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Reperti archeologici scoperti in una tenuta a Piombino, guerra di carte bollate tra proprietari e ministero per premio di rinvenimento

Il rinvenimento nel 2003, ma solo nel 2022 viene confermato il grande interesse storico: parte la richiesta di indennizzo, ma per Tar e Soprintendenza è trascorso il tempo massimo per presentare domanda. Il legale: "Ricorreremo al Consiglio di Stato"
Reperti archeologici scoperti in una tenuta a Piombino, guerra di carte bollate tra proprietari e ministero per premio di rinvenimento
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Le importanti scoperte archeologiche che la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno ha effettuato nella Tenuta del Vignale, nel territorio di Piombino, in provincia di Livorno, non assicureranno alcun premio di rinvenimento ai proprietari. Come hanno sentenziato i giudici del Tar per la Toscana. Questioni di tempistiche. La domanda alla Soprintendenza da parte della Società per il riconoscimento del premio per il ritrovamento del complesso è datata 9 giugno 2022. Le scoperte casuali dei resti nel 2003, le indagini della Soprintendenza in anni successivi. “In conclusione, certamente tardiva deve ritenersi la pretesa avanzata da parte ricorrente”, si legge nella sentenza. Che non conclude la vicenda, in ogni caso. “Ricorreremo al Consiglio di Stato”, dice il legale dei proprietari, l’avvocato Paolo Bastianini.

Una vicenda lunga 23 anni, che ha come protagonista il sito della scoperta. Lungo la costa toscana, nell’immediato entroterra di Piombino e in prossimità del paese di Riotorto. In quest’area, nel 2003, “in occasione dell’aratura, nei terreni di proprietà, sono stati rinvenuti reperti antichi e sono state avviate ricerche archeologiche”. Che la Soprintendenza ha chiarito hanno evidenziato “come il sito si presenti come uno dei più estesi complessi archeologici extraurbani della Toscana costiera, con un’area di spargimento dei reperti in superficie di circa 40mila mq. Con un’articolazione cronologica che va dall’epoca etrusca (VI-V sec. a.C.) fino all’alto medioevo (IX-XI sec.)”. Un’area di rilevante interesse in quanto conserva ancora un notevole potenziale conoscitivo. Del quale è indizio un grande mosaico pavimentale di epoca tardoantica, sul quale è raffigurato Aion, il Signore del tempo, circondato dalle quattro stagioni. “Eccezionale per qualità esecutiva e particolarmente interessante per la sua lunga e complessa vita, testimoniata da diversi interventi di rifacimento”.

Sul sito, che diventa visitabile in alcuni periodi, si succedono le indagini del Dipartimento di Scienze storiche e dei Beni Culturali dell’Università di Siena e quindi le pubblicazioni scientifiche. Che chiariscono sempre meglio fasi d’uso e cronologia. A partire dall’età preromana, per poi giungere alla metà del II secolo a.C. quando fu realizzata una fattoria. Accanto alla quale nella seconda metà del I secolo a.C. s’impiantò una villa marittima. Probabilmente nel VI-VII secolo l’abbandono delle strutture ne indirizzò l’utilizzo come area sepolcrale. Il 2022 è l’anno nel quale la questione, per così dire legale, si sviluppa. A giugno, la società presenta alla Soprintendenza domanda per il riconoscimento del premio per il ritrovamento del complesso. A luglio la Soprintendenza dichiara improcedibile l’istanza presentata dalla società proprietaria, rilevando, in particolare, che “la richiesta di premio di rinvenimento per ciò che riguarda i beni ritrovati tra il 2003 ed il 2010 perviene oltre il termine massimo di 10 anni dalla scoperta”. Non è tutto. La Soprintendenza aggiunge che “per gli anni dal 2011 al 2018, agli atti di quest’Ufficio, risultano le dichiarazioni di rinuncia al premio di rinvenimento a firma del legale rappresentante della società dott. Paolo Mario Orlando”.

Ad agosto, anche la Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero conferma l’improcedibilità dell’istanza per il riconoscimento del premio, ritenendo dirimente il limite temporale di dieci anni per la formulazione della richiesta. Ma contemporaneamente il Segretariato regionale per la Toscana dichiara di interesse archeologico particolarmente importante l’area interessata dai ritrovamenti, sottoponendola alle disposizioni di tutela. Come accade a settembre anche ai resti archeologici. Ancora nel 2022 la Società ricorre al Tar. Che non accoglie le sue motivazioni. Ribadendo quanto sostenuto dalla Soprintendenza. Il diritto alla richiesta del premio di rinvenimento, “è sottoposto all’ordinario termine di prescrizione decennale, decorrente, nel caso specifico, dall’anno 2003, epoca in cui la ricorrente già aveva piena consapevolezza degli scavi e del rinvenimento dei reperti”. Insomma “del tutto irrilevante, a tali fini, sarebbe il formale riconoscimento dell’interesse archeologico da parte dell’Amministrazione, sopraggiunto nel 2022”.

Una questione che avrà degli sviluppi. Partendo proprio dalla sentenza del Tar. “Nessuno discute l’elemento temporale entro il quale il Ministero della Cultura stabilisce venga richiesto il premio di rinvenimento – spiega a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Bastianini – Ma, nel caso specifico, come sarebbe stato possibile farne richiesta prima che fosse riconosciuto il valore storico-archeologico del complesso? L’interesse è del 2022”. La ricerca archeologica ha i suoi tempi. Variabili, a seconda delle circostanze. È noto, anche ai non addetti ai lavori. E la richiesta dei premi di rinvenimento? Il Consiglio di Stato dovrà ragionare anche su questo, probabilmente.

(foto di repertorio)

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