle forze di polizia, dell’Arma dei Carabinieri, il sistema di emergenza territoriale 118, le centrali uniche di risposta 112, gli ordini professionali, le società scientifiche e le organizzazioni del volontariato del soccorso.

L’obiettivo sarebbe elaborare due strumenti operativi. Il primo è un percorso formativo congiunto destinato sia agli operatori sanitari sia alle forze dell’ordine, finalizzato al riconoscimento precoce del delirio iperattivo, all’utilizzo delle tecniche di de-escalation e all’attivazione tempestiva del sistema di emergenza sanitaria. Il secondo consiste in un protocollo nazionale condiviso che definisca le modalità di immobilizzazione in sicurezza, il ricorso precoce alla sedazione farmacologica da parte del personale sanitario quando clinicamente indicata, il monitoraggio continuo dei parametri vitali e il coordinamento operativo tra soccorritori e forze dell’ordine durante tutte le fasi dell’intervento.

La Simeu ricorda che le raccomandazioni contenute nei propri documenti scientifici indicano come prioritaria la de-escalation del conflitto ogni volta che sia possibile. Quando la contenzione fisica diventa inevitabile, questa dovrebbe essere limitata al tempo strettamente necessario e realizzata con modalità che non compromettano la respirazione della persona. Contestualmente, la sedazione precoce eseguita da personale medico e infermieristico e il rapido trasferimento in ospedale rappresentano, secondo la società scientifica, gli strumenti più efficaci per interrompere quella sequenza di alterazioni fisiopatologiche che può avere conseguenze fatali.

Per Simeu, la vicenda di Bologna rappresenta dunque l’occasione per affrontare un tema che riguarda contemporaneamente la tutela della salute dei cittadini e la sicurezza degli operatori impegnati sul territorio. L’obiettivo dichiarato non è individuare responsabilità prima che si concludano le indagini, ma dotare tutti i soggetti coinvolti di procedure condivise, formazione specialistica e strumenti operativi in grado di ridurre il rischio che episodi analoghi possano ripetersi. La società scientifica si è detta disponibile a mettere a disposizione dei ministeri le proprie competenze cliniche e formative e auspica l’avvio di un confronto istituzionale già nelle prossime settimane.

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