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Caso Roggero, i risarcimenti ai familiari dei rapinatori e il rischio pignoramenti: perché la nuova norma “salva difesa” non lo riguarda

I familiari delle vittime chiedono il risarcimento e si apre ora la fase civile per la quantificazione definitiva del danno. La nuova norma sull’esclusione del risarcimento nei casi di eccesso colposo di legittima difesa non sarebbe comunque applicabile al suo caso perché è condannato per omicidio volontario ed essendo interdetto non candidabile
Caso Roggero, i risarcimenti ai familiari dei rapinatori e il rischio pignoramenti: perché la nuova norma “salva difesa” non lo riguarda
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La condanna è definitiva, il capitolo penale è per ora chiuso, ma per Mario Roggero la vicenda giudiziaria non è terminata. Dopo la sentenza che lo ha riconosciuto responsabile dell’omicidio Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, i due uomini che avevano partecipato alla rapina nella sua gioielleria di Grinzane Cavour, resta ora il tema dei risarcimenti alle parti civili. Il gioielliere di Grinzane Cavour, entrato in carcere a Bollate (Milano) tra l’indignazione dei partiti di governo, ha già versato 300mila euro in sede di udienza preliminare, ma secondo i legali dei familiari delle vittime restano somme da recuperare e si apre la fase relativa alla quantificazione definitiva del danno in sede civile. In sede penale erano state stabilite le cosiddette provvisionali ovvero le somme liquidate dal giudice come anticipo sul risarcimento totale che spetterà alla vittima e dovrà essere stabilito dal Tribunale civile. Come sempre nei casi giudiziari con ampia eco mediatica le approssimazioni, gli errori e le mistificazioni sono state già tutte servite.

Che cosa viene risarcito ai familiari delle vittime

Nel dibattito pubblico sul caso Roggero è stata sollevata anche una questione sulla natura del risarcimento riconosciuto ai familiari dei rapinatori uccisi. La Corte d’Appello, con una decisione confermata dalla Cassazione, ha chiarito che il risarcimento non è stato calcolato sulla base della capacità lavorativa perduta delle due vittime, né quindi sul reddito che avrebbe potuto produrre. Il danno riconosciuto riguarda invece direttamente i familiari cioè il danno non patrimoniale derivante dalla perdita del rapporto parentale. Come per esempio ha spiegato in una intervista Caterina Spinelli, sorella di Andrea: “Non era un mostro. Aveva dei lati bui, ma con noi portava tutta la sua luce. Andavamo a Gardaland, facevamo le braciolate in famiglia”. Si tratta della sofferenza personale subita dai congiunti per la perdita della relazione familiare con la vittima che sia un rapinatore o un professionista. E poco importa che la premier Giorgia Meloni pensi che chi commette un reato non deve essere risarcito, perché nel caso del gioielliere gli autori del reato rapina sono vittime del reato omicidio volontario.

La quantificazione tiene conto di elementi come il grado di parentela, la qualità del rapporto esistente, la convivenza e altri fattori valutati attraverso criteri tabellari elaborati dalla giurisprudenza, in questo caso facendo riferimento alle tabelle in uso. Il principio vale per i familiari stretti di qualunque persona vittima di omicidio, indipendentemente dal contesto nel quale la morte è avvenuta. Un eventuale comportamento colposo o un concorso di colpa della vittima possono incidere sulla misura del risarcimento, ma non eliminano automaticamente il diritto dei familiari a ottenere un ristoro per il danno subito.

Le richieste

“Roggero non ha ancora versato nulla – aveva dichiarato l’avvocato Giuseppe Roberto Caruso riferendosi alle somme riconosciute dopo la sentenza – Molto probabilmente partiremo con i pignoramenti, ha diverse proprietà”. Caruso rappresenta la compagna e le figlie di Giuseppe Mazzarino, il 58enne torinese ucciso insieme ad Andrea Spinelli, 44 anni, durante la fuga successiva alla rapina. Nel processo si sono costituite parti civili anche gli altri familiari delle vittime, il patrigno di Spinelli e Alessandro Modica, l’uomo ferito durante la sparatoria e unico superstite del gruppo di rapinatori.

