Giappone, mancano eredi maschi e la premier vuole “allargare” la famiglia imperiale: ma esclude ancora le donne (e la principessa Aiko) dalla successione
Ce ne sono state ben otto nella millenaria storia del Giappone. Otto imperatrici che nel tempo hanno regnato sulle isole nipponiche la cui grande progenitrice – secondo la mitologia- è la splendente Amaterasu Omikami, dea del Sole. Oggi tuttavia, la prima ministra donna del Giappone post seconda guerra mondiale, si sta lasciando sfuggire l’occasione di ridare legalità alla successione imperiale femminile, schierandosi a favore dell’esclusività maschile al trono del Crisantemo. Nonostante i molti impegni istituzionali dentro e fuori il Paese, Takaichi Sanae fin dall’inizio del suo incarico si è dimostrata ostinatamente decisa a mantenere l’esclusiva discendenza maschile, per la seguenti sintetica ragione: “Si ritiene opportuno limitare l’idoneità ai discendenti maschi della stirpe imperiale”.
Peccato che nella famiglia imperiale scarseggino i possibili eredi maschi, e ne siano rimasti solo tre: il principe Fumihito (60 anni), suo figlio principe Hisahito (19 anni), e lo zio senza figli Masahito principe di 90 anni. Questo significa forse che la soluzione sia “inserire” più uomini? Parrebbe di sì, perché pur di non permettere che ad ascendere al trono sia una donna, l’attuale maggioranza di Governo sta per far approvare dal Parlamento un progetto di legge volto a consentire alla famiglia imperiale di adottare parenti maschi, reintegrando tramite adozione i discendenti in linea diretta di ex membri della famiglia imperiale diventati cittadini comuni dopo la seconda guerra mondiale. Unica concessione dal sapore vagamente pro-donne è consentire loro di rimanere nella famiglia imperiale dopo il matrimonio, diversamente da quanto in vigore fino ad oggi quando un volta sposate le ragazze imperiali smettono di essere principesse e affini.
Perché tale accanimento contro una possibile imperatrice, quando l’attuale coppia regnante, formata da Masako e Naruhito, ha una figlia di 24 anni che sarebbe di fatto l’erede naturale? L’unica risposta sensata è purtroppo prendere coscienza che la politica e alcuni aspetti della società giapponese sono di fatto gestite da una maggioranza di uomini conservatori di una certa età e che l’attuale donna al governo (a prescindere dall’età anagrafica) , non si discosta dalla via tracciata ottanta anni fa, anzi la sostiene con fervore. Discepola del politico Abe Shinzo, l’ex primo ministro che godeva di un ottimo rapporto d’ amicizia con Donald Trump, Takaichi Sanae ne continua le posizioni politiche, probabilmente felice del recente commento del presidente degli Stati Uniti che a conclusione del G7 a Evian ha affermato : “Tra i leader del mondo Takaichi è la mia più grande fan”.
Intervistato dal Japan Times, un esperto di questioni relative alla famiglia imperiale sostiene che LDP e l’alleato partito di coalizione Nippon Ishin no Kai, perseguono la volontà degli ultra conservatori e conservatrici, ovvero mantenere una mentalità patriarcale tipica dell’era Meiji (1868-1912) quando nel 1889 entrò in vigore della Legge sulla Casa Imperiale, una visione che gode del sostegno dei più anziani della popolazione, che vivono per lo più nelle zone rurali del Paese.
E pensare che il dibattito sulla possibilità di ammettere al trono un’imperatrice era emerso già venti e più anni fa quando sia il principe ereditario Naruhito e la moglie Masako, sia il fratello principe Fumihito e consorte, avevano tutte figlie femmine: la principessa Aiko, la principessa Mako e la principessa Kako. L’allora primo ministro Junichiro Koizumi prese in considerazione la possibilità di modificare la Legge sulla Casa Imperiale, ottenendo un forte appoggio popolare. La procedura però fu accantonata nel 2006 quando la moglie del principe Fumihito, principessa Kiko, diede alla luce il principe Hisahito.
Nato il maschio tutto stoppato. Con Takaichi Sanae si è addirittura tornati indietro sul tema dei diritti degli individui, in quanto la prima ministra non solo impallidisce all’idea di una imperatrice, non intende neppure permettere alle donne di usare il proprio cognome una volta sposate invitandole perentoriamente a prendere quello del marito né concede, non sia mai, il matrimonio fra persone dello stesso sesso.
Un vero peccato perché la giovane principessa Aiko è amatissima dai e dalle giapponesi come si evince da un recente sondaggio condotto dal quotidiano Asahi Shimbun, secondo cui il 72% degli intervistati la vedrebbe più che volentieri imperatrice. Da dopo la laurea conseguita all’Università Gakushuin, Aiko lavora part-time presso la Croce Rossa Giapponese della capitale e rappresenta la famiglia reale in eventi internazionali di rilievo. Resta da interrogarsi su come sia possibile che la prima ministra (che ha ottimi rapporti con la collega italiana Meloni) si stia dimostrando così poco amica delle cittadine, e pure delle principesse che rappresenta.