Difesa, Crosetto: “Se fai parte della Nato devi rispettare gli impegni”. Fonti del governo: “Fino a 18 miliardi in più di spese militari entro il 2028”
A Donald Trump e alla sua amministrazione che continua a chiedere agli alleati della Nato di aumentare gli stanziamenti per il comparto difesa, ma anche alle opposizioni che accusano il governo Meloni di volerlo fare sottraendo risorse a settori fondamentali come le sanità, la scuola e la cultura. Ha risposto a entrambi il ministro della Difesa, Guido Crosetto, parlando di spese militari in collegamento con la rassegna “Pantelleria, Mediterraneo d’Autore“.
“Penso che non ci sia un’alternativa a far parte della Nato – ha premesso Crosetto -. Se qualcuno ha un’idea diversa la dica, io non voglio allearmi né con la Russia né con la Cina: magari qualcuno pensa sia meglio come obiettivo, ma in quel caso probabilmente non avremmo neanche bisogno di costruirci una difesa perché ci penserebbero loro a gestirci”. Ma il Patto Atlantico comporta degli obblighi: “Se vuoi far parte di questa alleanza, devi rispettare gli impegni presi. Ed è quello che mi sono limitato a ricordare in questi giorni”. Quali impegni? Quelli relativi all’aumento delle spese per la difesa: la Nato ha fissato come obiettivo il 5% del Pil entro il 2035.
“Abbiamo detto che non siamo in grado di raggiungere subito il target di spesa richiesto dalla Nato – ha proseguito Crosetto -. Poniamoci come punto di arrivo il 2035, nel frattempo vediamo se evolve in positivo la situazione del mondo. Magari questo target potremmo in qualche modo sviarlo, ma intanto ci siamo mossi”, ha proseguito il titolare della Difesa, che giovedì ha spiegato a La Stampa: “Quest’anno non è stato possibile destinare integralmente l’incremento dello 0,15%, a causa della procedura di infrazione (per disavanzo eccessivo, ndr), ma confidiamo che possa essere recuperato già nel prossimo esercizio di bilancio. L’importante è mantenere una traiettoria credibile”. La traiettoria potrebbe essere quella fatta trapelare nel pomeriggio all’Ansa da “fonti dell’esecutivo” secondo cui gli impegni per il futuro potrebbero raggiungere il +0,3% nel 2027 e +0,6% nel 2028, per un aumento complessivo di 17-18 miliardi di euro.
A chi contesta l’aumento delle spese militari con la motivazione che la coperta è corta e le risorse necessarie dovranno essere sottratte ad altri comparti, il ministro risponde: “Non ho mai pensato che le spese per la difesa debbano essere messe in alternativa ad altre spese importantissime come la sanità, la scuola, la cultura o qualsiasi altro tipo di spesa sociale. La difesa è il presupposto: senza difesa, senza libertà, non c’è sanità, non c’è cultura, non c’è libertà. Quindi, la difesa è lo strumento con cui si assicura a una democrazia e alle persone la possibilità di vivere in pace e in libertà nei prossimi anni”, ha proseguito il ministro.
Il 7 e l’8 luglio è in programma un appuntamento importante: “Il vertice Nato di Ankara è stato costruito perché vada bene. Gli impegni saranno rispettati, ogni Paese si presenta avendo fatto un pezzo del percorso che aveva detto di voler fare. Per cui io non vedo problemi da questo punto di vista più di quelli che abbiamo avuto al vertice scorso. Poi cosa dirai o farà Trump lo vedremo. Questo sarà un vertice molto breve, nel senso che penso si esaurirà in tre o quattro ore”.
Impossibile non parlare dei rapporti tra Italia e Stati Uniti, dopo l’attacco sferrato da Trump a Giorgia Meloni. “I rapporti reali sono ottimi – ha spiegato Crosetto -, come quelli di un anno fa, di 5 anni fa, a livello di deep state, di rapporti con i ministri, io mi sento con il mio omologo sempre. Trump? Ha il suo modo di fare la politica, di incalzare gli alleati. E’ il suo modo di agire con gli alleati affinché gli alleati reagiscano“.
