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Psg-Bayern è uno schiaffo al calcio italiano: verticalità, talento e corsa, mentre noi camminiamo all’indietro

Nei nove gol della semifinale di Champions c'è molto del calcio di oggi: la verticalità si è imposta sull’orizzontalità, sulle corsie primeggiano qualità e tecnica. Abbiamo assistito a un grande spettacolo sportivo, lontano anni luce dalla tristezza di Milan-Juve
Psg-Bayern è uno schiaffo al calcio italiano: verticalità, talento e corsa, mentre noi camminiamo all’indietro
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Ad un certo punto, sembrava di assistere a un’icona del cinema sportivo, come le sfide sul ring tra Rocky Balboa e Apollo Creed: i gol come pugni, i dribbling come jab, le difese scoperte come le guardie abbassate, i tiri a giro come uppercut, uno al tappeto e poi l’altro. Nove gol in 67 minuti, media uno ogni 7’ e 44 secondi. Una tempesta durata 70’, poi il ritorno alla normalità, quando la fatica ha iniziato a prendere il sopravvento. PsgBayern è consegnata alla storia come la semifinale di Champions più spettacolare degli ultimi 66 anni: bisogna risalire a Eintracht-Rangers 6-3 del 1960 per ritrovare un numero così elevato di reti. Altre cifre spiegano l’entusiasmo che si è scatenato intorno al match del Parco dei Principi: i 45 dribbling cercati dalle due squadre, i 72 tocchi in area, i 24 tiri in totale, il numero esiguo di falli (16, tre dei quali solo a carico del Bayern). Una gara che ha incollato di fronte al televisore centinaia di milioni di persone, in Europa e nel mondo, estasiate dal tiro a giro di Kvaratskhelia nell’azione dell’1-1, dalla capocciata imperiale di Neves per il 2-1 dei francesi, dall’assalto centrale di Olise per il 2-2 del Bayern, dalla velocità del 4-2 ancora di Kvara, dal colpo di biliardo di Dembélé nel 5-2, dall’assist di Kane e dal controllo di tacco di Diaz, con il supplemento di un doppio dribbling per mandare Marquinhos gambe all’aria e affondare Safonov, per portare il match sul 5-4 che rimanda tutto alla gara del 6 maggio.

Ci siamo divertiti, sul divano e in tribuna, di fronte alla televisione e con lo smartphone in mano. Bello anche il dopo partita, i sorrisi e i complimenti tra Luis Enrique e Kompany, con il tecnico belga costretto a seguire il suo Bayern dalla tribuna causa squalifica. Abbiamo assistito a un grande spettacolo sportivo, lontano anni luce dalla tristezza di Milan-Juve: impietoso il confronto con il livello attuale della Serie A italiana. Eravamo i migliori: siamo diventati comprimari, spesso assenti, come certificano le tre esclusioni di fila dal mondiale. Gli altri osano, noi ci arrocchiamo. Gli altri buttano la palla in avanti, noi siamo i maestri del passaggio all’indietro. Gli altri corrono, noi camminiamo. Gli alti liberano il talento, noi lo ingabbiamo. Gli altri si divertono, noi sbadigliamo, scossi solo dall’ennesimo scandaluccio arbitrale, disturbati dalle lotte di potere, indignati di fronte a nobili deretani incollati alle poltrone, disorientati da chi accusa la pirateria televisiva di essere la causa principale del disastro.

Il dibattito scatenato sui social dopo Psg-Bayern è un déjà vu. Giochisti contro risultatisti. Adoratori contro conservatori. Sognatori contro realisti. Siamo sempre quelli segnati dalla storia: Ghibellini contro Guelfi, Orazi contro Curiazi. Ha ragione chi dice che il calcio d’attacco è la via migliore per vincere e divertirsi, ma non ha torto chi sostiene che sapersi difendere non è un oltraggio alla corte. È giusto aggredire l’avversario, ma non è sbagliato proteggersi: pensi, per esempio, al buco della retroguardia del Psg di fronte alla rete di Upamecano. Dribbling è bello, ma rubare il pallone all’avversario non è brutto. Il risultato non è l’unica cosa che conta, ma sicuramente conta.

La sfida del Parco dei Principi racconta molto sul calcio di oggi. Il pericolo e i gol nascono soprattutto sulle corsie esterne, dove avere gente che dribbla, possiede forza fisica ed è veloce è la migliore arma per annientare l’avversario. La verticalità si è imposta sull’orizzontalità. I grandi attaccanti, complici le regole che negli ultimi trent’anni hanno indebolito il potere dei difensori, sono killer a libro paga. Ma di fondo, quando ammiri l’assist sublime di Harry Kane, i movimenti di Olise e Kvara, il gol spettacolare di Diaz, la regia illuminata di Vitinha e le invenzioni di Doue, c’è il talento. La qualità. La tecnica, questa sconosciuta nel pianeta Italia. Domanda: quanti e quali dei nostri giocatori migliori avrebbero potuto essere in campo al Parco dei Principi? Azzardiamo una risposta: Donnarumma, forse Tonali, poi buio totale. Come quello di Milan-Juventus, zero gol e zero emozioni. Psg-Bayern è stato anche questo, un risarcimento danni dopo la noia del Meazza.

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