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Allarme della Cgil: raffica di errori nelle certificazioni uniche. I lavoratori rischiano di perdere bonus e detrazioni

Attenzione focalizzata sugli edili: il bonus-detrazione introdotto nella penultima legge di Bilancio si calcola in percentuale del reddito complessivo del lavoratore. Il sindacato sta scoprendo pasticci nel calcolo di questo reddito complessivo: a molti operai non sono state inserite alcune indennità
Allarme della Cgil: raffica di errori nelle certificazioni uniche. I lavoratori rischiano di perdere bonus e detrazioni
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Una raffica di errori nelle certificazioni uniche che a molti lavoratori in procinto di presentare la dichiarazione dei redditi potrebbero costare la perdita, del tutto o in parte, dei bonus e delle detrazioni arrivate un anno e mezzo fa con la legge di Bilancio 2025. C’è addirittura chi rischia di dover restituire mille euro per un macroscopico difetto di compilazione.

I centri di assistenza fiscale (Caf) della Cgil stanno da settimane riscontrando numerosi pasticci e hanno lanciato l’allarme. La platea delle persone coinvolte oggi non è quantificabile, anche perché sono pochi quelli che hanno già presentato il 730, ma rischia appunto di ingigantirsi nei prossimi mesi. Secondo il sindacato, è quindi necessario un intervento del ministero dell’Economia per permettere le correzioni ed evitare di penalizzare “migliaia di contribuenti”. La preoccupazione nasce anche dal fatto che da domani arriva la precompilata, e molte di queste potrebbero assorbire questi errori.

Le situazioni analizzate dai Caf della Cgil riguardano diversi settori. Perché il problema sta nascendo proprio quest’anno? Il motivo è che nel 2026 i lavoratori italiani dichiarano i redditi del 2025, primo anno di applicazione del nuovo cuneo fiscale approvato sedici mesi fa dal governo Meloni. Il nuovo sistema prevede bonus e detrazioni che si calcolano in percentuale del reddito complessivo. Quindi è necessario calcolare bene questo importo su cui conteggiare il bonus cui si ha diritto, avendo cura di inserire le voci che vanno incluse ed escludere le altre. Ed è proprio qui che sta cascando l’asino: già in queste prime settimane, i centri fiscali stanno rilevando numerosi errori, che rischiano di causare danni ai lavoratori. Sia in un senso che nell’altro: qualcuno potrebbe avere meno di quanto spetta, altri potrebbero essere costretti a restituire somme.

I casi sono diversi, ma spesso riguardano i lavoratori edili che ricevono prestazioni dalle loro casse di previdenza. Come spiegano dalla Cgil, infatti, nelle dichiarazioni delle casse edili manca completamente la sezione in cui specificare se si tratta di reddito da lavoro dipendente o reddito assimilato. Inoltre, nel caso degli edili esistono indennità che vanno a formare il reddito complessivo e altre che invece restano fuori. Esempio: l’Ape (Anzianità professionale edile) dovrebbe essere ricompresa, mentre le borse di studio per i figli degli operai andrebbero rimosse. Forse per un eccesso di premura, sembra ci sia una tendenza a non includere neppure l’Ape, quindi a ridurre la base di calcolo e diminuire il bonus percepito. Addirittura, un’impresa toscana ha dichiarato come non dipendente l’intero reddito di un lavoratore, causando la perdita di mille euro. Ancora, sembra che i detenuti di una casa di reclusione che prestano lavoro fuori dal carcere non si siano visti riconoscere il reddito da lavoro e quindi abbiano dovuto rinunciare ai bonus.

Il 21 aprile, il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, e la presidente del Consorzio nazionale Caaf Cgil, Monica Iviglia, hanno mandato una lettera al ministro Giancarlo Giorgetti e al viceministro Maurizio Leo: “Nonostante la richiesta di un intervento urgente per sollecitare una nuova emissione dei documenti corretti tramite una comunicazione istituzionale rivolta a tutti i sostituti d’imposta, e la proposta di escludere dalle sanzioni chi provvederà alla rettifica, dal Mef – dichiarano Ferrari e Iviglia – non è giunta alcuna risposta, né ci risulta si siano attivati nella direzione da noi indicata. Ormai mancano solo 24 ore alla messa a disposizione della dichiarazione precompilata nel cassetto fiscale dei cittadini, e non è affatto escluso che esse contengano certificazioni uniche sbagliate”. Nella lettera ci sono due richieste. La prima è che l’Agenzia delle Entrate invii una comunicazione a tutti i sostituti di imposta, quindi aziende e pubbliche amministrazioni, affinché inviino le certificazioni corrette e. La seconda è di evitare le sanzioni per questi sostituti di imposta che inviano nuovamente la dichiarazione.

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