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Impianti di sci, cacciatori e moto sui sentieri: così la montagna è sotto assedio

Che l'industria dello sci abbia alimentato per decenni l'economia di alcune aree di montagna è senz'altro vero, però ha completamente trasformato il territorio
Impianti di sci, cacciatori e moto sui sentieri: così la montagna è sotto assedio
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Il presidente degli impiantisti di Confindustria Trento, Luca Guadagnini, ha dichiarato: “Gli ambientalisti possono stare tranquilli, il paesaggio è il cuore della nostra offerta estiva e dunque siamo i primi ad essere interessati a mantenere il territorio così com’è”. Dello stesso parere la presidente di Anef (Associazione degli esercenti funiviari) Valeria Ghezzi, che rivendica “il nostro ruolo come motore dell’economia di montagna e come presidio per la tutela delle Terre alte”.

Che l’industria dello sci abbia alimentato per decenni l’economia di alcune aree di montagna è senz’altro vero, però ha completamente trasformato il territorio con ritorni economici (privati) che non hanno compensato i danni ambientali (pubblici). Nel suo dossier Nevediversa 2026, Legambiente ha contato su Alpi e Appennini 273 impianti sciistici abbandonati e 247 tra alberghi, residence, strutture turistiche e ricettive, complessi militari o produttivi dismessi o sottoutilizzati. Con una crisi climatica evidente e stagioni invernali sempre più brevi, si punta a realizzare ulteriori nuovi impianti: dal Comelico a Monte San Primo fino alle Cime Bianche, per non parlare di casi eclatanti come il Terminillo -dove gli investitori non si sono trovati – o la cabinovia di Socrepes costruita su una frana attiva.

Contestiamo ulteriori strutture ambientalmente insostenibili, la lotta allo spopolamento non si combatte con gli stessi strumenti che nel boom del dopoguerra si sono rivelati utili ma ci hanno portati al punto in cui ci troviamo oggi; occorre investire in servizi per i residenti, dal trasporto pubblico alla sanità e alle scuole, e magari sfruttare i fondi per lo smantellamento delle strutture obsolete recuperando un poco di spazio naturale. Il Pnrr nei suoi presupposti doveva servire anche a quello.

Il famigerato Ddl 1552, riforma dell’attuale legge 157/1992, introduce il ruolo dei cacciatori intesi come “bioregolatori” e la caccia diventa formalmente “attività utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi”. Si prospetta l’estensione dei calendari venatori con limiti meno rigidi sui richiami vivi, un aumento delle specie cacciabili con possibilità di caccia in spiagge e aree protette, anche con l’ausilio di visori ottici notturni; il parere scientifico di Ispra non sarà più vincolante ma meramente consultivo. Per i sostenitori della riforma “nessuno conosce e preserva meglio l’ambiente dei cacciatori, che ne conoscono a fondo le caratteristiche e le leggi, e la cui attività è fondamentale per la conservazione del patrimonio faunistico e dello stesso ambiente”.

Le cronache, anche recenti, dicono altro. Una lettera di richiamo della Direzione generale Ambiente della Commissione Europea (inviata in dicembre 2025) con forti critiche, e una più recente formale richiesta di chiarimenti al Mase da parte del presidente del Comitato permanente della Convenzione di Berna, a cui l’Italia ha aderito con la Legge 503/1981, preannunciano una severa analisi degli osservatori europei.

La fauna selvatica secondo la legge sulla caccia attualmente in vigore è considerata patrimonio indisponibile dello Stato (art. 1 legge 157/1992), ovvero un bene della collettività da proteggere; ora invece deve essere “gestito”, come pare solo i cacciatori possano fare.

Il discorso delle moto sui sentieri è complicato da affrontare in poche righe. Sta di fatto che, a fronte di centauri che si dichiarano rispettosi dell’ambiente e degli escursionisti, troviamo tanti esempi negativi che non si curano delle regole approfittando della cronica mancanza di controlli. Solo pochi mesi fa la testimonianza diretta di una nostra attivista, che è stata minacciata: “ti schiaccio con la moto se ti ritrovo, tanto ho l’assicurazione”. Con i dovuti distinguo – anche tra gli escursionisti troviamo vandalismo – non valutiamo positivamente il cosiddetto escursionismo motorizzato e in generale la presenza per puro divertimento dei motori in quota, utili invece per motivi di servizio. E ora anche le biciclette diventano parte del problema. Il dibattito “la montagna deve essere per tutti” è ricco di sfaccettature.

Riparleremo di questo e altro ancora in modo più articolato; nel frattempo nei palazzi si sta lavorando alla revisione della legge 394/91 sui parchi, immaginiamo già con quali propositi.

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