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Ultimo aggiornamento: 17:49

Ecco come l’Italvolley è arrivata ai vertici dello sport mondiale (a differenza del calcio) secondo il ct De Giorgi: “Non abbiamo paura di cambiare e abbiamo l’obbligo di far giocare gli italiani”

A Milano, è stata presentata la nuova stagione delle nazionali di pallavolo che si concluderà con i Campionati Europei. Il ct De Giorgi: “L’obbligo della vittoria cozza con la cultura sportiva”
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Non ci sono ricette segrete per arrivare ai vertici dello sport mondiale, ma serve avere una visione. Parola del ct dell’Italvolley maschile Fefé de Giorgi che martedì mattina a Milano ha presentato insieme al suo collega Julio Velasco la stagione estiva delle nazionali femminili e maschili, campioni del mondo in carica. Una parabola opposta alla nazionale di calcio che non si qualifica al mondiale da dodici anni. Ma come si è arrivati a questi risultati: “La pallavolo è uno sport, una federazione e una lega che non ha paura di cambiare, di programmare e di avere una visione verso il futuro” racconta il ct De Giorgi a margine della presentazione della stagione che vedrà gli azzurri giocare gli Europei in casa. “Noi ormai da anni lavoriamo con le società e con la Federazione non solo nella ricerca dei giocatori giovani, ma anche nel seguirli – aggiunge De Giorgi – ci siamo messi un tetto di italiani che giocano in modo obbligatorio nel campionato, questo significa investire nei giovani , non soltanto nei titolari, ma anche nelle riserve. E poi cerchiamo di dare una continuità seguendo l’evoluzione dei tempi. Non c’è una ricetta magica, ma una visione di come portare avanti e dare continuità ai risultati”. Una visione che manca al calcio italiano? “Non lo so. Il nostro approccio che abbiamo sempre avuto è stato quello di cercare di migliorare il sistema in generale – argomenta il ct – credo che il calcio questo stia cercando di farlo perché sono quasi obbligati”. Ma c’è un altro aspetto che sottolinea De Giorgi: “Occorre cercare di fare il meglio con quello che hai perché se uno aspetta di cambiare tutto il sistema, dobbiamo aspettare dieci o dodici anni per qualificarci a un mondiale. Secondo me bisogna concentrarsi su quello che si ha in questo momento e usarlo nel migliore modo possibile”. Il ct ricorda che soltanto cinque anni fa la nazionale di Mancini vinse l’Europeo, ma “il sistema non era diverso”. Serve dunque “trovare vie di mezzo usando le qualità che abbiamo. Questo è quello che noi facciamo sempre, senza pensare troppo a quello che non c’è o al sistema che non va”.

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