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Spingitori di Draghi al Quirinale, si ricomincia! – Il commento

Il "Foglio" lancia i dialoghi di Schlein anche con Prodi e Gentiloni, mentre Meloni prenota il Colle per la destra. La rumba per il post-Mattarella è iniziata
Spingitori di Draghi al Quirinale, si ricomincia! – Il commento
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Rieccolo, come ironizzava il grande Fortebraccio sull’Unità quando nel Palazzo si scorgeva di nuovo la sagoma del diversamente alto Amintore Fanfani, uno dei cosiddetti cavalli di razza della Democrazia cristiana buonanima. Altri tempi. Il nuovo “Rieccolo” risponde al nome di Mario Draghi, che ancora non si rassegna al fatto che l’Italia, l’Europa, l’intero orbe terracqueo non attingano più alla sua saccenza di economista traslocato per un breve periodo in politica, appena un anno e mezzo da premier italico, dal febbraio del Ventuno all’ottobre del Ventidue. E così oggi “SuperMario 2, la Vendetta” è ricicciato per la prima volta nel totonomi della Grande Corsa al Quirinale che si terrà tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio del Ventinove, a due anni di distanza dall’apertura della XX legislatura, quella che sarà eletta alle prossime elezioni politiche (aprile del 2027?).

A cominciare la nuova orazione al culto mariano è stato il Foglio, piccolo house organ draghiano, che riferisce l’esito di un colloquio tra l’ex premier ed Elly Schlein. Come è infatti noto ai retroscenisti della politica, la segretaria del Pd nei giorni scorsi ha effettuato una serie di consultazioni per allargare in senso moderato il campo del centrosinistra e stingere un po’ il rosso progressista dello zoccolo duro composto da Pd, M5S e rossoverdi. Schlein ha visto dunque Draghi, Romano Prodi, finanche lo starmeriano Paolo Gentiloni. Nel corso del colloquio con SuperMario sarebbe appunto riemerso il fantasma del Colle edizione Ventinove. Dinnanzi all’ipotesi prospettata dalla giovane Elly, novella emula del disastroso Enrico Letta, segretario del Pd nel fatale Ventidue della vittoria meloniana, Draghi non avrebbe detto nulla. Muto. Tale e quale a Vincenzo Pentangeli, il fratello del boss Frank che avrebbe dovuto accusare Michael Corleone, in una delle più famose scene del Padrino – parte II.

Del resto il silenzio di Draghi ha le sue ragioni. Eletto capo dello Stato in pectore alla vigilia delle urne quirinalizie del 2022, il premier allora in carica scoprì che stava sugli zebedei all’intero Parlamento. La sua candidatura non decollò mai: cinque voti al quarto scrutinio, tre al quinto, cinque al sesto, due al settimo, cinque all’ottavo che consacrò il bis di Sergio Mattarella. La mancata elezione fu una questione per tutta la famiglia Draghi. Nell’autunno del 2021 la moglie Serenella confidò le sue preoccupazioni a un fidato barista, che poi riassunse così lo stress della coppia mariana: “Ha detto sì, sì, sicuramente lo farà (il capo dello Stato, ndr). Me lo ha detto un po’ sconsolata, perché saranno molto impegnati. Di solito stavano sempre a Città della Pieve, andando al Quirinale sarà molto più complicato”. Invece, Città della Pieve forever.

In ogni caso, il presunto endorsement di Schlein per SuperMario è la conferma che le manovre per la successione a Mattarella Secondo sono in corso da mesi. Un’altra conferma l’ha data la stessa Giorgia Meloni a Nicola Porro quando ha annunciato che sarebbe ora di rompere il tabù di un presidente della Repubblica proveniente dalla destra, moderato o postfascista che sia. Sì, il pensiero va al busto larussiano del Duce al Colle, ma al momento il candidato della maggioranza sarebbe l’ex An Alfredo Mantovano, uno dei due potenti sottosegretari di Palazzo Chigi (l’altro è Fazzolari). Circolano anche i nomi di Guido Crosetto, bellicista liberale e bipartisan, e Raffaele Fitto, democristiano di FdI trasferitosi a Bruxelles. Sulla sponda opposta i nomi sono noti: Pier Ferdinando Casini, Pier Luigi Bersani, il citato Gentiloni. L’altra sera, in una trasmissione tv, Walter Veltroni, quirinabile da almeno un decennio, ha riproposto il metodo Ciampi, quando l’ex governatore di Bankitalia indi premier fu eletto nel 1999 dalla maggioranza di centrosinistra e dall’opposizione berlusconian-finiana. Ma è impossibile fare previsioni fino a quando non si saprà con quale legge elettorale sarà eletto il prossimo Parlamento e soprattutto chi vincerà. Anzi, il rischio forte è che le elezioni politiche si trasformino in una doppia campagna elettorale: per il premier e per il capo dello Stato.

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