Alpi Apuane, stop alla riapertura della cava Cresta degli Amari: “Le aree rinaturalizzate non si toccano”
“Le cave rinaturalizzate non possono essere interessate da attività estrattive né a cielo aperto né in sotterraneo”. Con queste parole nette, scritte il 12 febbraio 2026, ma rese pubbliche solo nei giorni scorsi, la Conferenza dei Servizi indetta per verificare la conformità alla normativa regionale dei Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi (PABE) presentati dal Comune di Massa chiude il capitolo della riapertura della cava Cresta degli Amari, nel Parco delle Alpi Apuane. Anche se l’ufficialità arriverà solo al termine del procedimento di approvazione dei PABE, gioiscono gli ambientalisti che si erano schierati a difesa di questo clivo verde nell’area di Pian della Fioba del Parco delle Alpi Apuane, a pochi passi dalla falesia “Campaccio”, attrazione per gli appassionati di arrampicata che vi arrivano da ogni parte d’Italia. “È una vittoria della società civile contro la malapolitica che amministra il territorio, che vede nelle Apuane solo marmo da estrarre e non sa immaginare un futuro diverso per le nostre montagne” commenta a ilFattoquotidiano.it Andrea Ribolini, dell’Associazione Aquilegia, tra i promotori della mobilitazione a difesa della Cresta degli Amari e gestore del limitrofo Orto Botanico delle Alpi Apuane “Pellegrini-Ansaldi”.
L’amministrazione guidata da Francesco Persiani (Lega) ha provato a consentire l’escavazione sotterranea della cava che insisteva nel luogo, chiusa dal 1980, tramite il suo strumento urbanistico (i PABE), nonostante proteste pubbliche e osservazioni formalizzate da ambientalisti e operatori di quell’economia della valorizzazione e tutela della montagna che in quelle zone trovano continui ostacoli per l’inconciliabile convivenza con i siti estrattivi. Con il verbale del 12 febbraio 2026, la Conferenza dei Servizi ha messo la parola fine a queste ambizioni, benché il sindaco Persiani, in un comunicato ufficiale, cerchi di ridimensionare la questione sostenendo che “parlare oggi di bocciatura risulta improprio e fuorviante. Le osservazioni formulate dagli enti (nella Conferenza dei Servizi ndr) vengono analizzate dall’amministrazione proponente (ovvero il Comune di Massa ndr), che può recepirle integralmente, recepirle parzialmente apportando modifiche e approfondimenti al piano, oppure motivatamente non accoglierle”.
Eppure la Conferenza dei Servizi a guida Regione Toscana ha indicato chiaramente che la partita è chiusa e anzi doveva essere già chiusa il 18 dicembre 2023, quando “gli esiti del sopralluogo hanno portato a riconoscere tale cava (Cresta degli Amari ndr), non servita da alcuna viabilità di accesso, come una cava rinaturalizzata”, con la specificità ulteriore di essere “vicina al crinale” e con “sostanziale integrità del versante (…) motivi in più per inserirla tra le cave rinaturalizzate”.
Una bocciatura senza appello quindi, evidenziata anche dal Polo Progressista e di Sinistra di Massa (M5S, RC) guidato dalla consigliera Daniela Bennati, che ha reso pubblica la notizia del verbale. “La posizione della Conferenza dei Servizi ricalca esattamente quanto osservato in sede di approvazione da diverse associazioni e movimenti politici tra cui M5S, CAI e Associazione Aquilegia, bocciato dal Consiglio Comunale – chiarisce il Polo Progressista in un comunicato -. Le valenze paesaggistiche e ambientali delle nostre montagne non possono essere sottomesse al modello estrattivista. Le Apuane sono un bene comune che non può essere sottratto alla collettività per il beneficio di pochi”.
Il Comune di Massa, quindi, ha approvato in Consiglio Comunale a fine 2025 la riapertura della cava rinaturalizzata Cresta degli Amari, seppur per via sotterranea, nonostante la Conferenza dei Servizi ne avesse indicato l’impossibilità giuridica due anni prima. Il riconoscimento amministrativo della rinaturalizzazione delle cave, così come la necessità di evitare escamotage semantici per autorizzare l’attività estrattiva laddove è vietata, sono diventati ormai dirimenti negli iter di approvazione dei Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi (PABE) proposti dai comuni apuani.
La stessa Conferenza dei Servizi del 12 febbraio 2026 ha indicato, ad esempio, la necessità di esplicitare come “naturalizzata” e non semplice “cava dismessa” anche un’altra area – cava Campo Fiorito – perché quest’ultima definizione avrebbe aperto spazi interpretativi impropri. Persino il simbolo della devastazione delle Apuane, il Monte Carchio, con la sua non cima, squadrata dall’attività estrattiva fino alla sua sommità e le frane di scarti lapidei sui crinali, ha trovato posto nella Conferenza dei Servizi, con una prescrizione: in tutti i documenti dev’essere indicato “non sono ammesse autorizzazioni all’escavazione sui suoi versanti”. Basterà?