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Cronaca

Ultimo aggiornamento: 17:42

Mieli a La7: “Ho conosciuto Lavitola a cena, ho visto da vicino che con Ranucci sono due amiconi. I sondaggi? Non avevo capito che pensava al conduttore di Report”

Dalla cena post-attentato alle analisi elettorali: Mieli racconta il progetto politico segreto di Lavitola su Ranucci
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Beh diceva di aver visto Lavitola e mi pare parlasse del sondaggio di cui si parla oggi nei pezzi

“Se fosse davvero Lavitola ad aver organizzato l’attentato contro Ranucci, sarebbe un attentato d’amore. Ma io non credo a questa ipotesi“. Sono le parole pronunciate da Paolo Mieli, che, ospite di In Onda (La7), ha offerto una testimonianza diretta e spiazzante sul caso Ranucci-Lavitola.
Intervenendo nella puntata dell’8 luglio, Mieli ha raccontato di aver cenato con Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola insieme, proprio nei giorni immediatamente successivi all’attentato del 16 ottobre 2025 davanti alla casa del conduttore di Report. E ha rivelato: “Ho potuto vedere con mano che sono due amiconi che si fidano l’uno dell’altro, che sono amici da gran tempo“.
Mieli conosce Ranucci da vent’anni, Lavitola da circa un anno. La cena, ha precisato, è avvenuta in un ristorante portato da un’amica comune. Da lì, osservando i due amici nelle settimane successive, ha ricostruito il quadro psicologico e politico che, a suo avviso, spiega gran parte della vicenda: “Andando avanti e rivedendoli in tappe successive ho capito una cosa: la politica è come l’eroina. Lavitola ha fatto politica con Craxi, poi con Berlusconi, è finito in prigione. Poi però torni sempre lì”.

E qui entra il dettaglio più inedito: Lavitola si era messo in testa di fondare un partito e di lanciare un progetto politico con Ranucci come leader. Per preparare il terreno, l’imprenditore faceva sondaggi e commissionava questionari sulla popolarità del giornalista. Un documento di 21 domande, intitolato “Indagine potenziale elettorale”, testava proprio l’appeal di Ranucci come possibile candidato terzo del centrosinistra, capace di superare lo scontro Schlein-Conte.
Lavitola aveva coinvolto nello studio anche altri giornalisti e, secondo quanto emerso, aveva mostrato a Ranucci alcuni risultati preliminari che lo davano in forte crescita. Mieli ha precisato: “Io non avevo capito che lui pensasse a Ranucci come leader“.
E ha aggiunto di non credere che Lavitola sia il mandante dell’attentato (“Non mi pare così fesso da prendere un cameriere, quattro disgraziati, fargli fare una cosa che è immediatamente rintracciabile. Mi sembra una cosa da film I soliti ignoti“). Ma, nell’ipotesi in cui lo fosse, secondo l’ex direttore del Corriere della Sera, la lettura cambia radicalmente, secondo l’ex direttore del Corriere della Sera.
“Allora è un finto attentato. Io l’ho definito “un attentato d’amore” – ha sottolineato Mieli – organizzato per accrescere la fama di Ranucci e aiutarlo in questa impresa”.
Il giornalista ha anche anticipato le narrazioni più maliziose: “Poi vedrai che alcuni giornali diranno addirittura che Ranucci era d’accordo con Lavitola, che era una combine. Tant’è vero che l’attentato è per strage, ma ha fatto danni relativi a due macchine, non è certo un attentato come Piazza Fontana“.

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