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Venezuela, bavaglio agli interpreti: “Minacciati dai Servizi”. Gli organizzatori oscurano il portale che raccoglieva candidature

"Siamo stati attaccati da agenti governativi", racconta Pierina Emonet, medico, che ha promosso la piattaforma su cui si erano iscritte 100mila persone. Le testimonianze: "Siamo in pericolo"
Venezuela, bavaglio agli interpreti: “Minacciati dai Servizi”. Gli organizzatori oscurano il portale che raccoglieva candidature
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Sono emersi casi documentati di interpreti volontari perseguitati dalle forze statali (Sebin, Dgcim e altri enti) semplicemente per aver collaborato come interpreti con le brigate di soccorso internazionali”. È il messaggio comparso nei giorni scorsi sulla piattaforma creata per reclutare persone disponibili a colmare il gap linguistico tra residenti a Caracas, La Guaira e dintorni – autorità locali, operatori, sfollati, familiari delle vittime – e soccorritori stranieri giunti sul posto. La prospettiva della loro presenza nelle aree colpite dal terremoto del 24 giugno non è piaciuta ai militari, insospettiti dall’eventuale fuga di informazioni verso gli operatori stranieri. Così è iniziato l’accerchiamento. “C’è una questione di sicurezza nazionale che non volete capire – ha detto loro un agente della Direzione del controspionaggio militare -. È meglio se ne ve andate via”.

Poi sono arrivate le intimidazioni. “Avevamo creato una piattaforma online. L’idea era quella di arruolare persone con padronanza dell’inglese o di altre lingue straniere. Ma siamo stati attaccati da agenti governativi. Non ce l’aspettavamo, in tempi di emergenza”, racconta Pierina Emonet (medico) a Ilfattoquotidiano.it. “Abbiamo ricevuto numerose minacce e molti volontari si sono spaventati, ritirandosi da un elenco informale che, in poche ore, aveva raccolto 100mila disponibilità”. La piattaforma – dal titolo interp-aid.lovable.app, promossa sui social da Emonet – è stata sospesa a seguito delle numerose segnalazioni giunte dagli stessi volontari. “I loro contatti erano lì, online – aggiunge Emonet -, a disposizione di chiunque avesse bisogno, data la portata dell’emergenza”. Stando al materiale giunto a Ilfatto.it, molti volontari sono stati raggiunti al telefono o sui Social con messaggi minatori.

“Ho bisogno di tirarmi fuori. Stiamo ricevendo minacce”, ha scritto una volontaria al giornalista Mickell Feo, che ha contribuito a coordinare i lavori della piattaforma. “Conoscono la mia famiglia – ha aggiunto -. E ci stanno chiedendo dei soldi”. Un’altra volontaria ha denunciato una situazione analoga. Così anche l’influencer Sebastián Martínez che, colto dalla disperazione, denuncia: “Ritengo responsabile il regime, se mi succede qualcosa”. E ancora: “I miei account sono stati sospesi. Sono vittima di persecuzione e di repressione da parte degli organi dello Stato”. Di fronte all’entità delle minacce gli organizzatori hanno deciso di oscurare il portale a una settimana dalla sua creazione. “Stanno venendo fuori casi documentati di interpreti volontari perseguitati dalle Forze dell’ordine per il solo fatto di collaborare come interpreti con brigate di soccorso internazionali”, hanno denunciato i promotori dell’iniziativa in una nota, citando l’intelligence e il Controspionaggio militare. Gli organizzatori hanno infine eliminato l’intero database per non mettere in pericolo i volontari.

La scelta fa seguito alla necessità di “preservare l’incolumità di tutti”. Eppure ci sarebbe bisogno di interpreti, là dove le operazioni di salvataggio stanno giungendo a termine, con scarse probabilità di individuare altri superstiti. “Le autorità puntano a mandare via tutti – confida a Ilfattoquotidiano.it un medico impegnato nell’obitorio allestito al porto de La Guaira -. Da noi passano almeno 400 morti al giorno. Caracas e Washington puntano a oscurare l’entità del disastro. Prevalgono gli interessi“.

Per il momento l’amministrazione di Delcy Rodríguez evita di rispondere sulle irregolarità denunciate dai volontari o da altri settori della società civile. Tace anche l’incaricato di Affari Usa John Barrett, che invece elogia la “trasparenza” e la “disponibilità” di Caracas nelle operazioni post-sisma. “Temono l’organizzazione delle comunità, che in queste ore hanno dimostrato capacità di autogestione”, ha detto il sociologo Roberto Briceño León, denunciando le rappresaglie di Caracas verso le iniziative dal basso. “In assenza dello Stato – ha proseguito -, la società cerca la sua strada, alleandosi con organizzazioni come la Chiesa cattolica per la distribuzione di aiuti umanitari”. Cresce quindi la tensione, con scontri tra agenti e cittadini a Parque del Oeste, poiché le Forze dell’ordine impedivano la distribuzione di aiuti umanitari, e in altre zone del Paese, che si ritengono abbandonate dalle istituzioni.

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