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Glifosato, i consumatori non possono fare causa a Bayer: la Corte Suprema tutela il colosso, come voleva Trump

Dopo mesi di pressioni da parte di Washington, con sette voti a favore e due contrari, i giudici stabiliscono che il la società non doveva apporre alcun avvertimento sui rischi dell'erbicida Roundup
Glifosato, i consumatori non possono fare causa a Bayer: la Corte Suprema tutela il colosso, come voleva Trump
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La Corte Suprema si schiera a favore di Bayer in una sentenza che potrà bloccare migliaia di cause intentate da persone che sostengono di aver sviluppato il linfoma non-Hodgkin a causa del Roundup, erbicida a base di glifosato venduto dall’ex Monsanto. In migliaia hanno accusato il colosso (che ha acquistato Monsanto per oltre 60 miliardi di dollari) per le mancate avvertenze sui rischi del prodotto. Con sette voti a favore e due contrari, quelli di Ketanji Brown Jackson e Neil Gorsuch, la Corte Suprema ha stabilito che i consumatori non possono fare a causa a Bayer per la mancata apposizione di un’avvertenza sul rischio di cancro, dato che l’Epa, l’autorità di regolamentazione federale aveva stabilito che tale avvertenza non fosse necessaria. Le cause per il Roundup, tra l’altro, sono già costate negli anni a Bayer oltre 10 miliardi di dollari. In Borsa, dopo la sentenza, il titolo è decollato registrando un balzo del 17%.

Il caso Monsanto contro Durnell

La Corte Suprema ha esaminando il caso di John Durnell, un uomo che ha sviluppato un linfoma non-Hodgkin dopo anni di contatto con l’erbicida Roundup, venduto dall’ex società Monsanto, ora di proprietà della tedesca Bayer. Durnell ha fatto causa all’azienda, accusandola di non aver adeguatamente avvertito i consumatori sui potenziali rischi cancerogeni legati all’uso del diserbante. Una giuria del Missouri gli ha dato ragione nel 2023, ma a gennaio 2026 la Corte Suprema ha accettato il ricorso dell’azienda. Bayer si è difesa sostenendo che l’Epa (l’agenzia ambientale Usa) ha ripetutamente stabilito che il glifosato non è cancerogeno, approvando etichette dei prodotti senza la relativa avvertenza e che la legge federale sulla disciplina dei pesticidi (Fifra, Federal Insecticide, Fungicide, and Rodenticide Act) già preveda la prevalenza federale. Gli Stati, dunque, non potrebbero imporre avvertenze sui rischi di cancro se l’Epa non le ritiene necessarie. Nella sentenza, la Corte Suprema ha confermato questa argomentazione: “In conformità con l’opinione dell’Epa, secondo cui il glifosato non è probabile che causi il cancro negli esseri umani, l’agenzia non ha richiesto etichette sui pesticidi a base di glifosato come Roundup, per includere un avviso di cancro”. Due i giudici contrari. “La Fifra limita espressamente l’autorità degli Stati di regolamentare le etichette dei pesticidi, ma non elimina tale autorità” ha scritto il giudice Jackson nel suo parere contrario. Di fatto, però, la decisione della Corte significa un blocco per tutte le diverse migliaia di cause pendenti contro la Monsanto, che partivano proprio dalla denuncia del mancato avviso sui rischi del prodotto.

Le pressioni dell’amministrazione Trump

“Il fatto che l’Epa abbia approvato un’etichetta di pesticidi – ha commentato Patti Goldman, avvocato senior l’organizzazione no-profit ambientale Earthjustice – non significa che un prodotto sia sicuro e non dovrebbe diventare uno scudo per le aziende che non riescono ad avvertire dei rischi di cancro, danni neurologici e altri gravi pericoli”. La sentenza arriva dopo mesi di polemiche e pressioni. L’amministrazione di Donald Trump ha spinto perché si arrivasse alla tutela della Bayer, che ha investito molto nell’attività di lobbying, più di 9 milioni di dollari nel 2025. D’altronde l’azienda tedesca aveva raggiunto nel 2020 un patteggiamento da 10,5 miliardi di dollari, per chiudere circa 95mila cause negli Stati Uniti. A febbraio 2026, poi, ha proposto un nuovo accordo da 7,3 miliardi di dollari per chiudere altri contenziosi legati al glifosato. Nello stesso mese, Trump ha firmato un ordine esecutivo, sostenendo che il glifosato è fondamentale per la difesa nazionale e invocato il Defence Production Act del 1950. E facendo infuriare attivisti ambientali e sostenitori del movimento ‘Make America Healthy Again’, perché il provvedimento non solo mira a garantire una fornitura stabile di erbicidi, ma fornisce anche una forma di protezione limitata alle aziende.

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