Il mondo FQ

Melonellum: un’altra legge elettorale contro gli elettori

Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Magi: sedetevi al tavolo. Un'alternativa già c'è, porta il nome del vostro e nostro Presidente — Sergio Mattarella — ed è pronta per essere riproposta
Melonellum: un’altra legge elettorale contro gli elettori
Icona dei commenti Commenti

Dal centrosinistra è partita una parola d’ordine in merito alla discussione sulla nuova legge elettorale: l’Italia è al collasso, c’è il caro bollette, gli stipendi perdono potere d’acquisto — e noi dovremmo sederci al tavolo sulla legge elettorale?

Io penso che sì, dovrebbero sedersi al tavolo eccome. Dal varo del Porcellum in poi abbiamo avuto leggi elettorali pessime che hanno prodotto parlamenti pessimi, e ai cittadini è precluso quasi del tutto il potere di indicare i propri candidati. Come ha scritto Marco Travaglio nel suo editoriale di giovedì, gli elettori vengono trattati come «mandrie di buoi di proprietà dei partiti». Un voto fideistico: ti do il simbolo, tu lo segni sulla scheda e non rompere. I candidati te li scelgo io.

Il nuovo testo depositato mercoledì in commissione Affari costituzionali della Camera — già battezzato Melonellum 2.0 — non inverte questa rotta. La maggioranza lo ha calendarizzato per il 26 giugno. Le opposizioni la definiscono una “forzatura inaccettabile” e hanno ragione, ma non per questo dovrebbero sottrarsi al confronto: dovrebbero sedersi e proporre qualcosa di meglio, che esiste già.

Sul merito del nuovo testo basta sapere una cosa: restano i listini bloccati. Fino a 6 nomi alla Camera, 4 o 5 al Senato, più quelli aggiuntivi legati all’eventuale premio di maggioranza. Il cittadino continua a non scegliere nessuno. Beve quello che le segreterie versano nel bicchiere.

A questo punto mi viene in mente l’Egitto. Là, per venire incontro agli analfabeti, sulla scheda elettorale non compaiono nomi: compaiono simboli — una stella, il sole, una palma, una bicicletta, uno spazzolino da denti, un aspirapolvere. L’elettore riconosce il disegno e mette una croce. Una soluzione pensata per chi non sa leggere. Noi invece abbiamo costruito un sistema pensato per chi non deve scegliere — per venire incontro non agli analfabeti, ma alle logiche delle segreterie di partito. E in Egitto i simboli almeno vengono sorteggiati. Forse là sono più democratici di noi in questo.

Senza entrare nei tecnicismi: il ragionamento di fondo di questa legge resta viziato alla fonte. Noi eleggiamo il Parlamento, i suoi membri. Non eleggiamo il governo. È il Capo dello Stato che indica il Presidente del Consiglio incaricato, il quale forma il governo e deve ottenere la fiducia in entrambe le Camere. Questa è la Costituzione. Non l’abbiamo mai cambiata su questo punto.

Come nasce questo malinteso strutturale? Abbiamo fondato la Seconda Repubblica senza toccare la Costituzione, attraverso passaggi referendari. Nel 1991 abolimmo le preferenze multiple — con buone ragioni. Nel 1993 abolimmo il proporzionale puro. Arrivammo così al Mattarellum. Non un testo perfetto, ma una legge che lasciava il 25% del potere ai partiti attraverso la quota proporzionale, affidando il restante 75% al territorio e ai candidati uninominali.

Il paradosso del Rosatellum (l’attuale sistema con cui abbiamo votato alle scorse elezioni) è di essere un maggioritario di facciata: nella sostanza è un proporzionale, dove il voto disgiunto non esiste e il cittadino è intrappolato in un voto unico bloccato. Con un solo simbolo si esprime una preferenza che si estende automaticamente al candidato uninominale e alla lista collegata nel proporzionale. La competizione territoriale diventa una semplice derivazione del peso nazionale dei partiti. Non si premia un candidato stimato, non si punisce uno sgradito. Si ratifica quello che le segreterie hanno già deciso.

E qui viene la domanda che andrebbe posta con più insistenza: perché il centrosinistra non si siede al tavolo per migliorare il testo, magari reintroducendo le preferenze? La risposta la conoscete tutti. Le preferenze rosicchiano potere alle segreterie di partito, e a non pochi parlamentari paracadutati in collegi sicuri non piacerebbe trovarsi a competere davvero per un voto. Il rischio dei cacicchi locali che controllano le liste c’è, è reale, va presidiato. Non è però un alibi sufficiente per consegnare ogni scelta all’oligarchia dei vertici romani.

Potete verificarlo voi stessi: simulate gli attuali sondaggi filtrando i tre diversi sistemi — il Rosatellum in vigore, il nuovo testo in discussione Melonellum 2.0 e il Mattarellum — ed emerge con chiarezza che solo il Mattarellum, grazie al maggioritario puro al 75%, garantisce una vera maggioranza a chi si aggiudica la maggior parte dei collegi, anche con un solo voto in più. È una legge che ha già dimostrato di funzionare: ha garantito l’alternanza di governo dal 1994 al 2001, prima che la destra varasse il Porcellum proprio per bloccare una prevedibile vittoria del centrosinistra. Quella legge la firmò Roberto Calderoli, e non fu una riforma — fu un atto di sabotaggio istituzionale. Lo disse lui stesso: “una porcata”.

Il Mattarellum restituisce ai cittadini una scelta che le liste bloccate hanno fatto sparire. Nei collegi uninominali il voto disgiunto è possibile: si vota una lista al proporzionale e un candidato diverso all’uninominale. Si sceglie una persona, un volto, qualcuno che conosci e di cui ti fidi. Non un nome imposto da una segreteria a Roma.

Allora, Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Magi: sedetevi al tavolo. La legge già c’è, porta il nome del vostro e nostro Presidente — Sergio Mattarella — ed è pronta per essere riproposta. Sarebbe rimediare a quel sabotaggio istituzionale che lo stesso Calderoli aveva ammesso. So che avete i vostri problemi interni, le correnti da gestire, le alleanze da tenere insieme, i sondaggi da inseguire. Fatevi però un favore: mettete da parte per un momento le questioni di partito e contribuite a dare agli italiani una legge elettorale dignitosa che ci faccia scegliere davvero.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione