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Tre gip per gli arresti, l’allarme dell’Anm: “Il rinvio non basta, rischio di paralisi anche sui reati di mafia e codice rosso”

Il presidente dell'Associazione magistrati in audizione al Senato: "Norma irrealizzabile con le attuali piante organiche". Le opposizioni: "Nordio ha sbagliato tutto, ora intervenga"
Tre gip per gli arresti, l’allarme dell’Anm: “Il rinvio non basta, rischio di paralisi anche sui reati di mafia e codice rosso”
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Con il gip collegiale voluto dal governo “si rischierà la paralisi” nei piccoli tribunali, mentre in quelli grandi e medio-grandi il pericolo è di “un significativo rallentamento nell’emissione delle misure cautelari“, anche per i reati di mafia e di violenza di genere. A ribadirlo è il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Tango, in audizione in Commissione Giustizia al Senato sul decreto che ha rinviato l’entrata in vigore della norma contenuta nella legge Nordio del 2024. In base a quella previsione, dal prossimo 25 agosto, a decidere sulle richieste di custodia cautelare in carcere non avrebbe più dovuto essere un solo giudice, ma un collegio di tre: una trovata “garantista” palesemente inapplicabile per mancanza dei magistrati necessari, e perciò rimandata di sei mesi al 27 febbraio. Per il sindacato delle toghe, però, non basta: pur accogliendo “con favore” il rinvio, Tango mette in chiaro “che questa non può rappresentare la soluzione al problema”, vista la “irrealizzabilità in concreto di tale istituto senza la sostanziale modifica delle attuali piante organiche”. Più della metà dei tribunali, infatti, hanno in organico un numero di gip uguale o inferiore a tre: decidere sull’arresto di un indagato, inoltre, rende un magistrato automaticamente incompatibile a occuparsi delle fasi successive del procedimento, a partire dall’udienza preliminare.

Per comporre i collegi, quindi, “si creerà la necessità di andare ad attingere dal bacino dei giudici assegnati al settore penale, che però a loro volta saranno distolti dal loro ruolo, sino ad arrivare, come è altamente prevedibile, alla necessità di applicazioni dal settore civile e del lavoro“. Questo, spiega il presidente Anm, avrà “una duplice conseguenza negativa: creare ulteriori lungaggini processuali, vanificando i risultati appena raggiunti in vista del Pnrr”, ma anche “distogliere chi fino al giorno prima si era occupato di tutt’altra materia per andare a comporre collegi in cui, inevitabilmente, potrà fornire un contributo limitato”. Non solo: “Tali continue applicazioni”, avverte Tango, “non faranno altro che rallentare notevolmente anche i tempi per l’emissione delle stesse misure cautelari, che ontologicamente, per loro stessa natura, sono per definizione urgenti. Pensiamo alle misure cautelari legati ai reati mafiosi e ai pregiudizi per la collettività nel caso in cui queste tardino ad arrivare, oppure a quelle legate ai reati del “codice rosso” e ai pericoli che può correre la persona offesa nel frattempo”. In alternativa, la mancanza di personale potrebbe costringere a dedicarsi “esclusivamente all’evasione delle richieste di misure cautelari, trascurando tutto il resto” come accaduto di recente a Milano e a Roma, dove i capi degli uffici gip hanno dovuto limitare l’attività ai provvedimenti urgenti.

Le parole di Tango sono un assist per le opposizioni: “I provvedimenti del governo portano ulteriore inefficienza al funzionamento della giustizia, anzichè migliorare il servizio per i cittadini. Come al solito Nordio e il suo governo hanno sbagliato tutto, ma è evidente che questa proroga cambia poco o nulla”, affondano i senatori M5s in Commissione Giustizia, Roberto Scarpinato, Ada Lopreiato e Anna Bilotti. Per il Pd interviene la senatrice Enza Rando, responsabile Legalità e lotta alle mafie: “Non possiamo permetterci che scelte normative prive di un adeguato supporto organizzativo finiscano per compromettere la capacità dello Stato di contrastare le organizzazioni mafiose e di garantire una risposta rapida nei procedimenti più delicati. Il governo ascolti i rilevi e intervenga per correggere misure dannose per il sistema”, chiede. Completamente diverso il punto di vista di Enrico Costa, capogruppo alla Camera di Forza Italia, il partito che si è opposto fino all’ultimo al rinvio della norma: “Il gip collegiale è essenziale per scongiurare l’abuso di custodia cautelare e deve essere necessariamente introdotto. Le posizioni dell’Anm sono figlie delle resistenze dei pm che vorrebbero vedersi accogliere in modo automatico le richieste cautelari, come accade nella stragrande maggioranza dei casi”, accusa.

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