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“Israele ponga fine all’occupazione” ordinava la Corte di Giustizia. Due anni dopo, la situazione è peggiorata

La comunità internazionale non è andata oltre mere dichiarazioni di circostanza. Il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese è a un punto di non ritorno. Mobilitiamoci!
“Israele ponga fine all’occupazione” ordinava la Corte di Giustizia. Due anni dopo, la situazione è peggiorata
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Spoiler: quello che state per leggere non è l’estratto di un romanzo ambientato in una realtà parallela o in futuro distopico. Sono semplicemente alcuni passaggi del parere della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024, che disegna lo scenario in cui avremmo dovuto trovarci già oggi, in un mondo in cui si rispetta la difesa dei diritti umani e del diritto internazionale. Si legge nella pronuncia:

Lo Stato di Israele ha l’obbligo:
di porre fine alla sua presenza illecita nel Territorio Palestinese Occupato il più rapidamente possibile;
di cessare immediatamente tutte le nuove attività di insediamento e di evacuare tutti i coloni dal Territorio Palestinese Occupato;
di fornire la piena riparazione per i danni causati dai suoi atti internazionalmente illeciti a tutte le persone fisiche o giuridiche interessate nel Territorio Palestinese Occupato”.

A loro volta tutti gli altri Stati sono tenuti a: “non riconoscere come legittima la situazione derivante dalla presenza illecita dello Stato di Israele nel Territorio Palestinese Occupato (…)”; ma soprattutto devono “astenersi dall’instaurare con Israele trattative economiche o commerciali concernenti il Territorio Palestinese Occupato (…); adottando “misure per prevenire relazioni commerciali o di investimento che contribuiscano al mantenimento della situazione illegale creata da Israele (…)”.

Un silenzio lungo due anni

Ebbene, obblighi e richieste con tali implicazioni avrebbero già dovuto far tremare da tempo i polsi di chi occupa ruoli di governo presso le principali cancellerie internazionali. E invece no. Due anni dopo, salvo pochissime eccezioni, nessun paese ha introdotto misure conseguenti agli obblighi individuati dal più alto organo giurisdizionale delle Nazioni Unite. Purtroppo, il nostro Paese non ha fatto eccezione. L’Italia, infatti, in un’ipotetica classifica dei paesi che più sono stati conseguenti alle misure richieste dalla Corte si piazzerebbe decisamente nelle ultime posizioni, dopo non aver preso nessuna concreta posizione nemmeno riguardo le misure cautelari emesse dalla Corte nei tre pronunciamenti sulla possibile violazione della “Convenzione per la Prevenzione e la repressione del delitto di genocidio”.

©Palestina, tutti i diritti riservati

È questo uno dei motivi che ci hanno spinto, come Oxfam, a lanciare la nuova campagna ©Palestina, tutti i diritti riservati: fare in modo che l’Italia passi dall’ignavia all’azione e si metta in prima fila per garantire i diritti fondamentali del popolo palestinese, sistematicamente violati da Israele e troppo spesso ignorati dalla comunità internazionale.

Un abuso che dura da decenni e che negli ultimi 2 anni e mezzo ha subito un’atroce accelerazione sotto gli occhi de mondo, tra il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania. Fino ad arrivare oggi sempre più vicini a un punto di non ritorno, in cui il fondamentale diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese rischia di questo passo di non trovare più nessuna concreta possibilità di realizzarsi.

Ogni giorno lavoriamo nel Territorio Palestinese Occupato assieme ai nostri partner locali per soccorrere la popolazione e siamo testimoni dell’impatto concreto di queste violazioni, che continuano imperterrite. A Gaza abbiamo visto l’uccisione di oltre 20.000 bambini, presi deliberatamente come bersaglio, con migliaia di persone costrette ogni giorno a mettersi in fila per un pezzo di pane sotto il fuoco dei Cecchini, a doversi dissetare come animali direttamente da fonti d’acqua sporche. In Cisgiordania, assistiamo a sfollamenti forzati, alla distruzione di scuole e uliveti, alle appropriazioni di terreni, delle risorse idriche, di greggi: insomma, ad un clima di violenza dei coloni e di controllo del territorio da parte dell’esercito israeliano senza precedenti.

Di fronte a tutto questo – mentre si continua a morire di stenti, sotto le bombe o per gli effetti di una violenza cieca – non possiamo restare in silenzio perché i diritti umani o sono universali oppure sono a rischio per tutti, perché ciò che appartiene di diritto non può essere negato o negoziato. Normalizzare le violazioni del diritto internazionale indebolisce i diritti di tutti, ovunque.

Mobilitiamoci per fare pressione sul governo italiano

Al governo italiano chiediamo tre cose: porre fine all’occupazione, passando dal divieto di commercio con le colonie illegali (un obbligo secondo il diritto internazionale e non una scelta politica come dichiarato dal ministro Tajani); consentire l’ingresso degli aiuti a Gaza da cui dipende la sopravvivenza di oltre 2 milioni di persone, in gran parte donne e bambini; fermare l’impunità di cui ha goduto Israele in questi decenni.

Se siamo arrivati a questo punto è anche perché la comunità internazionale non è mai andata oltre a mere dichiarazioni di circostanza e non ha fatto rispettare il diritto internazionale. Se anche voi pensate quindi che queste richieste siano fondamentali, e che ci riguardino tutti, unitevi alla nostra campagna per difendere i diritti umani e per chiedere giustizia per il popolo palestinese. Aiutateci a ricordare a chi ci governa che dar seguito a quanto richiesto dalla Corte Internazionale di Giustizia è un interesse primario per il nostro Paese e un atto dovuto all’umanità a cui apparteniamo.

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