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Ultimo aggiornamento: 20:27

Schlein: “Quello che è illegale non è la Flotilla, ma ciò che fa Israele. La Russa? Parole ignobili”

La leader Pd alla presentazione del libro del deputato Arturo Scotto sulla sua esperienza nella prima missione in mare per Gaza. "Quando saremo al governo una delle prime cose che faremo sarà riconoscere lo Stato di Palestina"
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“Contro la Flotilla abbiamo assistito a un atto di pirateria che viola il diritto del mare e i diritti delle persone. Anche gli attivisti poi rilasciati in Grecia hanno subito trattamenti inumani. Quello che è illegale non è la Flotilla, ma il blocco navale. Quello che sta facendo il governo israeliano è illegale”. Queste le parole della segretaria Pd Elly Schlein a Roma, alla presentazione del libro di Arturo Scotto, Flotilla, in viaggio per Gaza. Diario di bordo per una nuova rotta, alla Camera dei deputati. “Ho trovato ignobili le parole di La Russa contro la Flotilla, contro cittadini e attivisti che stanno cercando di sopperire all’assenza dell’iniziativa delle istituzioni sulla crisi in Medioriente”, ha poi attaccato Schlein, dopo le parole offensive della seconda carica dello Stato, che aveva parlato di “propaganda a basso rischio” e accusato gli attivisti (“Se hanno la fortuna di essere fermati gridano poi alla tortura”).

“Batteremo questa destra, daremo una nuova prospettiva a questo Paese. Al governo una delle prime cose che faremo sarà riconoscere lo Stato di Palestina”, ha poi continuato la segretaria dem, secondo cui “due popoli due Stati non può esserci se la Palestina non viene riconosciuta”.

Per Scotto, invece, quello di Giorgia Meloni è un “sovranismo asimmetrico e ipocrista“, perché se “la premier è stata in prima fila nella vicenda dei due marò e urlava perché era stata toccata una barca battente bandiera italiana, perché questa asimmetria quando vengono toccate le barche battenti bandiera italiana che portano aiuti umanitari a Gaza?”. Per poi lanciare un appello, rilanciato anche dalla segretaria Schlein, per la liberazione di Thiago Avila e Saif Abukeshek, ancora detenuti in Israele.

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