La cannabis medica scarseggia. È da giugno dello scorso anno che i pazienti rincorrono la cura e in Emilia Romagna trovano le briciole. Alla farmacia San Carlo di Ferrara, il telefono squilla senza sosta: “I pazienti vogliono sapere se la cannabis è arrivata e sono arrabbiati perché non basta per tutti – ammette il dottor Matteo Mantovani – Mentre noi passiamo più tempo alla cornetta che a servire i clienti”. A meno di cento chilometri, a Bibbiano in provincia di Reggio Emilia, il farmacista Marco Ternelli attende più di 8 chili di cannabis: “Tra gennaio e marzo ho ordinato 10 chili, ne sono arrivati 1,2”. Con la cannabis italiana, la Fm2 coltivata all’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, non va meglio: “Ho avuto 500 grammi ma avevo chiesto 2 chili”. Intanto, Elisabetta Biavati dimagrisce senza sosta e l’epilessia non le dà tregua.

Metà della cannabis medica destinata agli emiliani finisce altrove – Soffre di neuropatia, atassia e anoressia. La sua salute è peggiorata al punto da rischiare la vita: “L’unica cosa che allevia il mio dolore è la cannabis, ma è pochissima e sto perdendo la speranza”. Eppure è riuscita ad esultare quando, il 5 febbraio, la Regione Emilia Romagna l’ha invitata per discutere sulla scarsità della cannabis medica. Per la prima volta, il comitato dei pazienti è stato riconosciuto dalle istituzioni. Seduti intorno a un tavolo con pazienti e farmacisti, i delegati della Regione hanno capito il problema: metà della cannabis medica destinata ai residenti finisce agli abitanti di altre regioni. In Emilia infatti ci sono le farmacie più fornite; altrove la cannabis, quando c’è, si trova solo in ospedale. L’Emilia ha chiesto al Ministero della Salute di passare da 37 a 60 chili, per l’anno in corso: “Ma potremmo arrivare fino ad 80, ad altre regioni invece bastano appena 4 chili”, dice Antonio Brambilla, responsabile assistenza territoriale della giunta emiliana.

E se scatta fai-da-te, ecco processi e arresti – Difficile arginare il turismo della cannabis, per la salute si fa di tutto. In Sicilia, Alessandro Raudino ha scelto l’autoproduzione. Soffre di sclerosi multipla, pur di non sospendere la cura si è dato al fai-da-te. Con l’associazione Cannabis Cura Sicilia Social Club distribuisce online semi di cannabis e istruzioni per l‘uso. Una dozzina di pazienti ne ha seguito l’esempio, rischiando il processo. In provincia di Gorizia, il marito di Lisa (nome di fantasia) è in attesa di rinvio a giudizio dopo 10 mesi di carcere preventivo. La colpa? Aver comprato 50 grammi da uno spacciatore. La moglie soffre di fibromialgia, nevralgia del trigemino e sindrome cranio mandibolare. In Sicilia, anche il marito di Anna (nome di fantasia) è stato indagato per spaccio. A dicembre è stato prosciolto per via dell’uso medico: due giorni dopo le forze dell’ordine l’hanno ritrovato in piazza a rifornirsi per Anna, anoressica e con l’artrite psoriasica. Alcuni pazienti avevano proposto una colletta per comprare cannabis in Olanda e riportarla in Italia, sfidando la legge. Alla fine, i più finiscono in Emilia, dove bisogna attendere ma prima o poi il farmaco arriva, senza rischiare il carcere.

Cinquecento chili per il 2018: “Quantità ridicola” – Il ministero della Salute ha autorizzato 500 chili di cannabis medica per il 2018: 250 dall’olandese Bedrocan, 150 da Firenze, 100 chili dall’azienda canadese Aurora Pedanios. Pochissimo, per gli addetti ai lavori. “È una quantità troppo conservativa, secondo i nostri studi serviranno tra i mille e i 2mila chili”, dice Andrea Ferrari, responsabile delle vendite di Europa dell’azienda canadese. Nemmeno il governo crede alle sue stime. All’Organo internazionale di controllo sugli stupefacenti, ha dichiarato di attendersi un consumo di 1200 chili. È scritto nel documento che raccoglie i valori per ciascun paese, pubblicato online. Perché il ministero della Salute garantisce 500 chili, se il fabbisogno è più del doppio? La Germania, solo dall’Olanda, importa 700 chili. Il governo tedesco ha autorizzato 10 aziende private a produrre tra i 200 e i 300 chili. In Canada, invece, Pedanios può arrivare fino a 100 tonnellate e da luglio 2018 sarà legale anche l’uso ricreativo.

La direttrice dell’Ufficio stupefacenti? È dubbiosa – In Italia, invece, la direttrice dell’Ufficio stupefacenti del ministero della Salute, Germana Apuzzo, ha qualche dubbio sugli effetti terapeutici della cannabis. Perciò, a maggio 2017, ha multato le farmacie che ne parlavano online. L’accusa? Propaganda di sostanze illecite. Ternelli e Mantovani hanno ricevuto sanzioni da circa 4mila euro. Apuzzo ha collaborato ad un testo collettivo dal titolo “Varianti delle piante di cannabis e danni alla salute”. La marijuana, si legge, è “un vero problema di sanità pubblica e soprattutto mentale (…).Non si comprende come vi siano ancora opinioni secondo cui tali sostanze non sarebbero pericolose o addirittura dotate di effetti positivi per l’organismo”. Il curatore è Giovanni Serpelloni, ex braccio destro di Carlo Giovanardi. Il testo rifiuta la distinzione tra droghe leggere e pesanti.

Tutto passa per i militari – Per ordine dell’Ufficio stupefacenti, del resto, la cannabis arriva prima agli ospedali, poi alle farmacie territoriali. Pochi però accedono ai nosocomi, i più cercano la cura alla farmacia vicino casa. Alcuni imprenditori hanno fiutato il business: “Vogliono produrre cannabis medica, e noi saremmo interessati a discuterne, per non lasciare i pazienti senza cure”, dice Brambilla. Una legge del 4 dicembre 2017 apre uno spiraglio: il ministero della Salute può autorizzare un’azienda privata a coltivare cannabis, come in Canada e Germania. Ma il monopolio di Firenze è saldo, e rischia estendersi alla distribuzione e ai preparati galenici. Basta leggere l’art. 18 quater della stessa legge: l’Istituto Militare “provvede alla coltivazione e alla trasformazione della cannabis in sostanze e preparazioni vegetali per la successiva distribuzione alle farmacie”. La cannabis canadese, infatti, la distribuiscono i militari. I farmacisti avrebbe preferito i fornitori privati, che già importano dall’Olanda, più rapidi ed efficienti. Pedanios, dal Canada, fa sapere che il primo ordine sarà disponibile ad aprile. La cannabis olandese invece è razionata: Bedrocan offre all’Italia 20 chili al mese, non di più per non finirla troppo in fretta. Uno dei fornitori infatti ha ordinato 100 chili a gennaio, ma la scorta di 250 deve durare fino a dicembre.