Il mondo FQ

Operare un bambino e temere di aver sbagliato qualcosa: nella prossima vita voglio essere un golden

Vedere un bambino disteso su un lettino operatorio, il tubo che gli esce dalla gola, era una scena che non mi capitava da qualche tempo, non mi è mai piaciuta
Operare un bambino e temere di aver sbagliato qualcosa: nella prossima vita voglio essere un golden
Icona dei commenti Commenti

di Angelo Bianco

Ero appena arrivato in ospedale, la prima consegna è “c’è da andare in pediatria a suturare la ferita di un bambino”. Ci vado subito, non ho ancora preso il caffè, il reparto dei piccoli è vicino allo spaccio, prendo due piccioni con una fava.

“Quanti anni hai?”, mi apre tutte e due le mani, ha l’età di mia figlia, Allegra, ma ne dimostra di meno, lei ha un paio di etti in più! “Come ti chiami?”, muove le labbra ma ha dolore, è la mamma a dirmi il nome, è un dominicano, lui ha qualche etto in più di melanina. Ha una fasciatura che gli contorna il fianco, è sporca di sangue, l’infermiera comincia a rimuoverla, “cos’è successo?” La mamma mi spiega che era salito sulla tazza del bagno per prendere in un armadietto il gel dei capelli, voleva farsi bello ma è caduto, si è rotta la plastica, gli ha procurato un taglio ma nessuno sembra essere preoccupato e io, invece, mi preoccupo, sempre, quando lo vedo fare alle mie bimbe, la disattenzione fa guai seri.

È uno squarcio profondo, vedo una costa, un centimetro più in giù c’è il polmone, “c’è da portarlo subito in sala operatoria, l’allerto io”, è un guaio serio. La mamma si mette a piangere, ho come l’istinto di rimproverarla ma dovrei farlo prima con me, penso ad Allegra che è narcisa e ha dei capelli ricci meravigliosi e capricciosi, “stia tranquilla, chiudiamo la ferita, ci vorrà solo qualche giorno di pazienza e poi rimetterà il gel”.

Vedere un bambino disteso su un lettino operatorio, il tubo che gli esce dalla gola, era una scena che non mi capitava da qualche tempo, non mi è mai piaciuta, da quando sono papà non lo è ancora di più. Inizia l’intervento, la ferita è anche più estesa di quella che era sembrata e, infatti, appena divarico un po’ di più, per vedere meglio, comincia a sanguinare, assai. Dopo la terza garza intrisa di sangue, senza capire da dove ne sta sgorgando senza sosta, comincio a sudare, c’è un bambino sotto le mie mani, sono in apnea.

Finalmente, vedo la bocca dell’arteria e quando la chiudo e smette di sanguinare, ritorno a respirare. Controllo, ricontrollo ma non c’è più sangue, ricostruisco la ferita, sono soddisfatto. Esco dalla sala, vado dalla mamma, la tranquillizzo, torno a casa, racconto la scena alle bimbe in seduta plenaria, voglio tranquillizzarmi: “non arrampicatevi mai più sulle sedie!”, c’è Thea, che scodinzola e Pia “ha fame, sono finite le crocchette”! Usciamo tutti, c’è da andare a far rifornimento per la golden, Daphne è già salita sulle mie spalle, “papà, posso prenderle anche un giochino?”

Stiamo per entrare nel negozio, squilla il cellulare, è il mio primario: “Angelo, dove sei, il bambino sta male, cos’è successo in sala operatoria? Ritorna a vederlo”. Il peso di Daphne si triplica, ho le ginocchia che quasi cedono, lei salta giù, io rimango fermo a pensare “sta sanguinando ancora? Ma avevo controllato bene”, guardo Pia, “devo correre in ospedale, il bambino sta male”. Comincio a girarmi intorno e non so manco io perché, sto cercando una risposta che non ho.

Ritorno a casa di corsa, apro il bauletto dello scooter, c’è il casco ma risquilla il cellulare, è un collega, penso subito al peggio, sono secondi interminabili: “Angelo non venire, il bambino sta bene, ha fatto l’eco, non c’è sangue, ha solo dolore, stai tranquillo, si è ripreso”.

“Grazie” non so dire altro, rimetto il casco nel baule assieme a tutti gli altri brutti pensieri. Ritorno al negozio, Daphne “papà, prendiamo questa corda per Thea, così si sfoga” e io “pigliane due, una la uso io”.
Ritrovarsi nell’inferno del dubbio più atroce, “un bambino sta male per colpa mia”, perdersi nel dubbio “cosa ho sbagliato” è un attimo che ti ruba anni di vita.

È il mio lavoro ma a nessuno sia concesso dire “e se fosse stato tuo figlio?” perché io dentro quel bauletto ho tutte le storie dei miei pazienti che ho curato senza sconti per peso, età, colore e appartenenza familiare. Thea scodinzola, domani andiamo al mare, ha una corda nuova, è antistress, nella prossima vita voglio essere un golden.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione