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Cronaca

Ultimo aggiornamento: 17:24

Flotilla, la legale annuncia ricorso alla Cedu: “Nave batteva tricolore, l’Italia deve proteggere Avila e Abukeshek”

"Siamo preoccupati, Saif rischia di essere condannato alla pena di morte": le parole degli attivisti a Roma. E da Creta annunciano: "Ripartiremo e saremo ancora di più"
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A due giorni dall’intercettazione, da parte dei militari israeliani, di alcune delle barche della Global Sumud Flotilla a largo di Creta, a Roma davanti alla Farnesina, “l’equipaggio di terra” si è mobilitato con un presidio per chiedere il rilascio immediato dei due attivisti, Thiago Avila e Saif Abukeshek, gli unici due sequestrati e portati in Israele. Le altre 173 persone, che si trovavano sulle barche fermate dalle forze israeliane, sono sbarcate a sud est dell’isola di Creta.

“Questa notte abbiamo fatto ricorso alla Cedu – spiega Tatiana Montella, del team legale italiano della Flotilla – perché la nave su cui viaggiavano i due attivisti batteva bandiera italiana, questo significa che c’è giurisdizione e responsabilità dell’Italia, perché è come se fosse successo sul nostro territorio”.

“Da quello che sappiamo sono stati trasferiti ad Ashkelon, dove c’è il carcere. Siamo preoccupati – racconta Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla – soprattutto per Saif, che essendo palestinese, rischia di essere condannato alla pena di morte”.

Con questo ricorso, si legge in una nota, il team legale della Global Sumud Flotilla denuncia una violazione grave e attuale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare degli articoli 2 e 3, che tutelano il diritto alla vita e vietano in modo assoluto ed inderogabile la tortura, i trattamenti inumani o degradanti e ogni forma di esposizione a tali trattamenti. Durante la conferenza stampa, i manifestanti si sono collegati con un attivista della Flotilla, in questo momento a Creta, che ha fatto sapere che, fra qualche giorno, le barche ripartiranno “con ancora più persone.”

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