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Chi fa lavori gravosi può andare in pensione prima. Ma la domanda va presentata entro il 1° maggio

L'Inps ha aperto la finestra per l'uscita anticipata dedicata a chi svolge attività particolarmente faticose e pesanti e maturerà i requisiti nel corso del 2027. Ecco quali mansioni bisogna aver svolto e gli altri requisiti
Chi fa lavori gravosi può andare in pensione prima. Ma la domanda va presentata entro il 1° maggio
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Mentre il dibattito politico sulla previdenza resta spesso incagliato in promesse elettorali, la macchina burocratica dell’Inps prosegue il suo iter tecnico e traccia la rotta per migliaia di lavoratori impegnati in mansioni gravose. Con il messaggio n. 1188 del 2 aprile 2026, l’istituto di previdenza ha ufficialmente aperto la finestra per l’accesso alla pensione anticipata dedicata a chi svolge attività particolarmente faticose e pesanti e maturerà i requisiti nel corso del 2027. Per questa platea di lavoratori la burocrazia impone un cronoprogramma rigido. Il messaggio è chiaro nel sancire che chi intende smettere di lavorare l’anno prossimo deve muoversi ora, poiché la scadenza per la presentazione della domanda di riconoscimento è fissata al 1° maggio 2026.

La platea degli aventi diritto e le mansioni riconosciute

L’Istituto riepiloga con precisione le categorie che possono beneficiare del regime agevolato previsto dal decreto legislativo n. 67/2011. La platea comprende innanzitutto i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti come chi opera in galleria, cava o miniera, i palombari, i lavoratori esposti ad alte temperature o impegnati in spazi ristretti e gli addetti alla rimozione dell’amianto. A questi si aggiungono i lavoratori notturni, i conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo con capienza non inferiore a nove posti e gli addetti alla cosiddetta linea catena. Questi ultimi sono i lavoratori impiegati in settori specifici, dalla produzione di veicoli a quella di calzature o mobili, all’interno di processi produttivi in serie con ritmi determinati da misurazioni dei tempi e delle sequenze.

I requisiti tecnici: il complesso gioco delle Quote

Per il 2027, il messaggio 1188 conferma l’architettura delle quote, che sommano l’età anagrafica e l’anzianità contributiva. Grazie al blocco degli adeguamenti alla speranza di vita, i parametri restano stabili ma differenziati in base alla tipologia di impiego.

Per la generalità dei lavoratori dipendenti, il requisito base prevede la maturazione di un’età minima di 61 anni e 7 mesi unitamente a un’anzianità contributiva di almeno 35 anni, portando al raggiungimento della cosiddetta Quota 97,6. La situazione cambia per i lavoratori autonomi che svolgono attività usuranti, per i quali i requisiti salgono a 62 anni e 7 mesi di età e una quota minima di 98,6.

Il labirinto dei turnisti notturni

Un capitolo a parte è dedicato ai lavoratori notturni, dove il messaggio Inps entra nel dettaglio dei giorni di lavoro annui per definire la soglia di accesso. Chi svolge almeno 78 notti l’anno rientra nel regime standard di Quota 97,6. Tuttavia, se il numero di notti prestate scende in una fascia compresa tra 72 e 77 l’anno, la soglia di uscita si alza, richiedendo un’età di almeno 62 anni e 7 mesi e il raggiungimento della Quota 98,6. La situazione diventa ancora più stringente per chi effettua tra le 64 e le 71 notti annue: in questo caso serve un’età minima di 63 anni e 7 mesi per centrare la Quota 99,6.

La scure dei ritardi e lo slittamento della pensione

Uno dei punti più critici del provvedimento riguarda le conseguenze per chi manca la scadenza del 1° maggio 2026. L’Inps non preclude il diritto in assoluto, ma applica una sanzione sulla decorrenza del trattamento pensionistico, il che si traduce in uno slittamento forzato dell’assegno.

In caso di presentazione tardiva, la pensione viene differita di un mese per un ritardo della presentazione pari o inferiore a trenta giorni. Lo slittamento sale a due mesi per un ritardo superiore a un mese e inferiore a tre, fino ad arrivare a tre mesi di differimento per chi presenta la domanda con oltre tre mesi di ritardo rispetto alla scadenza prefissata.

Documentazione e onere della prova

L’Istituto specifica inoltre che la domanda deve essere corredata dal modulo AP45 e da tutta la documentazione probatoria necessaria per superare il vaglio istruttorio. Per gli addetti alla linea catena o i conducenti, sono fondamentali i prospetti dei turni, gli ordini di servizio o le certificazioni aziendali che attestino la natura della mansione. È importante ricordare che l’attività usurante deve essere stata svolta per almeno sette anni negli ultimi dieci di vita lavorativa, oppure per almeno metà dell’intera carriera. Una volta ricevuta la documentazione, l’Inps effettuerà un’istruttoria che potrà concludersi con un accertamento positivo, indicando la prima decorrenza utile, oppure con un accoglimento con riserva qualora i requisiti debbano ancora essere perfezionati nel corso del 2027. Nei casi di mancanza dei presupposti, si procederà al rigetto della domanda.

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