Figc, Malagò e il nodo ineleggibilità: la Lega presenta un’interrogazione al ministro Abodi. Che cosa cambia
Il cosiddetto “pantouflage” continua ad accompagnare la corsa di Giovanni Malagò alla presidenza della FederCalcio . E adesso non è più solo un’ombra ma un’interrogazione parlamentare. Quella firmata dal senatore leghista, Roberto Marti, in cui si chiede al ministro dello Sport, Andrea Abodi, di “promuovere un chiarimento preventivo presso le autorità competenti” sulla possibile ineleggibilità dell’ex presidente del Coni.
La questione ormai è abbastanza nota e altrettanto intricata. Malagò, appoggiato da Serie A, B, Calciatori e Allenatori, è il grande favorito per raccogliere l’eredità di Gabriele Gravina in Figc, avendo sulla carta già più del 50% dei voti, rispetto allo sfidante Giancarlo Abete. L’ultimo ostacolo sembra essere la normativa sul cosiddetto “pantouflage”, cioè le porte girevoli: l’art. 53 del Dlgs 165/2001 prevede che “i dipendenti che negli ultimi tre anni di servizio hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni non possono svolgere attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività svolta”. Per alcuni, le funzioni esercitate dal Coni sulle Federazioni sono troppo sfumate per consentire l’applicazione della normativa, per altri il caso ricade a pieno titolo nella fattispecie prevista dalla legge. Il diretto interessato ha sempre liquidato la questione con una scrollata di spalle ma è evidente che il tema esista, quanto meno in linea di principio, poi non è detto che venga applicato.
L’interrogazione del senatore Marti (che potrebbe anche non essere l’unica) non aggiunge granché al dibattito, ma gli fa fare un salto di qualità. Innanzitutto sul piano politico: l’interrogazione arriva dalla Lega, dunque dalla maggioranza. Questo ribadisce l’ostilità del governo a Malagò (sono noti i rapporti complicati con diversi esponenti dell’esecutivo, dai ministri Giorgetti e Abodi, passando per il forzista Paolo Barelli), e fa capire come l’esecutivo non si sia ancora del tutto arreso alla sua ascesa in Figc, che almeno nelle urne pare inevitabile. La politica voleva e continua a preferire il commissariamento.
Poi però c’è anche un risvolto pratico. Interrogando il ministro Abodi, l’atto del senatore Marti potrebbe innescare l’Anac, l’autorità competente sulla questione, che infatti è citata esplicitamente nel testo. Fino ad oggi non è chiaro, o comunque non risulta, che nessuno abbia investito l’Anticorruzione della questione, almeno non formalmente. A riguardo circolano diverse teorie: che Abodi non voglia rivolgersi all’Anac perché i primi abboccamenti sono stati negativi (ricordiamo che il presidente Busia non è proprio vicino a questa maggioranza…), temendo l’effetto boomerang di fare un martire di Malagò, rafforzandolo ulteriormente nella sua posizione. Oppure, viceversa, che si voglia volutamente tenere sopita la questione, come carta di riserva da giocarsi dopo le urne, per ottenere quel commissariamento che fin qui la politica non ha avuto la forza e il coraggio di decidere. Con l’interrogazione però adesso la situazione potrebbe cambiare: il ministro dovrà rispondere per iscritto entro 20 giorni, dunque prima delle elezioni del 22 giugno, e dovrà dire apertamente se intende o meno rivolgersi all’Anac, e eventualmente cosa ne pensa l’Autorità. Ma in fondo è giusto così. Se un dubbio esiste, è bene per tutti toglierselo prima, e non dopo il voto.