Sui voli Usa dalle base italiane durante la guerra all’Iran “come avete visto tutti, quando è stato necessario dire di no, questo governo e questo ministro hanno detto no. Mi sembra quindi una delle tante polemiche che potevamo evitarci e che, lette dagli Stati Uniti, portano Trump a chiedersi: ‘Come mai? Cos’hanno gli italiani contro di me?’ Niente. Però sembra che ce l’abbiamo con gli Stati Uniti e che approfittiamo di ogni occasione per attaccarli. Questo non aiuta i rapporti”.
“Nel 2019 c’era il governo Conte, non il governo Meloni, non c’era nessuna guerra particolare, e ci sono stati 790 voli – ha continuato – nello stesso periodo in cui quest’anno ce ne sono stati 513. Questo perché? Perché quelle basi americane lavorano sempre per la parte logistica, manutentiva, eccetera. Sempre, sia che ci siano guerre sia che non ce ne siano. La guerra in Iran non è stata supportata dalle basi logistiche italiane, ma da un imponente schieramento di navi e mezzi che gli americani hanno portato nel Golfo, nel Mar Rosso, nelle basi della penisola arabica e in tutti i paesi circostanti. Perché sono stati bombardati altri paesi da parte dell’Iran e non l’Italia, per fortuna? Perché da quei paesi partivano gli attacchi e da lì veniva fornito il supporto logistico, non dagli altri paesi europei, quindi non c’era bisogno di coinvolgere i paesi europei. Quelle basi sono state utilizzate al 99% per le normali attività. Infatti, i voli sono simili a quelli dell’anno scorso, di due anni fa, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto anni fa”.
“E, come ho detto in Parlamento, nessun problema a fornire al Parlamento o al Copasir, per motivi di sicurezza, l’elenco di tutti i voli di quest’anno e degli ultimi dieci anni, così che possano verificare che ogni volo è stato autorizzato nel rispetto del trattato. Cosa succede? L’Aeronautica Militare, quando riceve la comunicazione di un volo, se quel volo rispetta il trattato viene autorizzato. Se c’è qualcosa che non va, la questione passa al Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, che la trasmette a quello della Difesa, il quale la porta al ministro e chiede: ‘questo volo è al di fuori dei trattati, cosa facciamo?'”, ha continuato Crosetto.
“Gli Stati Uniti si stanno preparando non a una guerra in Iran, né a uno scontro con la Russia. Le due grandi potenze che si confronteranno in questo secolo, speriamo non militarmente, sono la potenza dominante da ottant’anni, cioè gli Stati Uniti, e la potenza emergente, cioè la Cina. Quindi l’obiettivo degli Stati Uniti è tutto concentrato nel vincere la sfida tecnologica sulle materie prime, sulle terre rare, sull’energia con la Cina, ed è una sfida per loro esiziale. All’interno di questo quadro, spingono quelli che considerano alleati a muoversi per costruire le condizioni affinché l’Occidente sia più temuto e ci sia un maggiore investimento in difesa e un maggior coinvolgimento. Alcune regole sfuggono loro; l’ho detto al mio collega”.
“Trump – ha continuato – pensa che l’Italia funzioni come gli Stati Uniti, dove se il Presidente decide di fare la guerra all’Iran, può farlo. L’Italia, la Germania e il Giappone, come ho ricordato al mio collega, sono tre nazioni uscite sconfitte dalla Seconda Guerra Mondiale e la cui Costituzione è stata scritta per evitare che potessero fare guerre. Nessuna delle nostre tre nazioni può dichiarare guerra, come possono fare gli Stati Uniti, la Francia o il Regno Unito, ad esempio all’Iran. Abbiamo bisogno di un mandato internazionale, di far parte di una coalizione, oppure possiamo solo difenderci. Abbiamo quindi regole costituzionali completamente diverse, che gli anglosassoni fanno fatica a comprendere“.