Vandalizzata con insulti omofobi l’auto di Evans Ogbaje, il bomber del Silva Marano che si è dichiarato bisex. Era venuto in Italia per fuggire alle discriminazioni
La giornata di giovedì di Evans Ogbaje, 27enne calciatore nigeriano dichiarato bisex, è iniziata con la scoperta della macchina piena di graffi, una targa divelta, alcuni disegni osceni e la scritta omofoba “troia gay”. Il fatto è avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì a Marano, in provincia di Vicenza, sotto l’abitazione del giovane. Un atto vandalico e un’aggressione omofoba nei confronti di un ragazzo che per tutta la sua vita è scappato dall’odio e dalle discriminazioni.
Il racconto
“Sono uscito di casa poco dopo le 7 – spiega Ogbaje – come ogni mattina, prendo l’auto per andare a lavoro, in un distributore di carburante” nella vicina Zanè. “Ho trovato la carrozzeria in queste condizioni: graffi su tutti i lati, alcuni disegni fallici, la targa rimossa e l’insulto sulla fiancata. Non sapevo cosa pensare, ero schifato, non potevo nemmeno girare in quelle condizioni. Sporgo denuncia ai Carabinieri, vediamo se le telecamere della zona ci aiutano”. La società dilettantistica del Silva Marano, in cui gioca come attaccante, si è attivata per aiutarlo a rintracciare il colpevole. Per ora, il raid alla vettura ha portato un danno economico e umano. “Sono circa tremila euro di danni, tutti a carico mio perché l’assicurazione non copre gli atti di vandalismo”, continua Ogbaje. “Avevo già subito delle discriminazioni perché appartengo alla comunità Lgbt: riuscivo a ignorarle, ma questo è davvero troppo”.
La storia di Ogbaje
Qui è bene fare un passo indietro. Nato in Nigeria, a soli 13 anni venne cacciato di casa dal padre perché preferiva il calcio alla scuola ed era bisex, un orientamento sessuale non accettato nel Paese. Dopo una giovinezza passata alla ricerca della sopravvivenza, attraversò il deserto africano e infine il Mediterraneo, “con il gommone che imbarcava acqua” racconta. Nel 2017, ancora minorenne, Evans raggiunse l’Italia e iniziò un nuovo viaggio che lo portò in Veneto. Oggi è capocannoniere del campionato di Seconda categoria con il Silva Marano e lavora come benzinaio. “Il calcio e la squadra mi hanno salvato la vita, mi hanno aiutato a uscire dal buio e a risollevarmi dai momenti di debolezza”, diceva due mesi fa in una lunga intervista al Giornale di Vicenza. In quel racconto, il ragazzo aveva fatto coming out. “Mi espongo per dare forza a chi è in difficoltà. Mi dispiace vedere ancora dei pregiudizi per l’orientamento sessuale, qualcuno si è allontanato da me per questo; mi dà tristezza, però ho imparato a superarli”.
I messaggi di solidarietà
Eppure, da allora gli insulti omofobi sono aumentati. “Negli ultimi due mesi ho ricevuto varie chiamate da numeri sconosciuti, mi dicevano “frocio, muori”. Non dovevo sottovalutarle, sono arrivati a vandalizzare la mia macchina. Ora ho un po’ di timore: di sicuro è opera di qualcuno che mi conosce e sa dove abito, non capisco come sia possibile, perché io non ho problemi con nessuno. Arrivare a questo punto è molto grave, per pianificare un gesto simile ci vuole un odio incredibile”.
Dopo lo sconforto, il giovane calciatore si è ripreso. Giovedì è andato al lavoro normalmente e ha ricevuto molti messaggi di solidarietà: “Circa 500, anche da sconosciuti”. Oggi, venerdì 3 luglio, ha compiuto gli anni. “Ora va meglio. Ho il supporto della squadra e dei miei amici, sono felice e più tranquillo perché non mi sento solo. Sapere che dietro di me ci sono tutte queste persone mi dà la forza per alzare la testa e andare avanti”.