Il mondo FQ

La7

Ultimo aggiornamento: 12:46

Gaza, Montanari a La7: “Non deve essere un tabù parlare di genocidio solo perché a compierlo è Israele”. Botta e risposta con Josi

"Non chiamatelo genocidio”: Josi si scontra con Montanari e De Angelis sui crimini israeliani a Gaza
Icona dei commenti Commenti

Tensione altissima a Otto e mezzo, su La7, nel confronto dedicato alla deriva del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu e ai suoi crimini in Palestina e in Libano: al centro del dibattito, il confine tra il genocidio a Gaza e il paragone con le pagine più oscure del Novecento. A scontrarsi in studio sono Alessandro De Angelis, firma de La Stampa, Luca Josi, giornalista e manager della comunicazione, e Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena.
La miccia della discussione è l’intervento di De Angelis, il quale, parlando della risposta israeliana a Gaza, sostiene che Israele stia “riproponendo il suo incubo storico dalla parte dell’aguzzino”. Una formula che spinge la conduttrice Lilli Gruber a chiedere esplicitamente se il paragone sia con i metodi del nazismo. Il giornalista precisa che il nodo riguarda “la fascistizzazione di Israele” che ormai ha mutuato i metodi del terrorismo, definendo Gaza come “un campo di concentramento a cielo aperto”.

Luca Josi respinge ogni assimilazione tra la Shoah e quanto accade oggi nella Striscia, definendo gli esponenti dell’estrema destra israeliana “carogne umane”, ma insistendo sul fatto che “il genocidio degli ebrei fu una cosa diversa”.
Accusa poi il dibattito pubblico di contribuire ad alimentare l’odio, chiedendo di tenere distinta la responsabilità del governo Netanyahu dalla storia e dalla cultura ebraica: “Abbiamo fatto tutto il Novecento a raccontarci gli esperimenti sulla carne viva, abbiamo pianto su Benigni e su tutti i film sull’Olocausto. Adesso non capovolgiamo tutto, non contribuiamo noi a buttare diavolina nel falò di questo odio”.
De Angelis richiama il “sonno della ragione”, evocato come precondizione storica delle grandi tragedie del Novecento, compreso l’Olocausto. E avverte: “In quello che sta accadendo oggi quella precondizione c’è”.
Josi replica contrapponendo la visibilità attuale della tragica realtà di Gaza al silenzio che accompagnò la persecuzione degli ebrei nel secolo scorso: “Allora dormivano tutti, oggi siamo qua a fare un dibattito straordinario sul fatto se si chiami genocidio o no. Durante la Shoah nessuno vedeva, e anni dopo sono arrivati quelli coraggiosi che hanno riletto la tragedia del popolo ebraico. E ci avete sfracassato per decine d’anni sul pianto intorno alla cattiveria dei nazisti. Oggi di colpo si è perduta questa capacità di andare a distinguere. Dire che quello a Gaza è un genocidio è tanto”.

Dissente totalmente Montanari che contesta innanzitutto il termine “sfracassato” usato da Josi in riferimento alla memoria della Shoah: “Io continuo a celebrare il Giorno della Memoria, lo facciamo in università solennemente, anche con le comunità ebraiche”.
Quando Josi richiama le recenti polemiche sulla Brigata ebraica, Montanari replica che si tratta di “un altro problema”, ricordando la presenza di “bandiere di Israele, bandiere dello Scià e ritratti di Trump” , nella manifestazione milanese dello scorso 25 aprile,
Il rettore richiama il significato universale della frase ‘Mai più’: “Ogni giorno della memoria noi ci ripetiamo ‘Mai più’, e per me non è uno sfracassamento francamente, ne sono profondamente convinto. Ma questo ‘Mai più’ non si è semplicemente inteso come ‘mai più contro gli ebrei’: a partire dalle comunità ebraiche è stato sempre inteso come un mai più che riguarda tutta l’umanità”.
E aggiunge: “Per questo nel 1948 viene adottata una Convenzione contro il genocidio, che prevede di riconoscere delle condizioni che rendono manifesto che c’è un genocidio contro gli altri popoli. E di fatto, ce ne sono stati altri passati in giudicato come tali, in Africa, in Europa e nella ex Jugoslavia, in Asia”.

Montanari sottolinea che il fatto che sia lo Stato di Israele a essere accusato di genocidio rappresenti “una ferita atroce innanzitutto per l’ebraismo mondiale”, proprio perché Israele nasce dopo la Shoah. Richiama inoltre le posizioni di storici, giuristi e studiosi internazionali che parlano apertamente di genocidio a Gaza e afferma che “il nesso è nelle cose”, pur precisando che questo “non vuol dire che è tutto uguale”.
Ma ricorda: “Abbiamo la documentazione del fatto che l’esercito israeliano usa i cani per stuprare le persone, che ci sono sottrazioni di minori, commerci di organi: quello che sta succedendo è inenarrabile ed è normale cercare dei paragoni storici, il che non vuol dire che sia tutto identico – conclude – Ma significa che non deve essere un tabù parlare di genocidio se a compierlo è lo Stato d’Israele, che noi abbiamo definito da sempre, con un’espressione razzista, l’unica democrazia del Medio Oriente. Ebbene, le cose stanno diversamente e ora è difficile far finta di non vederlo”.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione