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Stellantis, il baratro di Cassino: 18 giorni lavorati in 4 mesi e solo altre due settimane fino a luglio

La fabbrica occupa 2.100 dipendenti ed è praticamente ferma. Secondo indiscrezioni, è tra i quattro impianti interessati da una possibile co-gestione con i cinesi
Stellantis, il baratro di Cassino: 18 giorni lavorati in 4 mesi e solo altre due settimane fino a luglio
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Lavoreranno ad aprile – per la prima volta – il 29 e 30, gli ultimi due giorni del mese, poi si fermeranno per il Primo Maggio. Ma visto che in fabbrica ci sono entrati appena 18 giorni dall’inizio dell’anno non sarà esattamente la Festa del Lavoro. Per i 2.100 dipendenti della fabbrica di Stellantis a Cassino, in provincia di Frosinone, sarà molto più simile a un giorno come quasi tutti gli altri di questo 2026 vissuto sull’orlo del baratro, tra la produzione praticamente ferma e le voci – mai smentite – di una possibile “affitto” degli spazi a un costruttore cinese o, addirittura, di una vendita a un gruppo asiatico.

Il lavoro a singhiozzo

Nei prossimi mesi, non andrà meglio: secondo fonti sindacali, i ritmi che gli impianti hanno avuto da gennaio ad aprile non miglioreranno. Tra maggio e giugno – apprende Ilfattoquotidiano.it – sono previsti circa 14 giorni effettivamente lavorati e altre due settimane sarebbero in programma a luglio. Insomma, alla fermata estiva per le ferie mancano oltre tre mesi e solo uno sarà effettivamente passato all’interno della fabbrica che sorge tra Cassino e Piedimonte San Germano.

Solo 2.916 vetture in tre mesi

È il triste destino di uno stabilimento che, appena nove anni fa, sfornò 135mila automobili all’inizio di una missione produttiva sostanzialmente mai rinnovata. A dicembre 2024, davanti al ministro delle Imprese Adolfo Urso, Stellantis aveva previsto due modelli che avrebbero dovuto affiancare gli attuali, ma ha poi rivisto le sue priorità e sostanzialmente cancellato l’avvio dell’assemblaggio. Così il sito frusinate langue in un brodo stantio fatto di ammortizzatori sociali, uscite incentivate e turno unico. I dipendenti si sono dimezzati da 4.400 a 2.100 e nei primi tre mesi dell’anno sono stati prodotte appena 2.916 autovetture tra Alfa Romeo Giulia, Alfa Romeo Stelvio e Maserati Grecale. Numeri tragici, ancor più bassi del già drammatico 2025, rispetto al quale i volumi sono diminuiti del 37%.

Lo spettro della cessione ai cinesi

Inevitabile, visto che i tre modelli assegnati risalgono all’epoca Marchionne (le due Alfa) o sono così cari da rappresentare una nicchia di una nicchia di mercato (il Grecale). Un quadro di fronte al quale lo spettro è quello di essere la prima fabbrica italiana ex Fiat a finire nelle mani di un costruttore straniero rompendo un monopolio produttivo, fuori dal lusso, che dura da un secolo. Da oltre un mese, infatti, Stellantis è al centro di voci riguardo alla possibilità di co-gestire o cedere i suoi impianti nel tentativo di alleggerire i costi in Europa e, al contempo, risolvere il problema della sovraccapacità produttiva. Il dialogo è fitto con Dongfeng ma interlocuzioni sono in corso anche con Xiaomi e Xpeng.

E Stellantis non smentisce

Il gruppo franco-italiano guidato da Antonio Filosa non ha mai smentito la possibilità che Cassino rientri tra le fabbriche interessate dalla ristrutturazione. Non lo ha fatto né a marzo quando l’ipotesi era stata avanzata da Ilfattoquotidiano.it né la scorsa settimana quando Bloomberg ha inserito il sito tra il poker da “cedere” in caso di avvio della partnership con Dongfeng insieme a Rennes, Madrid e un quarto tedesco. Si è solo limitata a parlare di “normali interlocuzioni” con altri costruttori. Intanto l’incertezza regna, la crisi sta unendo imprenditori e operai e la scadenza degli ammortizzatori sociali si avvicina.

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