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Terremoto in Venezuela: tra censure ed estorsioni, si assiste alla militarizzazione dei soccorsi

Brilla per la sua scarsa presenza la decantata Guardia Nacional Bolivariana, che appare più impegnata nella repressione del dissenso che ad aiutare la gente
Terremoto in Venezuela: tra censure ed estorsioni, si assiste alla militarizzazione dei soccorsi
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A 6 giorni dai due terremoti di magnitudo 7,3 e 7,5 che hanno praticamente distrutto le città di La Guaira a 27 km da Caracas e Morón nello stato di Carabobo, il bilancio si aggrava di ora in ora. Le vittime accertate finora sono 1720, oltre 5000 feriti e circa 50.000 dispersi. Il numero delle persone che lamentano danni sono 6,8 milioni secondo stime Onu.

Le critiche feroci da parte di vittime e familiari all’estero, Ong e opposizione, si concentrano sulla militarizzazione dei soccorsi da parte del governo di Delcy Rodriguez, con il paradosso – secondo le denunce – di una scarsa presenza di soldati nelle zone rosse, assenza finora di macchinari pesanti con la scusante che il rumore coprirebbe le grida delle persone sepolte vive, e soprattutto per il numero risibile di marines (130 secondo media italiani) a confronto di due brigate inviate da Cuba malgrado le enormi difficoltà dell’isola. Tutto ciò nonostante il paese sia diventato un protettorato Usa, dopo il sequestro di Maduro a gennaio.

Ma i paradossi non finiscono qui: le restrizioni imposte dal ministro degli Interni Diosdado Cabello (altro sopravvissuto del governo bolivarista) ai soccorsi provenienti dall’estero, sottoposti a una routine burocratica che rallenta gli interventi, sottolineano la politicizzazione della tragedia venezuelana.

Il protocollo imposto ai volontari esteri impone l’iscrizione al centro abilitato nel Poliedro de Caracas, uno spazio nella capitale dedicato agli eventi, e l’assegnazione di un accredito con un codice QR che non è automatico ma soggetto all’approvazione degli Interni. Così per esempio rimangono al palo 41 medici austriaci e tedeschi con un Boeing carico di aiuti bloccato all’aeroporto di Caracas dal 29 giugno.

“Questa selezione dei soccorritori non ha un criterio logico” si sfoga B. residente in Colombia, che lamenta la perdita di una dozzina di familiari a La Guaira, tra cui 8 bambini. “Se è giusto che le autorità coordinino gli interventi per evitare disordini e furti, non si capisce il perché debbano essere bloccati medici europei mentre i delegati cinesi possono usufruire di corridoi agevolati, o meglio, si capisce benissimo: Cabello è un delinquente implicato con narcos quali Tren de Aragua, e cerca di riprendersi l’autorità perduta dopo il raid Usa che non ha incontrato nessuna opposizione da parte dell’esercito venezuelano”.

Le accuse di connivenza di Diosdado Cabello con la maggiore impresa criminale transnazionale venezuelana sarebbero avallate dall’operazione Tokyo, condotta da PDI (Policía de Investigaciones de Chile) in merito al lavaggio di denaro sporco di Tren de Aragua in Cile – frutto di contrabbando, traffico di droga, sfruttamento di minori a scopo sessuale e altre squisitezze del genere – attraverso il business di facciata delle criptovalute, a suo tempo sbandierate da Maduro come soluzione della crisi economica venezuelana.

Parlando di corsie preferenziali, gli Stati Uniti avrebbero già assicurati gli appalti per la ricostruzione, attraverso la creazione di un fondo a New York formalmente intestato al Banco di Venezuela ma sotto il controllo totale del Tesoro Usa. Fondo finanziato dai proventi del greggio estratto in Venezuela.

Amnesty International denuncia la mancanza di informazione da parte delle autorità sulle cifre reali del disastro e la censure della stampa presente: ”Davanti a un’emergenza del genere, ribadiamo l’importanza cruciale di fermare la censura e le restrizioni ai giornalisti e alle piattaforme social, ai fini di tenere la popolazione informata con i maggiori dettagli possibili, aiutando così le Ong a svolgere il loro difficile compito”.

Altra piaga che sta affliggendo la consegna degli aiuti sarebbe quella dell’estorsione: residenti hanno denunciato di aver ricevuto richieste di denaro da parte dei soldati per scavare le macerie, mentre un camionista ha esposto sui social di aver dovuto sborsare mille dollari per avere il permesso di trasportare una gru a Puente Limón nello stato di Aragua.

Attualmente, brilla per la sua scarsa presenza la decantata Guardia Nacional Bolivariana, che appare più impegnata nella repressione del dissenso che ad aiutare la gente. Chi sta tenendo in piedi la baracca al momento è la catena dei volontari civili coadiuvati dalla Croce Rossa Internazionale e dall’Onu.

La mancanza di organizzazione del governo centrale ad interim, e gli episodi di ruberie e corruzione lungo la filiera degli aiuti, riporta alla memoria la tragedia del terremoto di Haiti del 2010 che ne uccise oltre 200mila: quando il governo nazionale non ha né la capacità organizzativa né gli alloggi necessari per le centinaia di migliaia di persone senza più una casa dove passare la notte, e gli ospedali non hanno la capienza necessaria per accoglierli, la presenza della comunità internazionale è necessaria, onde sopperire a queste lacune, fornendo assistenza medica e montando tende e prefabbricati. Esattamente il contrario di quello che stanno facendo i superstiti del governo di Maduro, impegnati nella selezione degli aiuti in base a criteri politici che non privilegiano l’efficienza della macchina organizzativa.

Aspettando, molto probabilmente, che da Washington decidano le priorità sotto l’aspetto assistenziale, legate anche al business della ricostruzione, assai interessante per le società americane con gli agganci giusti nella Casa Bianca.

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