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La Consulta “salva” il decreto Cutro: “Non sproporzionata la pena di 30 anni per gli scafisti che causano morti”

La Corte costituzionale si è espressa sulla questione sollevata dal gip di Siracusa, che dubitava della legittimità delle sanzioni "esemplari" introdotte dopo la tragedia del 2023
La Consulta “salva” il decreto Cutro: “Non sproporzionata la pena di 30 anni per gli scafisti che causano morti”
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Non sono costituzionalmente illegittime le pene previste per il reato di morte o lesioni come conseguenza dei delitti in materia di immigrazione clandestina, introdotto nel 2023 dal cosiddetto “decreto Cutro” approvato dopo la strage di migranti sulle coste ioniche, in cui morirono 94 persone. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 120, depositata venerdì 3 luglio, pronunciandosi sulle questioni sollevate dal gip di Siracusa in un procedimento penale riguardante il trasporto via mare di 34 migranti. In seguito alla collisione dell’imbarcazione con una motovedetta intervenuta per prestare soccorso, tre persone erano decedute e altre dieci erano rimaste ferite. Il giudice rimettente ha dubitato della proporzionalità delle pene previste dall’articolo 12-bis del Testo unico sull’immigrazione, come modificato nel 2023 dal “decreto Cutro”, che punisce con la reclusione da venti a trent’anni il favoreggiamento dell’ingresso irregolare quando dal fatto derivino, come conseguenza non voluta, la morte di più persone oppure la morte di una persona e lesioni gravi o gravissime ad altre: una norma pensata come sanzione esemplare per gli scafisti, a cui la premier Giorgia Meloni, dopo la tragedia, aveva detto di voler dare la caccia “in tutto il globo terracqueo”.

La sentenza riconosce che il legislatore ha previsto una “risposta punitiva improntata a eccezionale asprezza” escludendo però che essa sia manifestamente sproporzionata rispetto alla gravità dei fatti contemplati dalla norma. Il reato presuppone, infatti, che il trasporto sia effettuato esponendo le persone a pericolo per la loro vita o incolumità oppure sottoponendole a trattamenti inumani o degradanti e che ne derivino la morte o lesioni gravi o gravissime di più persone. La disposizione, sottolinea quindi la Consulta, seleziona “solamente condotte di notevole gravità“, lesive di beni di primaria importanza: la fattispecie tutela non soltanto l’ordinata gestione dei flussi migratori, ma “anche, e soprattutto, la vita e l’integrità fisica dei migranti” coinvolti nel traffico illecito. La misura della pena costituisce pertanto “un segnale della particolare gravità del fatto che il legislatore ha inteso contrastare”, caratterizzato da “un disvalore assai significativo”.

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