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“Chi non prova compassione per il popolo palestinese ha perso l’umanità”: la conferenza stampa del ct dell’Egitto e l’applauso dei giornalisti presenti

Alla vigilia della sfida agli ottavi dei Mondiali contro l'Argentina, Hossam Hassan ha smesso di rispondere alle domande su Messi e compagni per lanciare il suo appello: "Chiedo agli atleti e ai giornalisti di contribuire a diffondere questo messaggio"
“Chi non prova compassione per il popolo palestinese ha perso l’umanità”: la conferenza stampa del ct dell’Egitto e l’applauso dei giornalisti presenti
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“Come fermerete Messi?”. “Come ha impostato la partita a livello tattico?”. “Cosa dovrà fare l’Egitto per compiere un’impresa simile?”. Nessuna domanda del genere. Alla vigilia della sfida più difficile del suo Mondiale, quella contro l’Argentina campione in carica, Hossam Hassan ha deciso di cambiare completamente registro. Il CT egiziano ha interrotto il filo della conferenza stampa e, per alcuni minuti, il calcio è passato in secondo piano. Al centro del suo intervento è finita una riflessione sul dramma del popolo palestinese. “Se una persona, in qualsiasi parte del mondo, non prova compassione per il popolo palestinese, allora ha perso parte della sua umanità”, ha detto davanti ai cronisti riuniti ad Atlanta, dove l’Egitto si prepara ad affrontare gli ottavi di finale del torneo.

L’ex attaccante, ancora oggi miglior marcatore nella storia della Nazionale egiziana con 69 reti, non è nuovo a prese di posizione di questo tipo. Pochi giorni fa, dopo la storica vittoria contro l’Australia nei sedicesimi di finale (primo successo dell’Egitto nella fase a eliminazione diretta di un Mondiale) aveva festeggiato in campo sfoggiando la bandiera palestinese oltre a quella del suo Paese. Un’immagine che aveva fatto rapidamente il giro del mondo e acceso il dibattito sul confine, da sempre delicato, tra sport e messaggi politici. E una domanda sull’episodio è inevitabilmente arrivata.

Gli è stato chiesto cosa lo avesse spinto a compiere quel gesto e se lo rifarebbe in caso di una nuova impresa contro l’Argentina. Hassan però non ha affrontato questioni politiche. Ha scelto di parlare di umanità. “Quello che ho fatto è stata semplicemente una reazione umana“, ha spiegato. “Prima di essere arabo, musulmano, cristiano o qualsiasi altra cosa, sono un essere umano”. Poi ha richiamato uno dei principi che la FIFA ama ripetere nelle proprie campagne istituzionali: il rispetto reciproco, trasformandolo in un appello. “Attraverso il calcio, che è il soft power più forte del mondo, voglio lanciare un messaggio: lasciate vivere il popolo palestinese. Chiedo agli atleti e ai giornalisti di tutto il mondo di contribuire a diffondere questo messaggio“.

Le sue parole hanno trovato un’accoglienza insolita per una conferenza stampa pre-Mondiale. Al termine del monologo, nella sala del Mercedes-Benz Stadium è scattato un applauso spontaneo dei giornalisti presenti. Hassan si è fermato per un istante, ha ringraziato con un semplice “grazie, grazie” e poi ha ripreso a parlare. “È una vergogna per tutti noi”, ha aggiunto. “Non soltanto per il mondo arabo, ma per il mondo intero. Soprattutto per chi ha il potere di prendere decisioni e lascia gli esseri umani al loro destino”.

Il gesto dell’allenatore egiziano non è passato inosservato nemmeno nei giorni successivi alla vittoria contro l’Australia. Alcuni filmati diffusi da Al Jazeera hanno mostrato persone a Gaza che festeggiavano il successo dell’Egitto sventolando bandiere egiziane, mentre durante questo Mondiale la bandiera palestinese è comparsa in diverse partite disputate tra Stati Uniti, Canada e Messico, soprattutto nelle gare che hanno coinvolto Nazionali di Paesi a maggioranza musulmana. Nei giorni scorsi qualcuno aveva ipotizzato persino un possibile intervento disciplinare della FIFA. Il regolamento vieta infatti l’esibizione di simboli politici durante il torneo. Tuttavia la bandiera palestinese rientra tra quelle ufficialmente riconosciute da una federazione affiliata alla FIFA e, proprio per questo, il suo utilizzo non viene considerato una violazione del regolamento.

Così, alla vigilia di una partita destinata ad attirare l’attenzione di milioni di spettatori, Hossam Hassan ha scelto di usare il palcoscenico del Mondiale non per parlare di come fermare Lionel Messi, ma di chi oggi non ha voce. E per qualche minuto il pallone ha smesso di essere l’argomento principale della più importante competizione calcistica del pianeta.

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