Geely, Aiden He: “Entro il 2030 vogliamo il 5% del mercato europeo”
Aiden He, ceo di Geely Europe, si siede praticamente in mezzo a noi giornalisti stranieri e dice: “Pronto a rispondere a tutti per un’ora, poi potete scrivere al mio ufficio stampa”. In una saletta a fianco del quartier generale di Huangzhou del terzo gruppo cinese e ottavo mondiale, proprietario di sette marchi fra cui Volvo e diversi sottomarchi per la sola Cina, in joint venture con Renault e Mercedes di cui è pure importante azionista con il 9,7%, Aiden He fa notizia ancora prima di parlare: il suo approccio sciolto segnala come anche top manager cinesi stiano finalmente accettando l’idea di dover comunicare globalmente, dopo aver guidato la propria industria della mobilità in cima al mondo. Anche se alla fine dell’ora concessa, He ci avrà detto abilmente molto meno di quanto avremmo voluto sapere, tipo se Geely cerca fabbriche in Europa dove, come, quando, o i numeri dell’impatto sul loro business della crisi mediorientale. Ma a ognuno il suo lavoro.
He ha una esperienza precedente nel lancio del gruppo Saic sempre in Europa, oggi primo costruttore cinese per vendite sul Vecchio continente. Nella nuova avventura, deve portare Geely nel mercato europeo “al 5% entro il 2030”. Ambizioso obiettivo da marchio capofila del “primo gruppo privato cinese” nato quarant’anni fa, come ci ha raccontato la sera precedente con tanti numeri Victor Yang, senior vice president della holding.
Geely ha cominciato a vendere in Europa l’anno scorso due Suv, uno plug-in e uno elettrico, di segmento C e D, in autunno porterà la E2 elettrica (nella foto sotto), cinque porte di segmento B. Una partenza non sprint ma da lunga marcia, obiettiamo. Geely, risponde He, punta con le sue auto innanzitutto sulla tecnologia, semplificando la vita a bordo con “un’interfaccia utente semplice e intuitiva, simile all’uso di un dispositivo mobile”. Proponendo una “esperienza premium e non necessariamente un prodotto di lusso” (anche per lasciare più spazio al marchio Zeekr, commercializzato da qualche mese), con l’arrivo di altri “2 o 3 modelli nei prossimi due anni” nei segmenti crossover e Suv. “E se ci sarà domanda, siamo pronti anche a lanciare veicoli commerciali”.

L’export di elettriche dalla Cina è attualmente sottoposto da Bruxelles a dazi aggiuntivi (+18,8% per Geely), pensate di assemblare in Europa? “Geely sta cercando attivamente partnership locali, come parte di un progetto a lungo termine. La localizzazione è un’opportunità strategica”, dice He, senza sbilanciarsi su rumors che vedrebbero Geely andare a produrre in fabbriche sottoutilizzate di Ford, così come un domani con Renault con cui già lavora in Horse, joint venture dedicata ai motori ibridi e non solo per operazioni congiunte a livello globale.
Al concomitante Salone di Pechino, mai come quest’anno nel segno del comando cinese rispetto ai marchi stranieri in perdita di quota costante, Geely ha svelato il nuovo sistema full hybrid denominato i-Hev. Dove la “i” sottolinea l’ampio uso di intelligenza artificiale per una dichiarata efficienza da record, tale (dicono i suoi manager) da sfidare senza paura il sistema Toyota, di cui i giapponesi sono pionieri e leader a livello globale.
Appena meno tangibile, quanto sostanziale, è l’altro guanto di sfida all’intero settore della mobilità lanciato sempre a Pechino con Eva Cab. È il prototipo di un robotaxi la cui produzione di serie è prevista dal 2027. Una vetrina sulla guida autonoma di domani con a fianco un ecosistema per la mobilità integrato verticalmente, fatto da intelligenza artificiale, chip, servizi, spazio. Spazio? “Sviluppando insieme un’azienda automotive e un sistema satellitare – dice He – renderemo più facile la connessione fra macchina e società”. Non è che l’inizio.