Gravissimo episodio di violenza a Napoli: vanno rotte le fitte reti di protezione e di omertà
Inaccettabile, orribile, indegno per una grande città mondo come Napoli. I video della violenta rissa avvenuta nel cuore del centro storico sfociata nella ‘stesa’ e rilanciata dai social e dai mass media rappresentano il peggior biglietto da visita possibile per una metropoli da anni meta turistica e location di grandi eventi.
Ciò che è accaduto lunedì 29 giugno nella zona della Pignasecca alle ore 19.35 è gravissimo. Un episodio che farebbe saltare qualsiasi ministro dell’Interno dalla poltrona e lo farebbe precipitare in città. Improvvise le urla, un capannello di persone che si prendono a botte, un fitto lancio di sedie, cassonetti buttati in strada e caschi gettati con violenza contro auto e moto. Una violenza inaudita culminata con un giovane che scende da un’auto scura, estrae una pistola semiautomatica e comincia a sparare.
Trascorrono pochi minuti e sbuca un ragazzotto incappucciato, vestito di nero che impugna un kalashnikov, cammina tra la folla con il fucile. Sembra un automa. Alla sua vista c’è chi fugge, chi urla e chi resta paralizzato dalla paura. Il criminale vuole farsi vedere, dimostrare la sua forza di fuoco. Il guappo di cartone vuole lanciare un segnale di guerra al gruppo rivale. Ciondola con la testa, si muove come in Gomorra. Una scena talmente inaspettata che qualcuno potrebbe pensare ad una trovata di un regista per riprese sporche così da sfruttare l’effetto sorpresa. Invece è tutto maledettamente vero. Nessuna fiction. Imbraccia un fucile mitragliatore da guerra e semina il terrore. C’è una donna, lo vede, lo conosce, si avvicina e lo spinge in malo modo via. Lui non reagisce. Saranno altri due uomini ad allontanarlo dalla piazza. Poco dopo, nei pressi del luogo della lite, vengono esplosi altri colpi di pistola.
Emerge con forza una realtà che chi abita a Napoli conosce bene: ‘stese’, regolamenti di conti, ferimenti, gravi fatti di sangue non sempre denunciati sono la quotidianità. E poi c’è il tema della disponibilità di tante armi che chiunque, ovunque, può procurarsi in poche ore. Solo nel 2025 ne sono state sequestrate oltre 808. Dall’inizio dell’anno tra Napoli e la sua ampia area metropolitana sono state ammazzate dieci persone, tra loro tre innocenti: Lorenzo Spasiano, 21 anni, Rosario Coppola, 52 anni e Fabio Ascione, 20 anni.
Il degrado, la rabbia, la violenza di strada non è solo collegata alle camorre. C’è una criminalità urbana dalle espressioni multiformi che arricchisce, alimenta e dà linfa ai clan e rafforza i disvalori. È un humus che scorre e vive dentro i quartieri, le piazze, le strade, i vicoli. Un apprendistato segreto, un’educazione napoletana che riguarda e coinvolge tutti indistintamente. A piazzetta Montesanto dopo l’esplosione dei colpi di pistola una donna si è impossessata delle armi e le ha nascoste. Un gesto pavloviano. In alcuni contesti la malavita continua a beneficiare di fitte reti di protezione e omertà, una sorta di vincolo di solidarietà.
C’è poi una fetta cospicua di giovanissimi fuori controllo. Basti pensare che dal 2025 al 2026 circa 6mila minori sono entrati nel circuito penale e 2700 di questi sono imputati per omicidio, tentato omicidio, violenza sessuale e reati associativi. C’è una violenza che non è solo criminale ma espressione di uno sfaldamento educativo, al non rispetto di nessuna regola e di buon senso e riguarda proprio tutti. La risposta della Squadra mobile della Questura di Napoli con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia è stata immediata. Nel giro di poche ore è stata rinvenuta una pistola e trovato il fucile del tipo AK-47 nascosto sotto un auto. La Polizia ha individuato il giovane che ha esploso i colpi di pistola in aria durante la rissa, fermato l’incappucciato ripreso con il kalashnikov e notificato un terzo provvedimento alla donna che ha fatto sparire le armi.
Una fiammata di estrema violenza che interroga chi gestisce l’ordine pubblico del Paese. Dentro Napoli c’è magma vivo, incandescente. Qui è a rischio la coesione sociale, la convivenza civile. Ricordate il drammatico finale di Napoli Milionaria, il protagonista Gennaro Jovine (interpretato da Eduardo De Filippo) spiega che a forza di ripetere di fronte ad ogni accadimento “è cosa ‘e niente” le persone alla fine sono diventate cos’e niente. Siamo alla rimozione totale del male, facciamo finta di niente, indifferenti, cerchiamo giustificazioni con pseudo analisi. Cosa si aspetta a far entrare nelle agende istituzionali la lotta alle camorre e della criminalità urbana? Solo la settimana scorsa ci sono state cinque ‘stese’ tra Quartieri Spagnoli, rione Sanità e San Giovanni a Teduccio e l’uccisione di Lorenzo Spasiano, pare per un diverbio avuto con la persona sbagliata in una partitella di calcetto a marzo scorso.
Quanto accaduto nel tardo pomeriggio di lunedì è la spia di un’escalation fuori controllo. Poteva essere una strage. Queste reazioni violente ci raccontano anche di soggetti criminali che agiscono d’impeto e spesso sotto l’effetto di stupefacenti. Occorre intervenire far sentire la presenza e la forza dello Stato. I napoletani devono reagire, farlo subito. Le immagini della Pignasecca sono uno schiaffo in faccia a chi ama Napoli e la difende.
Diciassette anni fa, il 26 maggio 2009, una pallottola vagante all’ingresso proprio della stazione della Cumana a Montesanto uccise il musicista Petru Birladeanu, la sua fisarmonica è esposta in una teca nello scalo ferroviario a futura memoria, anche in quel caso c’erano dei video, fecero il giro del mondo e indignarono. Si giurò mai più, mai più. Invece i raid sono continuati. Altre chiacchiere, altre promesse. Parafrasando un libro che parla della città direi: “Se potessi non ti regalerei Napoli”.