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“Cannabis terapeutica, centinaia di pazienti in tutta Italia convocati in caserma in quanto consumatori”: la denuncia dell’associazione ‘Meglio legale’

La testimonianza: "Ho paura, sono l'unico nel mio paese. Neppure un verbale rilasciato". Professionisti, anziani con il cancro, malati di anoressia sentiti dagli agenti come "persone informate dei fatti". L'avvocata Kathy La Torre: "Gravi profili di illegittimità riguardo la violazione della privacy"
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Convocati in caserma in quanto consumatori di cannabis terapeutica. Professionisti stimati, anziane donne al terzo stadio tumorale, giovani malati di anoressia o vulvodinia. Roma, Milano, Napoli, Bologna, Verona, Rimini. Persone ritenute ‘informate dei fatti’ e in quanto tali sentite su come, quando e perché assumono un prodotto farmaceutico a base di cannabinoidi.

È una vicenda strana quella denunciata da Antonella Soldo, presidentessa dell’Associazione Meglio Legale, e Cathy La Torre, avvocata fondatrice di WildSide Legal. Negli ultimi due mesi in diverse regioni carabinieri dei Nas o della Forestale hanno bussato alla porta di centinaia di persone per rispondere a diverse domande: Perché la assume? Da chi la compra? Ci fa vedere la ricetta? Domande rivolte ai pazienti in cura con la cannabis medica ma anche ad alcuni medici che la prescrivono.

Un consumo stabilito e consentito dalla legge. I farmaci cannabinoidi in Italia possono essere prescritti, ad esempio, in casi oncologici, di epilessia o di sclerosi multipla, patologie gravi e spesso particolarmente invasive. “Mi hanno detto che ero persona informata dei fatti e che non mi avrebbero più chiamato, io però ho un po’ di paura, vivo in un paese piccolo e sono l’unico che acquista cannabis terapeutica”. Domande quantomeno irrituali considerando che si parla di un farmaco, un dato che dovrebbe essere quantomeno protetto dalla privacy. Ma ancora più irrituale è che tutte le persone contattate sostengano di non aver ricevuto alcun verbale. Nessun foglio, nessuna carta. “Avevano una serie di domande già scritte che mi hanno fatto, ho firmato il foglio ma mi hanno detto che non potevano darmene una copia”.

Soldo e La Torre si sono rivolte con un video sui social ad altri eventuali assuntori di cannabis terapeutica convocati in caserma invitando tutti a contattarle. Tra i tanti – è ipotizzabile che siano state sentite centinaia e centinaia di persone – ci sono anche diversi padroni di cani. Sì, cani. La cannabis è consigliata per diverse patologie e malattie degli amati amici a quattro zampe. Sono numerosi i racconti, veri ma alquanto surreali, di persone, padroni o veterinari, convocate in caserma con i Fido al seguito. “Anche i miei pazienti animali sono stati ‘visitati’ dai carabinieri. Li hanno fatti portare in caserma! Hanno richiesto screenshot di mail e whatsapp, hanno fatto verbale e non hanno rilasciato copia”.

Per l’avvocata La Torre “raggiungere a casa o sul lavoro pazienti in cura con cannabis medica, regolarmente prescritta, può sollevare gravi profili di illegittimità riguardo la violazione della privacy e il trattamento illecito di dati sanitari sensibili. Possono inoltre emergere discriminazioni rispetto ad altri pazienti che assumono farmaci psicotropi prescritti. Se i controlli stanno avvenendo senza motivi investigativi concreti, si possono ipotizzare abusi o eccessi di potere. E infine particolarmente delicata è l’eventuale diffusione della condizione sanitaria sul luogo di lavoro, con possibili danni alla dignità e alla reputazione della persona. Chi ha autorizzato queste operazioni? E soprattutto perché?”.

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