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“Bambini uccisi, famiglie cancellate”: il racconto di tre attacchi israeliani in Libano

Amnesty International ha condotto un’indagine su tre attacchi aerei israeliani nel sud del Libano. In questo post mi limito a riportare alcune testimonianze delle persone sopravvissute
“Bambini uccisi, famiglie cancellate”: il racconto di tre attacchi israeliani in Libano
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Amnesty International ha condotto un’indagine su tre attacchi aerei israeliani nel sud del Libano, che a marzo hanno causato la morte di 24 civili – metà dei quali bambine e bambini – e hanno cancellato famiglie. A tutti gli effetti, crimini di guerra. Gli attacchi, portati a termine il 6, il 12 e il 13 marzo, hanno distrutto abitazioni civili ad al-Thakana (distretto di Tiro), Irkay (distretto di Saida) e al-Rahbat (distretto di Nabatieh). Hanno ucciso 12 bambine e bambini da cinque a 16 anni di età, sei donne una delle quali incinta e sei uomini. Altre 18 persone sono rimaste ferite.

Sulla base delle prove raccolte, Amnesty International ha concluso che in ciascuno di questi attacchi Israele ha violato il diritto internazionale umanitario. Questo corpus di norme obbliga a distinguere sempre tra obiettivi militari da un lato e obiettivi e persone civili dall’altro e a dirigere gli attacchi solo contro obiettivi militari. Vieta gli attacchi diretti contro persone civili od obiettivi civili, proibisce anche gli attacchi indiscriminati, ossia quelli che non fanno distinzione tra obiettivi militari e civili e obiettivi civili.

Le parti in conflitto devono assicurarsi di risparmiare dagli attacchi le persone civili e gli obiettivi civili, anche prendendo tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo danni collaterali alle persone civili e agli obiettivi civili: questo obbligo comprende fare tutto il possibile per verificare che i bersagli siano effettivamente obiettivi militari e fermare un attacco quando diventi evidente che è diretto contro l’obiettivo sbagliato o i suoi effetti saranno sproporzionati.

La descrizione meticolosa dei tre attacchi si può leggere qui. In questo post mi limito a riportare alcune testimonianze delle persone sopravvissute:

“Non c’era più alcuna traccia della casa, mura, stanze. Parti di corpi erano sparsi a terra. Ci ho messo tre giorni a raccoglierle. Non c’era alcun obiettivo militare, erano solo donne e bambini. Hanno distrutto tutta la mia vita. Perché non ci hanno dato il preavviso? Sara, mia figlia, era il mio mondo”.

“Quando ho potuto rialzarmi, ho iniziato a cercare le bambine e i miei genitori. Ho trovato Yasmina, ancora viva ma respirava a fatica. L’hanno portata all’ospedale insieme a Malika che era già morta. Nella camera da letto dove è caduto il missile non c’era traccia di Zeinab e Zahraa. Dopo, i soccorritori hanno trovato alcune parti dei loro corpi e li hanno raccolti. Quando ho perso ogni speranza di trovare qualcuno vivo, sono andato all’ospedale. Ero ferito alla testa, al volto e a un occhio”.

“Aveva quattro figli, andavano ancora tutti a scuola. La nostra perdita è immensa. Un’intera famiglia non c’è più, come se non fosse mai stata qui. Non c’è rimasto nessuno. È stata una notizia sconvolgente. La loro era una casa tradizionale libanese, appartenuta ai nonni, dove erano cresciute più generazioni”.

Il 12 giugno Amnesty International ha scritto alle autorità israeliane chiedendo informazioni su nove attacchi in Libano, compresi i tre oggetto della presente ricerca, e chiarimenti sugli obiettivi militari presi di mira e sulle misure adottate per evitare, minimizzare, indagare o riparare i danni ai civili. Il 22 giugno le autorità israeliane hanno risposto di “aver preso in considerazione le denunce sottoposte”, che “alcuni attacchi erano stati compiuti contro obiettivi di Hezbollah” mentre altri “erano oggetto di esame”. Hanno aggiunto di essere “impegnate a mitigare i danni ai civili durante le attività operative” e che Hezbollah “sfrutta sistematicamente per scopi militari le infrastrutture civili”.

Tuttavia, non hanno fornito informazioni specifiche sui tre attacchi, neanche su quali fossero stati i loro bersagli.

Anche su questi, come conseguenza dell’accordo firmato tra Israele e Libano, non potrà esserci giustizia.

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