La sentenza di primo grado, confermata nelle statuizioni civili dall’appello e poi divenuta definitiva, aveva riconosciuto provvisionali complessive per 480mila euro, oltre alle spese legali sostenute dalle quindici persone costituite. I 10 mila euro riconosciuti ad Alessandro Modica risultano già pagati. Restano quindi le altre somme, mentre si apre il procedimento civile destinato a stabilire l’importo definitivo del risarcimento. Le richieste complessive avanzate dai familiari delle vittime arrivano a circa 3,3 milioni di euro. Una cifra che dovrà essere valutata dal giudice civile sulla base dei criteri previsti dalla legge e della documentazione prodotta dalle parti.

La procedura: quando scatta il pignoramento

Se il debitore non versa spontaneamente le somme dovute, la parte creditrice può avviare la procedura esecutiva. Il primo passaggio è la notifica dell’atto di precetto, con il quale viene richiesto formalmente il pagamento entro un termine previsto dalla legge. Se il pagamento non arriva, si può procedere al pignoramento dei beni. L’esecuzione può riguardare immobili, conti correnti, crediti, stipendi o altri beni nella disponibilità del debitore. Nel caso di Roggero, i legali delle parti civili hanno indicato come possibile strada quella del pignoramento immobiliare, considerando il patrimonio di proprietà del gioielliere. In caso di mancato pagamento, gli immobili eventualmente sottoposti a esecuzione possono essere venduti attraverso una procedura giudiziaria e il ricavato destinato a soddisfare i creditori.

Il pignoramento, tuttavia, non coincide automaticamente con il risarcimento definitivo: riguarda le somme già riconosciute ed esigibili, mentre l’ammontare complessivo del danno dovrà essere stabilito nel giudizio civile. Un ulteriore elemento riguarda la raccolta fondi promossa dopo la condanna di primo grado e rilanciata pubblicamente anche successivamente. Secondo l’avvocato Caruso, non è ancora noto l’ammontare complessivo raccolto, ma si tratterebbe di somme significative. La raccolta era stata presentata come destinata anche alle spese legali e agli obblighi economici collegati alla vicenda giudiziaria.

La norma “salva difesa” non cambierebbe nulla

Il caso è tornato al centro del dibattito dopo l’approvazione delle modifiche all’articolo 2044 del Codice civile introdotte dal decreto Sicurezza del governo Meloni. La nuova disciplina interviene sul rapporto tra legittima difesa e responsabilità civile, stabilendo che chi agisce in una situazione riconosciuta come legittima difesa, compresa la difesa domiciliare prevista dall’articolo 52 del Codice penale, non sia tenuto a risarcire il danno causato all’autore del reato.

Diverso è il caso dell’eccesso colposo di legittima difesa: quando la reazione supera i limiti consentiti per colpa, ma senza una volontà intenzionale di provocare un danno maggiore, la normativa prevede non il risarcimento ordinario del danno, ma una possibile indennità, la cui entità viene valutata dal giudice. La nuova disciplina, in ogni caso, non sarebbe applicabile al caso Roggero. Da un lato opera il principio di irretroattività: la norma può riguardare soltanto fatti commessi dopo la sua entrata in vigore. Dall’altro, e soprattutto, la condanna del gioielliere di Grinzane Cavour riguarda una fattispecie diversa: Roggero è stato condannato per omicidio volontario, non per eccesso colposo di legittima difesa. Come ha spiegato l’avvocato Caruso, “non è un eccesso colposo”. La vicenda, quindi, resta fuori dall’ambito della nuova disciplina.

Infine per chi ha pensato di candidare Roggero, bisogna ricordare che il gioielliere è stato ovviamente interdetto dai pubblici uffici, pena accessoria prevista per i reati gravi come quello per cui è stato condannato il 72enne. A chi sognava – a fini propagandistici – di elargire un seggio, non spiace dire che non si può fare. Almeno per ora. Come è noto, c’è una richiesta di grazia diretta al Quirinale.

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