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Palestra, l’Inter e una partita già decisa: perché oggi sono i procuratori a vincere il mercato | Il commento

Il passaggio al Chelsea racconta molto più di un trasferimento: il dominio economico della Premier e le debolezze del calcio italiano che ancora non riesce a fare sistema
Palestra, l’Inter e una partita già decisa: perché oggi sono i procuratori a vincere il mercato | Il commento
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La vicenda di Marco Palestra e del suo passaggio al Chelsea, in un affare da 60 milioni di dollari più un contratto da favola per il giocatore, quando sembrava a un passo dall’accordo con l’Inter, ribadisce il concetto che il calcio, oggi, è saldamente nelle mani del dio denaro. Nulla di sorprendente, of course. Il money da sempre governa il mondo, ma le modalità che hanno orientato il trasferimento di un ragazzo di 21 anni con un’ottima stagione a Cagliari alle spalle e un futuro tutto da scrivere, si prestano a un’analisi più approfondita.

È chiaro che di fronte alla potenza economica della Premier anche il club italiano in questo momento più rappresentativo, ovvero l’Inter, sia costretto a subire la legge del più forte. La lega inglese da tempo straccia le altre leghe mondiali. Basta un dato per capire: conquistare la terza promozione dalla Championship attraverso i playoff significa incassare una somma superiore al premio che si porta a casa la vincitrice della Champions. L’ultima della Premier guadagna più di chi si cuce sul petto lo scudetto.

Ma se a questo scenario aggiungiamo le strategie dei procuratori, la partita diventa impossibile. L’agente di Marco Palestra è il romano Alessandro Lucci, 60 anni, partito dalla moda (studio Versace) e approdato al calcio alla fine del decennio dei Novanta. Nel 2002, fondò la World Soccer Agency ed è stato premiato per tre volte “Miglior Procuratore Sportivo” dall’Italian Sport Awards. Nel suo portafoglio c’è una discreta galleria di campioni tra i quali oggi spiccano i nomi di Riccardo Calafiori, Moise Kean, Marco Carnesecchi. Lucci è riuscito a penetrare nel corso del tempo il difficilissimo mondo del calcio inglese: ha portato Kulusewski al Tottenham e lo stesso Calafiori all’Arsenal. Nel 2015 trattò con il Chelsea l’operazione-Cuadrado. Conosce tutti, parla le lingue, ci sa fare – nonostante non risulti simpatica la sua aria da Marchese del Grillo “io so io e voi….” -, ma, soprattutto, conclude ottimi affari e nel suo mestiere un agente viene misurato sull’entità del denaro che fa guadagnare agli assistiti. Naturalmente, più è elevato l’affare, più è consistente la parcella e quella legata all’operazione-Palestra farà trascorrere a Lucci un’estate serena e forse anche un inverno spensierato.

Nella questione-Palestra, la sensazione, forte, è che l’Inter sia stata usata come una pedina della scacchiera di Lucci. Nulla di sconvolgente per carità, ma sottolinearlo non è lesa maestà. Si fa per una serie di ragioni: per alzare il prezzo, per forzare la mano e per arrivare a dama, come si dice in gergo, con buona pace di tutti, esclusa l’Inter naturalmente: del giocatore, del Chelsea e di Lucci.

C’è infine una considerazione di fondo: il denaro è importante, ma nella carriera di un ragazzo di 21 anni bisogna pensare anche a altro, non solo al portafoglio. È fondamentale guardare lontano, avere una visione che non si limiti a ingrossare il conto in banca. Il Chelsea rappresenta per Palestra una opportunità importante, ma anche un salto nel buio. Nel passaggio da Abramovich alla proprietà attuale, i Blues hanno ribadito la loro natura di club imprevedibile. Il Chelsea è un treno di lusso usa e getta: se va bene il viaggio prosegue, ma quando insorgono problemi, alla prima stazione ti fanno scendere dal vagone, senza pensarci troppo. All’Inter il processo di crescita di Palestra avrebbe sicuramente goduto di maggiori garanzie. Come sottolinea Beppe Bergomi “Palestra nell’Inter, grazie allo stile di gioco, poteva diventare il nuovo Hakimi”. Consacrarsi nell’Inter non ha poi un peso inferiore rispetto a un eventuale successo con la maglia del Chelsea: il club nerazzurro ha uno status mondiale.

Sullo sfondo, la questione della nazionale, il peso del nostro calcio e il bene comune. Fino a quando in Italia non si svilupperà il concetto di sistema in tutte le sue componenti, risalire la corrente sarà davvero difficile. Concetto, questo, che deve essere bene chiaro in federazione e nelle leghe, dove, invece, la parola sistema fa venire le bolle a molte persone.

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