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Intercettazioni, vertice al ministero dopo lo scontro FdI-Fi: sugli emendamenti pro-ascolti decideranno i leader di partito

Nordio convoca i sottosegretari per discutere delle proposte dei meloniani, su cui il governo dovrà esprimere un parere: la questione sarà rimessa a Meloni, Tajani e Salvini
Intercettazioni, vertice al ministero dopo lo scontro FdI-Fi: sugli emendamenti pro-ascolti decideranno i leader di partito
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Saranno i leader di partito a risolvere il caos in maggioranza sulle intercettazioni. In una riunione al ministero della Giustizia è stato deciso di rimettere a Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani il dossier dei cosiddetti “emendamenti Melillo“, presentati da Fratelli d’Italia all’ultimo decreto Giustizia per rispondere all’allarme del procuratore nazionale antimafia. Le due proposte di modifica – ispirate dalla presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo – ampliano l’utilizzabilità dei nastri in procedimenti diversi da quelli in cui sono stati acquisiti, tornando indietro rispetto alla stretta voluta nel 2023 da Forza Italia, contro cui Melillo si era espresso in una lettera al governo. Uno schiaffo per gli azzurri, che sul tema hanno convocato una riunione dei gruppi e si dichiarano pronti a non votare il provvedimento insieme a Noi Moderati, minacciando il primo vero incidente nel centrodestra in tema giustizia.

La questione è stata affrontata in un incontro ad hoc in via Arenula tra il ministro Carlo Nordio, il suo vice Francesco Paolo Sisto (Fi) e i sottosegretari Alberto Balboni (FdI) e Andrea Ostellari (Lega). Se gli emendamenti saranno dichiarati ammissibili, infatti, Nordio dovrà esprimere il suo parere a nome del governo: un’incombenza su cui Forza Italia lo aspetta al varco, pronta a contestargli un clamoroso voltafaccia, dato che lui stesso, tre anni fa, diede parere favorevole alla stretta sullo stesso tema (introdotta anche in quel caso con un emendamento). Così il Guardasigilli ha preferito rimettere la questione a un livello più alto: il parere arriverà solo dopo che a sbrogliare la matassa saranno stati i leader della coalizione. Il tutto, peraltro, dovrà avvenire in tempi non troppo lunghi: il decreto va convertito entro agosto e la prossima settimana dovrebbero iniziare le votazioni nelle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali del Senato.

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