Spunta una lettera di minacce un anno prima della strage di Casalotti a Roma. Oltre 70 segnalazioni per il ricercato
Una lettera anonima arrivata un anno prima della strage potrebbe rappresentare un nuovo tassello nell’inchiesta sul triplice omicidio di Casalotti. Il documento, recapitato nel luglio del 2024 alla casa del padre di Kamal Uddin nel villaggio di Companiganj, in Bangladesh, conteneva una richiesta di denaro e gioielli d’oro accompagnata da una minaccia esplicita: in caso di mancato pagamento sarebbero stati uccisi “il figlio espatriato” e sarebbero state torturate “la moglie e la figlia”. Parole che, dopo il massacro di venerdì sera a Roma, assumono un significato inquietante. Kamal Uddin, 39 anni, è stato ucciso a colpi di mannaia insieme alla moglie Hosne Jahan Momotaj e alla figlia Arowa, di 8 anni, nell’appartamento di via Montiglio. Unico sopravvissuto il figlio maggiore Amir, 20 anni, ricoverato in terapia intensiva neurochirurgica al Policlinico Gemelli dopo un delicato intervento per una frattura cranica. Le sue condizioni sono stabili, ma la prognosi resta riservata.
È stato proprio Amir, prima di essere operato, a indicare agli investigatori il nome del presunto autore della strage: Shahadat Hossain, cittadino bengalese di 43 anni, ricercato da sabato. La Squadra Mobile di Roma ha diffuso la sua fotografia e le generalità, chiedendo la collaborazione dei cittadini. In meno di due giorni sono arrivate oltre settanta segnalazioni da diverse città italiane, tutte al vaglio degli investigatori. La caccia all’uomo prosegue senza sosta. Sono stati intensificati i controlli su strade, stazioni ferroviarie, aeroporti, valichi di frontiera e terminal degli autobus diretti all’estero. Le forze dell’ordine stanno verificando anche casolari e immobili abbandonati dove il ricercato potrebbe essersi nascosto. Tra le ipotesi non viene esclusa nemmeno quella di un gesto estremo.
Gli investigatori stanno inoltre ricostruendo la rete di contatti del quarantatreenne, simpatizzante del Partito Nazionalista del Bangladesh (Bnp), che sui social si presentava come responsabile dell’organizzazione. L’uomo aveva presentato nel maggio dello scorso anno una richiesta di protezione internazionale alla Questura di Frosinone. Moglie e figli vivono nel Regno Unito, circostanza che alimenta il timore che possa tentare di raggiungerli.
Sul movente continuano a convergere diversi elementi. Fin dalle prime ore dell’indagine è stata presa in considerazione una possibile matrice passionale. All’interno della comunità bengalese, infatti, numerose persone raccontano di una presunta relazione tra Hossain e Hosne Jahan Momotaj, mentre altri parlano di una vera e propria ossessione dell’uomo nei confronti della donna, che avrebbe molestato in più occasioni. Secondo alcuni conoscenti, il quarantatreenne si sarebbe trasferito a Roma proprio per seguirla. Altri ritengono che possa essere stato aiutato nella fuga da persone vicine al suo ambiente politico. In questo quadro si inserisce la lettera anonima recapitata in Bangladesh. Il padre di Kamal aveva denunciato immediatamente il fatto alla polizia locale, che aveva avviato accertamenti e disposto misure di protezione senza però riuscire a individuare l’autore della missiva. Oggi gli investigatori stanno verificando se possa esserci un collegamento tra quel documento e il triplice omicidio.
All’interno della comunità bengalese le opinioni sono divise. Molti ritengono che la lettera possa essere stata scritta proprio dal presunto assassino, anche perché la minaccia contenuta nel testo richiama quanto poi accaduto alla famiglia Uddin. Altri, invece, ipotizzano il coinvolgimento di una banda criminale locale conosciuta come “Lal Bahini” o “Armata Rossa”, attiva nella zona di provenienza della famiglia. Nei prossimi giorni saranno eseguite le autopsie sui corpi delle tre vittime. Le salme sono state affidate alla sezione di Medicina legale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e il conferimento dell’incarico ai consulenti è atteso in Tribunale.