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Ritrovate le sorelle sparite dalla casa famiglia: in carcere la madre, il suo compagno e il nonno. Sono accusati di sequestro

Alisya e Sarah Di Giacinto stanno bene, erano sparite la notte tra il 6 e il 7 giugno. Il procuratore: "Quando le abbiamo trovate le due sorelle non hanno fatto salti di gioia"
Ritrovate le sorelle sparite dalla casa famiglia: in carcere la madre, il suo compagno e il nonno. Sono accusati di sequestro
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Dopo 15 giorni dalla scomparsa dalla casa famiglia, le due sorelline abruzzesi di 16 e 12 anni sono state ritrovate ieri sera a Formia, e stanno bene. Da Civitella Alfedena, provincia dell’Aquila, Alisya e Sarah Di Giacinto erano sparite la notte tra il 6 e il 7 giugno. Nelle prime ore di questa mattina, intorno alle 5, sono state sottoposte a fermo di polizia la madre delle due ragazze, Valentina Dacunto, il compagno della donna, Vincenzo Esposito, e il padre della donna, Marco Dacunto. Per loro la Procura di Sulmona ha formalizzato l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso. I tre indagati sono stati ascoltati dal procuratore capo, Luciano D’Angelo, nel corso di lunghi interrogatori proseguiti fino alle prime ore del mattino. Al termine, i tre sono stati trasferiti in carcere: a Sulmona i due uomini, a Teramo la madre delle ragazze. Le due sorelle saranno affidate al sindaco di Formia per trovare una sistemazione idonea.

Il procuratore: “Quando le abbiamo trovate, si sono chiuse a lungo nella stanza, senza salti di gioia”

Le due ragazze non erano felici del ritrovamento, secondo il procuratore della Repubblica di Sulmona Luciano D’Angelo: “porto dentro di me il piacere di averle trovate, ma anche il dolore del colloquio che ho avuto con loro: quando noi abbiamo trovato le bambine non hanno fatto salti di gioia, si sono chiuse per un lungo periodo di tempo all’interno della stanza nella quale avevano vissuto tutti questi giorni anche quando non erano cercate”, ha dichiarato il magistrato nella conferenza stampa in tarda mattinata. Secondo indiscrezioni filtrate alle agenzie, soprattutto la più grande non è stata particolarmente lieta di andare via seguendo i carabinieri.

“Quello che dicono le bambine non ha un suo significato, non nel senso che non sia importante, ma da un punto di vista giuridico. Avremo modo di verificare come si sia sviluppato questo senso di predilezione nei confronti dell’uno o dell’altro” genitore, ha specificato D’Angelo rispondendo alla volontà espressa dalle sorelle di stare con la mamma.

Il magistrato ha esortato a mantenere il riserbo sulla privacy delle ragazze: “Qui non stiamo per festeggiare e magnificare degli arresti, delle catture, ma la liberazione di due ragazze che, per un periodo di tempo, abbiamo temuto anche non poter rivedere mai più. Ieri abbiamo trovato le ragazze, stanotte abbiamo iniziato la prima fase di un procedimento: abbiamo emesso un decreto di fermo che adesso dovrà essere sottoposto al vaglio indispensabile del giudice. Quello che però mi preme chiedere: vorrei che d’ora in avanti su questa vicenda vi disinteressaste delle ragazze”.

Il ritrovamento in una casa popolare a Formia, tra gli applausi dei residenti

Le due minorenni sono state rintracciate a Formia dalle forze dell’ordine, in un’abitazione popolare di Formia, a circa 110 chilometri dalla casa-famiglia di Civitella Alfedena. Alisya e Sarah erano ospitate e nascoste nell’appartamento di un’anziana di circa 80 anni. Un lungo applauso dei residenti radunato attorno al caseggiato, ha accompagnato il ritrovamento delle ragazze nel quartiere popolare di Rio Fresco. La donna, una parente della mamma chiamata zia dalle ragazze, è indagata a piede libero.

“Non sapevo nulla, me l’hanno portate e basta”, ha dichiarato lei, intervistata da Rainews24, raccontando di non aver saputo nulla della scomparsa e della ricerca delle ragazze. Riguardo la madre che le ha affidato le ragazze: “Mi ha detto: ‘mi può tenere le due bambine?’ e basta. Io ho detto ‘perché no'”. La donna ha aggiunto di non essere mai uscita con le bambine. “Io non esco già di mio – ha sottolineato -. Mi dispiace, adesso sto male io”. Gli investigatori stanno ora ricostruendo con precisione i rapporti di parentela e le responsabilità delle persone coinvolte nella vicenda.

La svolta nelle indagini è arrivata da “una videochiamata della mamma nei confronti di un numero di telefono che era attenzionato intestato a un pachistano, facente parte di un gruppo di schede clandestinamente attivate a Napoli un paio di giorni prima della scomparsa”, ha dichiarato Luciano D’Angelo. “Tra i tanti difetti della mamma – ha aggiunto – c’era anche quello di mantenere il controllo. Non poteva rimanere giorni e giorni senza contattare le figlie”.

Il papà in ospedale: “Si inizia una nuova vita, si riparte da zero”

Il papà di Sarah e Alisya, Stefano Di Giacinto, è stato portato in ospedale per un malore dopo aver appreso la lieta notizia. “Ha avuto un crollo dovuto alla forte emozione e ora si trova in ospedale”, ha dichiarato all’ANSA Alessia Natali, referente per l’Abruzzo dell’associazione Penelope. Ma ha espresso tutta la sua gioia in un post su Facebook: “Alisya e a Sarah sono sane e salve dopo due settimane terribili fatte di ansia preoccupazione ma mai ho pensato in negativo. Si inizia una nuova vita si riparte da zero, 10 anni di battaglie con lieto fine. Diamo tempo alle ragazze di riprendersi gli anni che qualcuno ha negato loro di potersi godere. Papà c’è. Vi amo”.

Francesco Riccardi, avvocato del padre delle ragazze, ripercorre le date fondamentali: il 21 ottobre 2023 – stando al legale di parte – la ragazze sono state tolte ai genitori e portate via mentre erano a scuola. Con provvedimenti del Tribunale di Cassino del 28 maggio scorso, ha ricordato Ricciardi, la madre delle due ragazze è stata privata della responsabilità genitoriale e condannata al risarcimento nei confronti del padre e delle figlie per danni morali e psicologici. “Una sentenza storica”, ha rimarcato.

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